Pubblicato in: mondadori, recensioni

Recensione “Sotto la porta dei sussurri” – T. J. Klune

Titolo: Sotto la porta dei sussurri
Autore: T. J. Klune
Genere: Paranormal, Fantasmi
Casa Editrice: Mondadori Oscarvault
Prezzo: 9,99€
Link all’acquisto: Sotto la porta dei sussurri

SINOSSI

Quando un mietitore va a prenderlo al suo stesso funerale, Wallace comincia a sospettare di essere morto.
E quando Hugo, il proprietario di una singolare sala da tè, si offre di aiutarlo ad “attraversare”, Wallace capisce che, sì, deve proprio essere morto.
Ma Wallace non si rassegna ad abbandonare una vita che sente di avere a malapena attraversato ed è deciso a vivere fino in fondo anche un piccolo scampolo, anche una breve parentesi di esistenza che, se vissuta pienamente, può farsi intera.

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Alla prima tazza di tè, siamo due estranei.
Alla seconda tazza di tè, sei mio gradito ospite.
Alla terza tazza di tè, siamo una famiglia.

Wallace Price è un avvocato ed è… poco simpatico, se così vogliamo dire. Tratta tutti con freddezza, credendo di avere la verità in tasca e la ragione sempre dalla sua parte. Lo dimostra il modo in cui tratta una dipendente di lunga data del suo studio, che per un singolo errore viene licenziata senza esitazione, suscitando in lui a malapena un fastidio per il contrattempo. Wallace non è un uomo empatico. Non è un uomo amorevole, né disposto a sentire altro che non sia quello che vuole.
Eppure quando, appena due giorni dopo, Wallace muore e un mietitore dall’aspetto insolito viene a prelevarlo al suo stesso funerale, l’integerrimo avvocato si renderà conto che c’è molto di più della sua vita ordinaria e che varcare le porta del Passaggio di Caronte, Sala da Tè e Dolcetti è molto più che proseguire nella sua strada verso l’Aldilà. È una porta. Un viaggio. Un passaggio da una vita a un’altra.

«Ho scelta?»
«Nella vita? Sempre.»
«E nella morte?»
«Qui è un po’ più… regolamentato. Ma per il tuo bene. Te lo assicuro.»

Sì, perché è questo che è questo libro: un viaggio. Si celebra la vita, ma al contempo si celebra anche la morte. Si mostra che la morte non è una fine, ma un nuovo inizio. Una nuova “fase della vita”, come diceva qualcuno di ben più acculturato di me. Un fluttuare da quello che si era e si conosceva a qualcosa di completamente inaspettato ma non per questo per forza di cose spaventoso.

«La morte non è la fine di tutto, Wallace. È una fine, certamente, ma che prepara per un nuovo inizio.»

Il viaggio che compie Wallace mentre è morto è, di fatti, molto più significativo di tutto quello che ha fatto in vita. Triste? Forse. Ma la verità è che solo quando esce dalla sua routine e mette in dubbio le sue convinzioni, che Wallace capisce quanto altro c’è e quanti altri sentimenti si è impedito di provare, convinto com’era ad ancorarsi dietro a convinzioni e atteggiamenti che ormai aveva dato per scontato.

«Non sei vivo, Wallace. Ma esisti ancora.»

Il viaggio di Wallace nella sala da tè di Hugo Freeman, il suo traghettatore, è un qualcosa che rimescolerà completamente le carte in tavola. Un qualcosa che gli farà capire che, se imparerà ad ascoltare se stesso in primis, ma anche tutti gli altri, si renderà conto che nella vita c’è di più e che quel di più magari è proprio a portata di braccio.

Magari lo era stato davvero. Importante. Non certo per il pianeta, e nemmeno per la gente, ma lì, in quel luogo? Per Hugo e Mei e Apollo e Nelson? Sì, pensò, forse lì qualcosa contava; era una bella lezione sull’inaspettato. E non era proprio quello il punto? La grande risposta al mistero della vita? Godersi appieno ciò che si ha finché lo si ha, nel bene e nel male, le cose belle e le cose brutte.
Wallace non si era mai sentito vivo come da morto.

Ovviamente Wallace non è solo, in questa avventura.
C’è Mei, una giovane ragazza asiatica che è un po’ umana e un po’ no, che minaccia chiunque voglia prendersela con la sua famiglia e che è sensibile ma anche forte.
C’è Apollo, un cane-fantasma che ha vissuto con Hugo poco tempo ma quel poco è stato così significativo che non ha più voluto lasciarlo; che ama inseguire scoiattoli che neanche lo vedono e rimanere sdraiato pancia all’aria davanti al fuoco in attesa che qualcuno gli gratti la pancia; che difende la sua famiglia di fronte a tutto e tutti, senza mai tirarsi indietro.
C’è Nelson, il nonno-fantasma di Hugo, che è un vecchietto divertente e astuto, capace di cogliere il buono anche dalle piccole cose. Che è rimasto al fianco del nipote perché non vuole che rimanga solo, a vivere il suo lutto senza nessuno accanto che possa sorreggerlo.
E infine, ovviamente, c’è Hugo, che è molto più di un traghettatore o del proprietario di una sala da tè. Hugo è luce e speranza e silenzi e parole. Hugo è tanto e poco insieme ed è la sua straordinaria umanità a renderlo così profondamente giusto per Wallace e per il lavoro complicato e delicato che ha scelto di fare.

Senza pensarci, Wallace gli si avvicinò di nuovo, voleva dargli conforto. La sua mano passò attraverso la spalla di Hugo.
Si ritrasse, una smorfia addolorata sul volto. «Non sono veramente qui,» sussurrò.
«Invece sì, Wallace.»

L’umanità di questi personaggi, delle pagine stesse di questa storia, è un qualcosa di inaspettato e al contempo sperato, conoscendo da tantissimo tempo la penna di T. J. Klune.
Apprezzo sin da tempo immemore i suoi lavori, che sanno essere così profondamente diversi l’uno dall’altro, e a volte sanno anche essere più seri, come questo, senza perdere quei momenti di ilarità, come lampi di luce nel buio.
Il talento incredibile di questo prolifico autore è che sa spaziare in tantissimi argomenti e generi e riuscire a regalare comunque storie convincenti e ricche di significato.

L’onestà era un’arma. Poteva essere usata per pugnalare e spargere sangue. Wallace lo sapeva, le sue mani erano già insanguinate. Ma adesso le cose stavano diversamente. Aveva rivolto l’arma contro se stesso, trasformandosi in carne viva e terminazioni nervose esposte.
Forse fu per questo che disse: «Avrei voluto incontrarti prima. Non qualcuno simile a te. Avrei voluto incontrare proprio te.»

Questo libro, come dice espressamente Klune nei Ringraziamenti ma anche come si evince dalla Dedica, è profondamente personale. Per chi, come me, conosce questo autore da anni, già dalla Dedica poco fa citata, comprende l’importanza e l’impatto che scrivere questo libro ha avuto sull’autore. Il libro, infatti, è dedicato a Eric, che altri non era che Eric Arvin, a sua volta un autore scomparso troppo presto a causa di una crudele malattia. T. J. Klune lo amava e quell’amore si legge in ogni riga, in ogni pagina, così come il dolore della sua perdita e la volontà di trovare un nuovo modo per vivere.
Quando perdiamo una persona che abbiamo amato non siamo più gli stessi, ma sta a noi stabilire cosa fare di quel dolore e come trasformarlo, magari in qualcosa di positivo, per quanto possibile.

«Non è mai abbastanza, vero? Il tempo. Pensiamo sempre di averne un sacco, ma per quello che conta davvero non è mai abbastanza.»

Questo libro ha come tema centrale la morte, ma al contempo è come se parlasse solo di vita, ed è impossibile non apprezzarlo esattamente per quello che è: un incoraggiamento a viverla al massimo e a rendere ogni nostro giorno degno di essere vissuto.

«Se passiamo tutto il tempo a preoccuparci per le piccole cose, rischiamo di perdere di vista quelle grandi.»

4.5
Pubblicato in: articoli, lux lab, mondadori, neo edizioni, quixote edizioni, self publishing, triskell edizioni

Must Read 2021: le migliori letture del blog

Per concludere l’anno in bellezza, abbiamo pensato di chiamare a raccolta tutto lo staff e creare per ognuna delle nostre ragazze, una top 3 dei migliori libri recensiti per il blog quest’anno; quelli che ci sono rimasti nel cuore in modo speciale e che ci hanno emozionato profondamente, a volte fino alle lacrime.
Queste sono le nostre classifiche.
Anche voi ne avete amato qualcuno di questi? Fateci sapere nei commenti!

LADY MARMELADE

EVELYNE

SLANIF

ADELESH

HIKARU

TFPEEL

Al 2022 con le nuove letture e le nostre recensioni.
Vi ricordiamo che potete trovarci anche sulla nostra Pagina FacebookInstagramTwitter e ovviamente Goodreads!

Pubblicato in: recensioni, recensioni in anteprima, triskell edizioni

Recensione in anteprima “Brothersong” – T. J. Klune

Titolo: Brothersong: il canto dei fratelli
Autore: T. J. Klune
Serie: Green Creek #4
Genere: Mutaforma, Paranormal, Maghi/Stregoni
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 5,99€
Link all’acquisto: Brothersong: il canto dei fratelli

SINOSSI

Tra le rovine di Caswell, nel Maine, Carter Bennett ha appreso la verità di ciò che aveva avuto davanti agli occhi per tutto il tempo. E poi esso – lui – non c’era più.
Alla ricerca disperata di risposte, Carter si mette in cammino, abbandonando la famiglia e la sicurezza del suo branco, tutto in nome di un uomo che conosce soltanto come un lupo selvatico. Ma è lì che risiede il pericolo: i lupi sono branchi di animali, e più Carter resterà da solo, più la sua mente scivolerà verso la voragine infinita della follia degli Omega.
Ma insiste, seguendo le tracce lasciate da Gavin.
Gavin, il figlio di Robert Livingstone. Il fratellastro di Gordo Livingstone.
Ciò che Carter trova cambierà per sempre la vita dei lupi. Perché la storia di Gavin con il branco dei Bennett va ancora più indietro di quanto si possa immaginare, un segreto tenuto nascosto dal padre di Carter, Thomas Bennett.
E la conoscenza ha un prezzo: i peccati dei padri adesso ricadono sulle spalle dei figli.

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Ultimo volume della serie, “Brothersong” mette fine a una serie molto apprezzata di T. J. Klune.
Ammetto di aver iniziato questa lettura con molte aspettative. È stata sin da subito una delle mie serie preferite, perché racchiudeva tutto ciò che ho sempre cercato in un libro. L’autore è addirittura riuscito a mantenere un certo livello nella narrazione e si nota davvero molto l’attenzione ai dettagli. Ogni minima cosa è descritta, presentata, mostrata. Questa è una caratteristica della sua scrittura che ho amato e ritrovato in altri suoi scritti.
Leggere dal punto di vista di Carter è stato diverso rispetto ai precedenti. Innanzitutto leggiamo per la prima volta dal punto di vista di un Bennett, dettaglio da non trascurare. Ox, Gordo e Robbie erano stati magnifici, ma qui possiamo leggere di eventi nuovi a noi sconosciuti, perché i Bennett sono esistiti prima di Ox e Robbie e lontano da Gordo.
Ho apprezzato moltissimo la scelta dell’autore di utilizzare il suo punto di vista. Ovviamente Gavin non avrebbe potuto dare un quadro completo, perché il suo passato glielo impedisce, ma c’era sempre la possibilità di inserire un nuovo punto di vista. Klune ha invece scelto la strada più difficile, perché descrivere un finale così complesso da un unico punto di vista non deve essere stato semplice.
Questo è stato forse il pregio più grande di questa lettura, ma in qualche modo ha rappresentato anche un ostacolo. Chi ha già letto i tre volumi precedenti sa che lo stile utilizzato per questa serie è ridondante. Il pensiero dei lupi si sovrappone a quello delle loro metà umane e questo crea una narrazione che non avevo ancora mai incontrato. Rende tutto più articolato ma anche originale e incredibile.
Se negli altri questa era una caratteristica importante, qui lo è ancora di più. Stiamo parlando del gran finale, la battaglia che chiude un cerchio iniziato decine di anni prima. Una conclusione che tanti lettori non vedono l’ora di scoprire.
Sono rimasta piuttosto soddisfatta di ciò che ho letto, specialmente se penso a quanto sia stato difficile mantenere la complessità iniziale e un interesse così alto nei lettori.
Mi è dispiaciuto però notare un aspetto che prima avevo solo percepito, ma che qui ho sentito fin troppo spesso. Le informazioni sono davvero tante e a volte vengono ripetute, altre volte addirittura descritte nuovamente. A essere ridondanti sono diventate le informazioni e non solo la narrazione (che continuo ad amare per la sua particolarità). Ciò non accade spesso, fortunatamente, ma abbastanza da fare notare la differenza.
Questo ha comportato un altro problema, per il quale mi sono dispiaciuta ancora di più: leggendo il finale ho avuto per la prima volta la sensazione che l’autore abbia inserito qualcosa che non “chiude” come dovrebbe la serie. Non pensate abbia lasciato in sospeso cose importanti o che in qualche modo la storia sia influenzata da questo. Semplicemente mi sono ritrovata a dover leggere di nuovo alcune informazioni e nonostante questo non capire come mai abbia scelto di presentarle in un determinato modo e non dare magari un messaggio più chiaro.
Fortunatamente ciò avviene solo in un punto finale, che non inficia affatto la bellezza della storia di Carter e Gavin. Ho amato il maggiore dei Bennett, ma Gavin mi è entrato nel cuore. Lui, con i suoi maglioni rosa e quella schiettezza unica di chi sa cosa vuole… Mi ha stupito molto. Vederlo in forma di lupo era stato dolce e intrigante, ma conoscere il vero Gavin è tutta un’altra cosa. Grazie a lui ho apprezzato molto personaggi che erano stati messi un po’ da parte come Chris, Tanner e Rico. La migliore, però, è stata senza dubbio Elizabeth. Avevo già apprezzato la “regina” prima d’ora, ma in questo volume mi ha commosso. La sua empatia è superiore persino a quella dei figli, è una di quelle figure che va avanti nella storia accompagnando il lettore, portandolo davanti a Gavin con una consapevolezza diversa.
L’evoluzione di Gavin mi ha sorpresa. Sapevo che Carter sarebbe stato bello e che sarebbe cresciuto molto, ma non mi aspettavo di provare emozioni così forti per un personaggio comparso successivamente e con un carattere così particolare. È stato bello vederlo sbocciare e brillare.
Anche se con qualche pecca, questo ultimo volume ha segnato una fine importante, unendo tra loro tutti i personaggi (vecchi e nuovi) in un unico cerchio.
È una serie che merita di essere letta, perché mostra sfumature diverse di un genere che spesso viene sottovalutato.

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La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

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Recensione in anteprima “Dimmi per ch3 combattiamo” – T. J. Klune

Titolo: Dimmi per ch3 combattiamo
Autore: T. J. Klune
Serie: A prima vista #4
Genere: Contemporaneo, Crossdressing, Gap Generazionale, Scolastico
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 5,99€
Link all’acquisto: Dimmi per ch3 combattiamo

SINOSSI

Credete nell’amore a prima vista? Corey/Kori Ellis non ci crede. Tutti i suoi amici si sono ormai felicemente accasati, ma lǝi ha altro a cui pensare. L’amore può attendere, quello che conta al momento è riuscire a sopravvivere allo stage che anticipa la sua laurea. Ma allora perché non riesce a togliersi il suo ex-professore Jeremy Olsen dalla testa? E se la sua non fosse solo ammirazione nei confronti di una mente brillante e appassionata?
Qualunque sia il motivo di quella specie di infatuazione, tuttavia, non c’è niente che Corey/Kori possa fare se non rassegnarsi. Peccato che lo stage di cui sopra lǝ vedrà lavorare alla Phoenix House, un centro giovanile LGBTQI che ha da poco assunto un nuovo direttore; e siccome la vita a volte si diverte a farci lo sgambetto, il caso vuole che detto nuovo direttore altri non sia che un ben noto ex-professore.
Dispostǝ a fare di tutto pur di riuscire a mantenere i rapporti tra loro su un piano strettamente professionale, Corey/Kori commette un errore madornale: chiede aiuto agli amici Sanford Stewart e Paul Auster, che però tendono, come al solito, a fare un po’ di testa loro.

Ambientato durante l’estate del 2016, Dimmi per chз combattiamo è una celebrazione della vita queer e di chi decide di restare fedele a se stessǝ. A qualunque costo.

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Eccoci dunque a parlare dell’ultimo volume di questa serie, che chiude un cerchio e che finalmente possiamo leggere in italiano dopo che i primi due volumi hanno vissuto così tante vicissitudini.

«Io ti vedo. Vedo tutto ciò che sei, e vedo tutto ciò che non sei.»

Questa è la storia di Corey Ellis, che abbiamo visto non solo in “La Drag Queen e il Re degli Homo Pomp” e “Finché non sei arrivato tu”, ma che è anche una figura di spicco nella serie “Un insolito triangolo”, in una sorta di crossover tra le serie che non è mai invadente, ma comunque evidente.
Ha ventitré anni ed è ancora uno studente. Non sa bene cosa vuole fare nella vita, ma intanto sa che vuole fare lo stage alla Phoenix House, il centro d’aggregazione per giovani LGBTQ+ di Tucson, dove vive. Non solo per farlo finire nel curriculum, ma perché pensa che la sua identità Bigender potrebbe essere di aiuto per quei ragazzi, dimostrando che capisce davvero cosa stanno passando tra ricerca di sé e bullismo.
Corey, infatti, non è sempre Corey. A volte è anche Kori, una bellissima ragazza che molti pensano sia il suo “scudo” (a volte lo fa lui stesso), ma che semplicemente è l’altra faccia della sua medaglia. Infatti, Corey è Kori e Kori è Corey, senza distinzione. Semplicemente, a volte ha voglia di essere un ragazzo e a volte una ragazza, senza tenere alcun conto del sesso di origine.
Quindi, Corey comincia questo stage. Ha già parlato con Marina, la responsabile, e fatto un giro nella struttura. Conosce anche il Direttore, o almeno crede, perché quando arriva Marina gli dice che le cose non sono rimasta tutte tutte uguali, e che il Direttore è cambiato. Ovviamente glielo presenta e come volete che ci rimanga quando scopre che il Direttore provvisorio del centro è Jeremy Olsen, il suo ex professore e figlio di Robert, nuovo compagno di Charlie, che lui considera un nonno? Nessuno dei due riesce a credere ai loro occhi, ma sono costretti a fare i conti con la cosa, visto che per tutta l’estate quella sarà la nuova dinamica tra loro.
Tutto molto semplice, se Corey non avesse una cotta spaventosa per l’uomo.
Jeremy ha trentasei anni, è – appunto – un professore all’università e si è offerto di sostituire un amico nel ruolo di Direttore come favore personale. È anche sexy e incredibilmente gentile, possiede una jeep di un giallo imbarazzante (o color “raggio di sole”, come lo chiama lui) e dei gusti musicali ancora peggiori. Cosa di cui Corey/Kori, per sua grande disperazione, si renderà conto presto, visto che senza capire come, finirà per andare e venire da lavoro in macchina con lui.

«È la provvidenza, credo. Sono convinto che le persone arrivino nelle nostre vite proprio quando serve. Magari all’inizio non ce ne rendiamo conto, ma piano piano lo comprendiamo.»

Non voglio raccontarvi altro della storia, perché come in tutti i libri di T. J. Klune ci sono tantissime cose e tantissime scene, quindi diciamo che questo è l’incipit da cui parte la loro storia d’amore e le vicissitudini che vivono da quel momento fino a riuscire a stare insieme una volta per tutte.
Certo non sarà facile, vista la posizione di Jeremy (prima professore e poi capo di Corey) e il carattere volitivo di Corey/Kori, che si fa prendere dal panico più spesso di quando effettivamente riesce a ragionare di fronte al suo ex insegnante, non aiuta il tutto, dimostrando quanto profondamente questi personaggi siano diversi.

«Così è la vita. Se non riesci a ridere di quello che sei e fai, che senso ha vivere? E anche se le cose non dovessero andare come speriamo, almeno potremo dire di averci provato. Bisogna sempre provarci, Corey, perché se fai del tuo meglio e dai tutto quello che hai, pi potrai guardarti indietro con sguardo sereno e affrontare quello che verrà, indipendentemente dai risultati.»

Jeremy calmo, gentile, dolce, quasi troppo a volte, risultando in alcuni momenti fin troppo tranquillo. Corey/Kori  mi è invece sembrato più in stile Paul (protagonista del primo volume: “Dimmi che è vero”) e Sandy (protagonista del secondo volume), ma senza avere il loro mordente e la loro verve comica.
Sì, perché nonostante ci siano due o tre scene esilaranti, onestamente non mi sono morta dal ridere come negli altri volumi; e anche se anche questo romanzo è sopra le righe, pieno di paillettes, lustrini e gente sboccata che si vuole bene in maniera assoluta, non ho ritrovato tra le sue pagine lo stesso trasporto nel leggerlo che ho provato le altre volte. Alcune scene, anzi, mi sono sembrate un po’ lente. Alcune dinamiche, poi, sono fin troppo simili a quelle dei primi due volumi e nemmeno questo ha aiutato a far assumere il giusto mordente a questi due protagonisti.
Non ho apprezzato molto nemmeno che ci fossero personaggi della vita reale (nostra) inseriti nel libro. Questo è un limite mio, me ne rendo conto, ma quando leggo un romanzo Romance non voglio che la vita reale ci si infili dentro, perché per me è uno staccare dalla realtà e godermi una bella storia. Se l’autore avesse inserito un personaggi inventato – magari pure fortemente ispirato – al politico citato nel romanzo, non mi avrebbe dato alcun fastidio. Una sorta di altro Andrew Taylor, per intenderci. Ma vedere la realtà valicare le pagine di un mondo fantastico… Non lo so, non mi ha convinta. E, ripeto, non per il discorso politico di per sé (tra le mie letture preferite in assoluto c’è la serie “The Executive Office” di Tal Bauer, e se non è “politica” quella, visto che il protagonista è niente pò-pò di meno che il Presidente degli Stati Uniti d’America!), ma per la presenza di un personaggio “vero” in un mondo fittizio.
Ho invece apprezzato molto la storia parallela di Charlie e Robert, che con due caratteri diversissimi ma la saggezza che deriva dall’età, ci regalano una storia piena di speranza sul riuscire a trovare l’amore anche se non più giovanissimi.
Un romanzo, dunque, scritto bene come è nello stile dell’autore, ma che personalmente non mi ha conquistata molto. Il voto, infatti, è basato più che altro sullo stile, la fantasia per le dinamiche e in generale perché non sarebbe il caso paragonare questo romanzo ad altri a cui ho dato voti più bassi, ma è abbastanza stiracchiato.
Ciò non toglie che ne consiglio assolutamente la lettura a tutti quelli che hanno amato i volumi precedenti per vedere – come dicevo all’inizio della recensione – la chiusura del cerchio delle loro storie. Sì, perché ovviamente anche tutti gli altri – Sandy, Darren, Paul, Vince, Matty, Larry, Nana, Rotelle e Johnny Deep – sono assolutamente presenti e lì per aiutare Jeremy e Corey/Kori a trovare la felicità.

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La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

Pubblicato in: mondadori, recensioni

Recensione “La casa sul mare celeste” – T. J. Klune

Titolo: La casa sul mare celeste
Autore: T. J. Klune
Genere: Fantasy, Paranormal, Diavoli, Fate, Gnomi, Mutaforma
Casa Editrice: Mondadori Oscarvault
Prezzo: 9,99€
Link all’acquisto: La casa sul mare celeste

SINOSSI

Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile. Il compito che esegue con scrupolosa professionalità è assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli “normali”, siano ben accuditi. La vita di Linus è decisamente tranquilla, per non dire monotona: vive in una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile.
Tutto cambia quando, inaspettatamente, viene convocato nell’ufficio della Suprema Dirigenza. È stato scelto per un compito inconsueto e top secret: dovrà recarsi su un’isola remota, Marsyas, e stabilire se l’orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto.
Appena mette piede sull’isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato. Il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è però Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto.
Un’incantevole storia d’amore ambientata in una realtà fantastica, meravigliosamente narrata, su cosa significhi accorgersi che, a volte, si può scegliere la vita che si vuole. E, se si è abbastanza fortunati, magari quella vita ci sceglie a sua volta.

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«Non vorresti essere qui?»

Non so bene da dove partire per parlare di questo libro, l’ennesimo di T. J. Klune che leggo e che ho amato.
Ormai, suppongo di aver recuperato tutto quello che questo talentuoso autore ha portato in Italia e non potevo certo farmi sfuggire l’occasione di leggere questo romanzo, che aspettavo da tantissimo tempo e che mi aveva “ispirata” già solo guardandone la meravigliosa copertina, che sono felicissima la Oscarvault abbia deciso di mantenere come l’originale.

«Io temo di non essere per niente magico.»
«Ti sbagli, signor Baker. Arthur mi ha spiegato che può esserci della magia anche nella normalità.»

Questo non è un romanzo comune.
È un Fantasy, ma al contempo definirlo così sarebbe piuttosto riduttivo.
Sì, perché in queste pagine non ci sono solo creature umane e fantastiche, ma soprattutto un grande insegnamento: combattere il pregiudizio. Combattere il timore che, anche se qualcosa ci appare diverso e ci è stato insegnato ad averne paura, se si racimola abbastanza voglia di andare oltre la facciata, forse potremmo scoprire un mondo inaspettato e pieno di meraviglia.

«Molto spesso le cose che temiamo di più sono quelle che dovremmo temere di meno. È irrazionale, ma è ciò che ci rende umani. E una volta che siamo in grado di combattere quelle paure, non c’è nulla che non possiamo fare.»

È la lezione che apprende, pagina dopo pagina, il nostro protagonista: Linus Baker.
Linus è un personaggio particolare. Se all’inizio appariva rigido, schematizzato, con i paraocchi e, fondamentalmente, monocorde; più si prosegue con la lettura e più lo si vede sbocciare. Da una singola nota stonata, lentamente sempre più strumenti si aggiungono all’orchestra fino a creare una melodia degna del più grande dei compositori.

«Ovvio che sono io. Chi altri dovrei essere?»

Ad aiutarlo a fare ciò, come accennato, ci pensano tutti gli abitati dell’Orfanotrofio di Masyas, arroccato sull’omonima, sperduta, isola.
Ci penserà Zoe Chapelwhite, la guardiana dell’Isola e tuttofare della casa, che si occupa dei sei bambini che la abitano con amore e devozione, sapendo essere una leonessa che difende i suoi cuccioli quando ce n’è bisogno.
Ci penseranno dunque tutti i bambini, che non vi dirò “cosa” sono, quali poteri hanno, perché non è davvero importanti. La cosa che importa sapere è che Talia è un’eccellente giardiniera, con una passione per gli attrezzi da giardino (in special modo le vanghe), una lingua lunga e un cuore buono; che Phee ha i capelli rossi come il fuoco, un coraggio incredibile e la capacità di sentire anche quello che agli altri non riescono neppure a percepire; che Theodore è dolce e di sentimenti, capace di conservare come un tesoro anche una cosa che agli altri pare una cianfrusaglia senza valore; che Chauncey ha un cuore buono, un’affabilità sorprendente e un’indiscussa propensione a prendersi cura degli altri con trasporto e solerzia; che Sal è stato ferito tanto e tanto a lungo, ma che grazie alla vicinanza delle persone che credono in lui, è capace di guardarsi dentro e guarire, regalando al mondo il suo grande talento per la scrittura; e infine che Lucy, per quanto possa essere a volte differente sotto tutti i punti di vista dagli altri bambini, in realtà è semplicemente un seienne che ha bisogno che qualcuno creda in lui e nella bontà del suo cuore.
E infine, ma non per importanza, c’è il direttore dell’Orfanotrofio: Arthur Parnassus, che è completamente diverso da come me l’aspettavo e che sono stata incapace di non amare sin dal primo momento. Saranno stati i calzini sempre troppo corti che mostrano i calzini dai colori sgargianti? Sarà il sorriso affabile? Lo spirito sempre positivo? L’incredibilmente rara capacità di vedere sempre il buono nelle persone? Non lo so con certezza, ma so per certo che Arthur Parnassus è uno dei personaggi creati da Klune che ho amato di più.

«Lo so» tagliò corto Talia. «Mi è già successo. È brutto, ma non è niente che non abbia già visto. Però fa ridere, no?»
Linus, che non ci trovata proprio nulla di divertente, disse: «Che cosa?»
«Che anche quando non sembra, in realtà c’è tanta speranza.»
Rimase a bocca aperta. «In che senso?»
«La bambina. Non aveva paura di me. È stata gentile. Non le importava del mio aspetto. Il che significa che pensa con la sua testa. Magari la signora le dirà che sono cattiva. Magari lei ci crederà. Ma magari no. Arthur una volta mi ha detto che, per cambiare la mentalità delle masse, bisogna cominciare cambiando la mentalità dei singoli. Lei è solo una persona. Ma lo stesso vale per la signora.»

Un romanzo, dunque, che è un crescendo e una lezione e che ci regala personaggi diversissimi tra loro ma che sanno rimanerci nel cuore.
Un libro imperdibile sia per chi ama questo autore, sia per chi non lo conosce e anche per coloro che vogliono approcciarsi alla letteratura LGBTQ+, in quanto la storia d’amore è dolce ma casta e basata su fatti concreti e non semplice attrazione fisica come spesso avviene nel Romance.

«Non è giusto» proseguì lui, con lo sguardo perso nel nulla. «Come si comporta certa gente. Ma finché ricorderai di essere onesto e gentile e come so che sei, ciò che quella gente pensa di te alla lunga sarà irrilevante. L’odio fa molto rumore, ma ti accorgerai che è solo perché le persone che gridano sono poche e vogliono disperatamente farsi sentire. Magari non riuscirai a fargli cambiare idea, ma se tieni a mente che non sei solo, vincerai tu.»

Perciò: mi sento di consigliarlo? Assolutamente sì. Anzi, mi sto chiedendo che ci fate ancora qui a leggere la mia recensione sperticante di lodi invece che correre in libreria ad acquistarlo!

4.5

La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

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Recensione in anteprima “Heartsong” – T. J. Klune

Titolo: Heartsong: il canto del cuore
Autore: T. J. Klune
Serie: Green Creek #3
Genere: Mutaforma, Paranormal, Maghi
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 5,99€
Link all’acquisto: Heartsong: il canto del cuore

SINOSSI

Tutto quello che Robbie Fontaine ha sempre voluto è un posto da considerare casa. Dopo la morte della madre passa da un branco all’altro, formando legami provvisori per evitare di diventare selvaggio. Gli basta… finché il presidio dei lupi a Caswell, nel Maine, non lo convoca.
La vita da braccio destro di Michelle Hughes, il capo di tutti gli Alfa, e l’amicizia preziosa di un vecchio stregone insegnano a Robbie che cosa significhi fare parte di un branco, avere una casa.
Ma quando Michelle lo invia in una missione sul campo, Robbie si ritrova a mettere in discussione da dove viene e tutto quello che gli hanno raccontato. Girano voci di lupi traditori e magia selvaggia, ma chi sono i traditori e chi il tradito?
Cosa più importante, Robbie ha un bisogno disperato di risposte, perché uno dei presunti traditori è Kelly Bennett… il lupo che potrebbe essere il suo compagno.
La verità ha un modo tutto suo di venire allo scoperto. E quando succede, tutto si disintegra.

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Oggi vi parlo in anteprima di “Heartsong” di Klune, una lettura che sono sicura in molti starete aspettando. Ero davvero curiosa di leggere cosa avesse creato l’autore per riuscire a stupirci ancora. Dopo Ox e Joe e Gordo e Mark non credevo fosse possibile riuscire a sorprendermi più di quanto non fosse già accaduto. Kelly e Robbie sono due personaggi che conosciamo già, pensiamo di conoscere tutto di loro, ma Klune è riuscito a ribaltare completamente la storia.
Nella parte iniziale mi sono sentita come sulle montagne russe. Tentavo di indovinare cosa fosse accaduto, di quale momento si stesse parlando, ma niente sembra poter essere corretto. Alla fine ho deciso di farmi trasportare e non provare a seguire una linea precisa. È stata la scelta giusta, perché mi sono trovata ad un punto in cui riuscire a interrompere la lettura o rallentare sembrava impossibile. Raccontare dal punto di vista di Robbie credo sia stata una mossa ragionata e sicuramente vincente. Questo personaggio aveva ancora molto da dare e rivederlo di nuovo alle prese con le proprie decisioni è stato devastante e commovente al tempo stesso.
È una storia d’amore a cottura lenta, e probabilmente molti avrebbero voluto che i due si fossero uniti in modo diverso, ma io credo che questo aspetto non abbia fatto altro che rendere perfetto il loro legame. Hanno un passato totalmente diverso dagli altri personaggi, ma che li rende unici e che ha rafforzato entrambi. L’autore è riuscito a dare a tutto una risposta e a creare una situazione in cui il dolore provato finora quasi scompare. Il che, come ben saprete, non è facile, perché tutti loro hanno già sofferto molto e inserire qualcosa che li facesse soffrire abbastanza da cancellare il resto… Credevo fosse impossibile, ma mi sono dovuta ricredere.
Inizialmente non avevo una grande aspettativa per la loro coppia. Mi piaceva molto il personaggio di Kelly, ma avevo paura che Robbie non riuscisse a far emergere quel lato di lui che ero sicura fosse rimasto nascosto a lungo. Invece non potevo essere più lontana dalla verità, perché vedere Kelly combattere con le unghie e con i denti è stato straziante ed emozionante.
La storia naturale non ha mai cedimenti, incoerenze, buchi di trama… È una di quelle lettura che soddisfa pienamente, perché il lettore non deve compensare mancanze da parte dell’autore. Può sedersi e godersi la lettura, piangendo con i personaggi e ridendo con loro, andando sempre più avanti fino a quando sembrerà di non averne mai abbastanza.
Se avete atteso con ansia questo terzo volume, sono sicura che per la storia di Carter sarete ancora più impazienti.
Vi consiglio la lettura di questo libro? Assolutamente sì. Non perdetevela, perché non avete ancora visto nulla e gli amanti di Klune sanno che lui non delude mai.

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Must Read 2020: le migliori letture del blog

Per concludere l’anno in bellezza, abbiamo pensato di chiamare a raccolta tutto lo staff e creare per ognuna delle nostre ragazze, una top 3 dei migliori libri recensiti per il blog quest’anno; quelli che ci sono rimasti nel cuore in modo speciale e che ci hanno emozionato profondamente, a volte fino alle lacrime.
Queste sono le nostre classifiche.
Anche voi ne avete amato qualcuno di questi? Fateci sapere nei commenti!

FRANCESCA

LADY MARMELADE

EVELYNE

SLANIF

ADELESH

HIKARU

TFPEEL

All’anno prossimo con le nuove letture e le nostre recensioni.
Vi ricordiamo che potete trovarci anche sulla nostra Pagina FacebookInstagramTwitter e ovviamente Goodreads!

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Recensione in anteprima “Finché non sei arrivato tu” – T. J. Klune

Titolo: Finché non sei arrivato tu
Autore: T. J. Klune
Serie: A prima vista #3
Genere: Contemporaneo
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 3,99€
Link all’acquisto: Finché non sei arrivato tu

SINOSSI

Il giorno del matrimonio di Paul e Vince è ormai vicino, ma tra amici intriganti, una famiglia affettuosa ma strana e nuovi amori a sorpresa, la cerimonia semplice a cui tanto aspirano sembra irraggiungibile. Senza contare che una certa drag queen non ha proprio idea di cosa sia un normale addio al celibato. In mezzo a tutta questa confusione, riusciranno i nostri eroi a scrivere le loro promesse di matrimonio?

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Finalmente, grazie alla Triskell Edizioni, possiamo leggere anche in italiano come proseguono le avventure di questo confusionario e decisamente sopra le righe gruppo di amici, che vediamo tutti coinvolti nei preparativi del matrimonio di Paul Auster e Vincent “Vince” Taylor, protagonisti del primo volume: “Dimmi che è vero”.
In un romanzo che è piuttosto breve per gli standard di questo autore, veniamo catapultati nel periodo che precede la cerimonia, tra crisi di panico, siparietti esilaranti con Paul e Sandy/Helena a fronteggiarsi, nonché scene romantiche e dolci su una coppia che si è innamorata in men che non si dica e benché di solito io non apprezzi questo tipo di scenario, Klune è stato bravo a gestirla in un modo tale da renderlo credibile.

Stavamo entrambi sorridendo quando si chinò e mi baciò, e io pensai che sì, finché fossimo stati insieme, il resto non importava.
Lui era l’unica cosa che contava.

Un libro, dunque, assolutamente irriverente e pieno di battute a doppio senso, che si mantiene nello stile di questa serie, che si discosta molto dalle altre che abbiamo già letto di lui come “Un insolito triangolo” o “Green Creck”. Ciò a dimostrazione del fatto che, quando si ha talento, si possono raccontare infinite storie in infiniti modi, mantenendo però sempre la verve caratteristica che non fa sorgere dubbi su chi sia a scrivere un dato libro.
Una storia, dunque, che mixa romanticismo e divertimento, regalandoci un lieto fine per questi due ragazzi così diversi sia d’aspetto che di carattere, ma che paiono essere le due metà di una stessa mela.
Le cose che mi hanno un po’ abbattuto durante la lettura sono due. La prima è l’unico punto di vista di Paul, che fa perdere secondo me un mucchio di sfumature e pensieri, soprattutto di Vince, ma anche degli altri personaggi, che vista la situazione, forse meritavano un romanzo più corale.
La seconda, purtroppo, è l’editing, che contiene qualche refuso, anche se non tali da pregiudicare la lettura, ma più di quelli necessari per far finta di non notarli.

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Recensione in anteprima “Raversong” – T. J. Klune

Titolo: Raversong: il canto del corvo
Autore: T. J. Klune
Serie: Green Creek #2
Genere: Mutaforma, Paranormal, Maghi
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 5,99€
Link all’acquisto: Raversong: il canto del corvo

SINOSSI

Gordo Livingstone non ha mai dimenticato le lezioni incise sulla sua pelle. Temprato dal tradimento di un branco che lo ha abbandonato, ha cercato conforto in un’officina nella piccola città di montagna in cui vive, giurando di non lasciarsi più coinvolgere dagli affari dei lupi.
Avrebbe dovuto bastargli.
E gli è bastato, finché i lupi non sono tornati, e con loro anche Mark Bennett. Alla fine, hanno affrontato la bestia insieme, come un branco… e hanno vinto.
Un anno dopo, Gordo si ritrova ancora una volta a essere lo stregone del branco dei Bennett. Green Creek ha trovato un equilibrio dopo la morte di Richard Collins, e con difficoltà Gordo cerca di ignorare Mark e il canto che ulula tra loro.
Ma il tempo stringe. Qualcosa è in arrivo. E questa volta striscia da dentro.
Alcuni legami, non importa quanto forti, sono fatti per essere spezzati.

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“Lo avrei lasciato andare perché sarebbe stato più semplice. Per i giorni avvenire. Ma ero sempre stato uno sciocco quando si trattava di Mark Bennett.”

Aspettavo con ansia di poter leggere la storia di Gordo e Mark. Nonostante nel primo volume, “Wolfsong“, i protagonisti non fossero loro, questi due personaggi sono rimasti sempre vicino a Ox e Joe. Abbastanza vicini da farci sperare in un loro futuro, ma non abbastanza da carpire informazioni sul loro passato che potessero mettere a tacere la nostra curiosità.
In questo secondo volume, Klune ci presenta non solo la loro storia, ma anche quella di Thomas. Mi è sembrato così strano leggere di lui e vedere un personaggio molto più complesso e particolareggiato. Non pensavo avesse avuto così tanta influenza su Gordo e solo ora comprendo le sue azioni nel libro precedente. La loro storia, il loro passato, è più legato di quanto pensassi e questo ha reso ai miei occhi ancora più profondo il loro sentimento. Pensare ora alla morte di Thomas mi fa ancora più effetto di prima, perché Gordo è stato uno di quelli che ne ha sofferto di più, ma che, orgoglioso com’è, non ha mai voluto mostrarlo.
Se da un lato vediamo spesso Mark e Gordo, dall’altra conosciamo anche meglio ognuno dei personaggi secondari. Personaggi nuovi,  personaggi già conosciuti e anche altri che non abbiamo ancora mai visto, ma di cui abbiamo sentito parlare.
Mark appare sempre calmo e deciso, il lupo sempre leale, presente per il branco e per la famiglia. Quasi troppo perfetto, se non fosse che ora possiamo finalmente vedere le crepe in questa sua immagine.
Gordo è sicuramente più orgoglioso e molto, molto ferito. Più di quanto avessi potuto immaginare. Insieme si completano perfettamente, anche se ci vorrà un po’ di tempo perché Gordo riesca davvero ad accettarlo.

“Una volta, la luna aveva amato il sole.
Una volta, c’era un ragazzo.
Una volta, c’era un lupo.
Seduto con la schiena contro un albero. I piedi nudi tra l’erba.
Il ragazzo si era sporto in avanti e aveva baciato il lupo. E in quel momento aveva capito che niente sarebbe più stato lo stesso.”

A volte lo stile mi è risultato impegnativo e ammetto di aver avuto il mal di testa per il modo in cui l’autore inseriva i pensieri dei vari personaggi, specialmente i lupi. È anche vero però che ho divorato questa lettura in una notte, senza mai interrompere la lettura.
D’altronde, l’autore si è dimostrato più di una volta perfettamente capace di spiazzarci e mostrarci una storia che va al di là del semplice racconto. Ogni personaggio ha una complessità unica e inconfondibile, persino chi ancora non abbiamo conosciuto davvero. Per non parlare della storia intricata, ricca di colpi di scena e avvenimenti inaspettati.
Un’ottima lettura, allo stesso livello della precedente, che mi ha di nuovo confermato quanto Klune sia in grado di togliermi il respiro e lasciarmi in sospeso. Ancora, e ancora. Senza mai dare tregua al lettore, perché il suo ritmo non è certo semplice da seguire, ma ti ripaga di ogni piccolo momento.

4.5

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Recensione in anteprima “Wolfsong” – T. J. Klune

T J Klune (1)

Titolo: Wolfsong: il canto del lupo
Autore: T. J. Klune
Serie: Green Creek #1
Genere: Mutaforma, Paranormal, Maghi
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 5,99€
Link all’acquisto: Wolfsong: il canto del lupo 

SINOSSI

Ox aveva dodici anni quando suo padre gli impartì una lezione davvero importante. Gli disse che non valeva niente e che la gente non lo avrebbe mai compreso. Poi andò via.
Ox aveva sedici anni quando incontrò un ragazzo sulla strada verso casa. Il ragazzo che parlava, parlava e parlava. Soltanto in seguito scoprì che il ragazzo non aveva aperto bocca per quasi due anni prima di quel giorno e che viveva con la famiglia che si era trasferita nell’abitazione in fondo al sentiero.
Ox aveva diciassette anni quando scoprì il segreto del ragazzo e il mondo attorno a lui si dipinse di rosso, arancione e viola, di alfa, beta e omega.
Ox aveva ventitré anni il giorno in cui la morte arrivò in città, scavandogli un vuoto nella testa e nel cuore. Il ragazzo rincorse il mostro con lo sguardo assetato di vendetta, lasciando Ox a raccogliere i cocci.
Sono trascorsi tre anni da quel fatidico giorno… e il ragazzo è tornato. Ma ora quel ragazzo è un uomo e Ox non può più ignorare il canto che ulula tra di loro.

Evelyne2

Conoscevo già l’autore per la serie “A prima vista”, avevo pianto e riso insieme ai suoi personaggi. Per questo, quando ho iniziato la lettura, ho avuto paura che avrebbe sconvolto totalmente la concezione di “licantropo” che ho sempre amato. Il suo stile articolato e a volte poco fluido mi ha rallentata, anche se nulla sarebbe stato in grado di interrompere la mia lettura. Nonostante sapessi sin dall’inizio che questa storia sarebbe uscita dagli schemi, non mi aspettavo certo fosse così intricata, profonda e unica.
Ox è la voce narrante, l’umano che entra a far parte di un mondo sconosciuto. Un mondo che, a quanto pare, lo attira a sé e non lo lascia andare fino a quando sarà lui stesso a decidere di continuare, lottare e diventare quello che l’Alpha ha sempre saputo.
Ho adorato il personaggio di Thomas, Alpha dei Bennett e “padre adottivo” di Ox. Con i suoi silenzi e quei pochi interventi, è riuscito a catturarmi come solo i protagonisti, fino ad ora, erano riusciti a fare. Malgrado non sia essenziale quanto Ox e Joe, davanti alla sua prima apparizione ho compreso che sarebbe stato fondamentale, tanto per suo figlio, quanto per Ox.
Joe è il personaggio che conosciamo passo per passo. Lo vediamo crescere attraverso gli occhi di Ox e, seppur non sappiamo quali siano i suoi pensieri, i dettagli sono così precisi e chiari da mostrarci una parte di lui che sicuramente non avremmo potuto cogliere con dei semplici interventi.
Raramente riesco ad entrare in sintonia con i protagonisti, e ancor più raramente amo ogni singolo personaggio. Questa lettura è stata davvero una sorpresa, perché mai avrei pensato di essere in grado di divorare quattrocento pagine senza mai fermarmi. Le descrizioni, l’introspezione e le singolarità dei protagonisti mi hanno spinta verso un mondo sconosciuto solo in parte, ma che l’autore è stato in grado di rendere unico e irripetibile.

 Poi però Joe disse: «Va tutto bene, Ox.»
«Come fai a dirlo?» gli chiesi.
«Perché non avrei mai dato il mio lupo a una persona qualunque,» rispose e arrossì distogliendo lo sguardo. Ebbi la sensazione di non aver colto il vero significato nascosto in quelle parole. 

Nonostante il punto focale siano Ox e Joe, il lettore è catturato dall’intera storia.
I personaggi affrontano una crescita durante la narrazione, che non passa certo inosservata. L’attenzione con cui ogni dettagli viene presentato, i momenti esilaranti accostati a quelli più seri e dolorosi, i suoi modi così unici di inviare i messaggi più forti. Questi sono i punti forti di “Wolfsong”, un romanzo che sicuramente ha richiesto moltissimo lavoro, ma che è riuscito a crearsi un piccolo spazio nel mio cuore e che sono sicura in molti ameranno.
Se siete soliti leggere paranormali e volete conoscere la storia di Ox e Joe, non posso che invitarvi a divorarla, ma ricordatevi che le storie di questo autore non sono mai scontate. Non aspettatevi la classica storia d’amore tra due lupi, o l’umano innamorato che farebbe qualsiasi cosa pur di diventare un lupo. Ox è speciale, unico, e nessuno prima d’ora mi aveva così coinvolta in una storia di cui all’inizio avevo così tante incertezze. Mi spiace non aver potuto leggere con tranquillità, senza dovermi impegnare per comprendere cosa volesse dire l’autore (specialmente nella prima parte), perché questa storia mi è entrata sotto pelle. Sicuramente però, a breve, inizierò una seconda rilettura, per godermi appieno quella che è una storia sicuramente stratificata e complessa.
So già che non riuscirò a togliermela dalla testa fino a quando la Triskell non tradurrà il seguito. Ci sono così tanti personaggi di cui vorrei conoscere la storia, che non sarà facile attendere la pubblicazione di tutti i volumi della serie.
Vi consiglio la lettura? Assolutamente sì.

4.5


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