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Recensione in anteprima “Hoarfrost” – Jordan L. Hawk

Jordan L Hawks

Titolo: Hoarfrost
Autore: Jordan L. Hawk
Serie: Whyborne & Griffin #6
Genere: Horror, Distopico, Storico
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 4,99€
Link all’acquisto: Hoarfrost

SINOSSI

Lo stregone Percival Endicott Whyborne e suo marito Griffin Flaherty godono di un periodo di pace e tranquillità senza precedenti. Sfortunatamente, la calma è stravolta dall’arrivo di un pacco da parte di Jack, il fratello di Griffin, che ha dissotterrato uno strano oggetto mentre scavava in cerca d’oro in Alaska. La scoperta di una civiltà sino ad allora sconosciuta potrebbe ravvivare la carriera della loro comune amica, la dottoressa Christine Putnam… o potrebbe ucciderli tutti, se gli indizi di magia nera che riguardano l’artefatto si riveleranno veri.
Insieme a Christine e al suo fidanzato Iskander, Whyborne e Griffin viaggeranno verso i più lontani anfratti dell’Artico per impedire a un’antica minaccia di reclamare la vita del fratello di Griffin. Ma nel duro campo di minatori di Hoarfrost, i segreti corrono rapidi come una tempesta di neve e Whyborne non è l’unico stregone attratto dalle voci di presenze magiche. Nella natura selvaggia fatta di ghiaccio e pietra, Griffin deve affrontare la sua più grande paura… o perdere tutti coloro che ama.

Lady Marmelade2

Corro davvero il rischio di essere ripetitiva, ma questa serie è sempre più avvincente e pazzesca, tanto che ero partita con un quattro e mezzo come valutazione, ma alla fine ho “dovuto” cedere e mettere un cinque pieno!
Il merito dell’aumento di voto è dovuto a molteplici fattori: in primo luogo la storia, sempre ad alta tensione, sempre avvincente, senza un attimo di tregua, un’avventura in puro stile Indiana Jones!
Poi ovviamente vengono i personaggi: protagonisti sempre più intriganti, che ci svelano la loro anima tormentata, insicura, debole ma forte allo stesso tempo per reagire alle prove che il destino sembra mettergli sempre sul cammino, e anche i personaggi secondari sono di tutto spessore, anche l’ultima aggiunta, il fidanzato della Dottoressa Putnam, il fascinoso cacciatore di mostri, Iskander.
Un altro elemento che ha fatto alzare il voto è stato l’aver introdotto da parte dell’autrice il POV di Griffin! Finalmente anche lui ha voce in capitolo, ci narra gli eventi e soprattutto ci svela la sua anima.
Whyborne ormai lo sappiamo che dietro alla sua timidezza, insicurezza, educazione, passione per le lingue “morte”, nasconde un temperamento focoso e un potere immenso che continua ad aumentare:

“Avevo toccato quel potere, l’anno appena passato. Mi aveva riempito, bruciando nel mio sangue e fuoriuscendo delle cicatrici sul mio braccio fino a incenerirmi la camicia. E, per un attimo, avevo percepito ogni creatura vivente della città, ogni battito di cuore, ogni passo, ogni respiro tremante.”

Il suo essere insicuro, l’essere sempre stato considerato un debole, uno “strambo”, è stata forse la sua fortuna, perché queste caratteristiche gli hanno permesso di mantenere la sua anima pura, lo ha reso più umano degli umani – qui grosso rischio di spoiler se non si ha letto il volume precedente! Per certi versi è ancora inconsapevole del suo valore, ma pian piano ci sta arrivando:

“Widdershins non si era ancora risvegliata per mia mano. E sebbene fosse attualmente dormiente, come una bestia inquieta, non potevo negare che mi ero abituato ai sussurri del potere sotto i miei piedi.”

Anche Griffin ha le sue insicurezze: ormai conosciamo bene il suo passato, la sua storia, la sua perdita, tutti elementi che l’hanno spinto ad abbandonare la sua vita precedente per ricominciare da capo a Widdershins. Sappiamo della sua famiglia disgregata che sta cercando di riunire, ma avevamo sempre visto Griffin dal punto di vista di Whyborne. Per lui Griffin è sempre coraggioso, impavido, restio a fidarsi delle arti magiche, molto pragmatico e avventuroso. Ho sempre visto Whyborne idolatrare l’ex Pinkerton, come se l’avesse messo su un piedistallo, ammirandolo, volendo essere coraggioso, forte e indipendente come lui. Certo la sofferenza patita da Griffin in passato era palese, ma qualcosa ci era stato taciuto: anche l’investigatore è insicuro, al pari del suo Whyborne. Griffin è umano, non ha doti magiche, prova paura, si sente insicuro, molte volte non all’altezza del marito, e tanto solo:

“Whyborne si conosceva in un modo che potevo solo invidiare. Non lo aveva reso sempre felice, ma gli aveva dato il coraggio di trovare la propria strada, nonostante i desideri di suo padre o di chiunque altro. Si rifiutava di essere diverso da se stesso e il mondo poteva fottersi se disapprovava.”

La sua non è invidia però nei confronti del marito, lui per primo ne ha riconosciuto il valore, ne è rimasto stregato, tanto che lo sceglierebbe sempre come suo compagno di vita, per sempre.
Entrambi gli uomini sminuiscono sempre loro stessi, un altro segno che li rende perfetti l’uno per l’altro:

“…Sono un uomo normale. Non c’è nulla di magico o di speciale in me.» «Tutto in te è speciale,» disse con gentilezza. «Forse per te.» Gli offrii un sorriso triste. «Non solo per me. Widdershins conosce chi gli appartiene.»”

L’avventura stavolta la fa da padrone, i due innamorati devono superare molte situazioni imbarazzanti e non avranno molto tempo per rimanere da soli, ma anche questo mi ha fatto riflettere su loro come coppia, che non può mostrare in pubblico gesti d’affetto che vanno oltre l’amicizia virile. Griffin ha subito un grande dolore quando è stato rifiutato da Pà e Mà per colpa del suo amore nei confronti di Whyborne, quindi ora ha paura di confessare al fratello che quello che lo lega all’uomo va oltre l’amicizia.
Il rischio è grande, ma del reso chi non capisce vedendoli insieme che il loro è “solo amore”, non merita di avere a che fare con loro.
“L’amore salverà il mondo” diceva qualcuno, Griffin ha trovato la sua fonte d’amore, doveva solo sentirla:

“Io sentivo Ival. Sentivo il suo amore per me, a cui non importava che fossi difettoso. Tutte le parti di me stesso che avevo gettato ai suoi piedi durante gli anni insieme, tutte le crepe che ancora mostravano dove mi aveva aiutato a guarire, non importavano più. Lui mi amava, al di là della mia capacità di comprendere.”

5


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Recensione “Le campane di Times Square” – Amy Lane

Amy Lane (3)

Titolo: Le campane di Times Square
Autore: Amy Lane
Genere: Storico, Festività
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 4,99€
Link all’acquisto: Le campane di Times Square

SINOSSI

A ogni vigilia di Capodanno dal 1946, Nate Meyer si avventura da solo a Times Square nel tentativo di udire le fantasmatiche campane che lui e il suo perduto amante dei tempi della guerra giuravano che avrebbero ascoltato insieme. Quest’anno, però, è il nipote Blaine a trascinare Nate per le strade di Manhattan rivelando i suoi segreti al nonno, reso silenzioso da un ictus.
Quando Blaine presenta il suo ragazzo all’amato nonno, non immagina che Nate nasconda un segreto simile. Mentre i tre sopportano il gelido trapasso del vecchio anno, i ricordi riportano Nate indietro nel tempo, a un periodo assai lontano… e a Walter.
Molto tempo addietro, in un’oasi di pace accuratamente costruita nel cuore del tumulto bellico, Nate e Walter avevano creato una casa piena d’amore nel mezzo della violenza e del caos. Ma niente in guerra è permanente, e ora tutto quel che Nate possiede sono i ricordi di un uomo la cui esistenza è sempre stata ignota alla sua famiglia. Insieme alla speranza di udire finalmente le campane che riuniranno tutti, inclusi quegli amanti che nascondono le parti migliori e più sacre dei loro cuori.

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Nathan “Nate” Meyer è ormai anziano e impossibilitato a muoversi e parlare a causa di un ictus che l’ha colpito qualche anno prima quando suo nipote, Blaine, lo prepara e insieme al suo amico Tony lo porta a Times Square alla Vigilia di Capodanno, per sentire campane che non suonano più dal 1945.
Sin dal 1946, infatti, Nate è sempre andato a sentirle suonare (per lo meno nella sua testa) per mantenere la promessa fatta a Walter Phillips, un giovane uomo a malapena maggiorenne che nel 1943 gli salvò la vita e gli regalò non solo la possibilità di sopravvivere, ma molto di più.
Tutto quello che Nathan non aveva mai creduto possibile, che non aveva mai sperato di veder realizzato, e che mai e poi mai credeva di poter afferrare e stringere con tutte le sue forze.

«Quindi, vedi? Te, ti aspettano. Hai un posto dove andare. Per quel che riguarda me invece, non importa a nessuno se sono vivo.»
«A me sì,» disse improvvisamente spezzando il silenzio. «So che sei vivo.»
Walter non lo guardò. «Allora mi raccomando, racconta ai nipotini di me. Scommetto che sarà una bella storia.»

Non vi svelo altro della trama perché va assaporata e letta, pagina dopo pagina, situazione dopo situazione, fino ad arrivare al finale che per me è uno dei più belli letti in questi anni. Sì, magari non è il lieto fine canonico, ma ho apprezzato il realismo e la fede di Nate nell’amore che lo ha sempre legato a Walter e che è resistito per quasi settant’anni.
So che molti hanno trovato triste le vicende che li vedono coinvolti e che li portano a soffrire così tanto, ma a mio avviso è stato molto logico e credibile, soprattutto visto che il romanzo è pressoché ambientato tutto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nathan stesso e Walter sono due personaggi belli e veri, pieni di insicurezze e oscurità, ma capaci di vedere la luce anche lì dove c’è solo il buio fitto della foresta.

«Hai mai sentito suonare le campane di una chiesa, Nate?»
Lui grugnì. «Sì, a volte. È tradizione che rintocchino l’ultimo dell’anno a Times Square, sai, finché non finisce la guerra. Perché?»
«Una volta si sentivano in tutto il nostro paese, ogni domenica, i miei non andavano a messa, ma il suono… è bellissimo, vero?»
«Sì. Penso sia lo stesso ovunque.»
«Ecco, quella per me era la voce di Dio. Quando ero bambino, pensavo che la voce del Signore fossero i rintocchi delle campane, perché il predicatore diceva che Dio parla a tutti. E, sai, tutti potevano sentirle.»
«È un pensiero bellissimo,» sussurrò. «Magari è a quello che servono le campane di Times Square, l’ultimo dell’anno.»
«Per chiamarci tutti.» 

Non do il massimo dei voti per due motivi: il primo è la scelta dell’autrice di inserire una bestemmia nel testo, e mi dispiace, ma sono fortemente contraria al loro utilizzo, pertanto mi ha dato molto fastidio leggerla in un romanzo.
Il secondo motivo riguarda la scelta che Nathan fa circa Carmen, che ho trovato un po’ poco coerente con la caratterizzazione e distaccata con l’idea che mi ero fatta del personaggio fino a quel momento. Mi è dispiaciuto vederlo prendere quella strada, e ammetto che mi ha fatto storcere il naso e arrabbiare con lui per un bel po’.

«Quindi, se ci separiamo durante la guerra, è lì che ci incontriamo, va bene?»
«Times Square, ultimo dell’anno. Ci incontreremo a Times Square, che ci siano le campane o no, giusto?»
«Naturalmente. È lì che ci vedremo. Dio ci chiamerà a casa.»

Tralasciando questo, “Le campane di Times Square” è un romanzo straziante, doloroso e pieno di amarezza. Un libro che va letto sicuramente, ma non alla leggera.
Quando si leggono romanzi di questo tipo, ambientati durante fatti così tragici e orribili della nostra storia, bisogna sempre ricordare che, in qualche parte del mondo, qualcuno ha vissuto tutto quel dolore e quello strazio, quella sofferenza indicibile e quelle crudeltà. Bisogna sempre ricordare che certi orrori sono avvenuti davvero e che pertanto meritano rispetto e un cuore aperto.
Quindi, leggete questo romanzo, ma con un pacchetto di fazzoletti a portata di mano, mi raccomando!

4

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Recensione “La redenzione di Lancillotto” – Paola Velo

Paola Velo

Titolo: La redenzione di Lancillotto
Autore: Paola Velo
Genere: Storico
Casa Editrice: Quixote Edizioni
Prezzo: Gratis
Link all’acquisto: La redenzione di Lancillotto

SINOSSI

Liberamente ispirato ad alcuni dei più celebri racconti del Ciclo Bretone, La Redenzione di Lancillotto racconta una nuova versione del famoso tradimento del cavaliere più virtuoso della Tavola Rotonda, il giorno in cui fu trovato nel letto di Ginevra e di tutte le sue imprese per ottenere il perdono di Re Artù… oltre a molto, molto altro.

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Attendevo con ansia l’uscita di “La redenzione di Lancillotto” di Paola Velo, pubblicato gratuitamente sul sito della Quixote Edizioni. Avevo già letto “Cenere”, il libro d’esordio di questa autrice e mi era piaciuto davvero molto. Non potevo certo perdermi questa sua nuova opera.
Lo stile di Paola Velo è sempre uno dei miei preferiti e le sue storie, la loro ambientazione, mi fanno sempre sognare. Stavolta ci viene presentata un’ambientazione medievale, in cui viene raccontata una delle storie più famose del Ciclo Bretone. Molti di voi avranno già sentito parlare di re Artù e il suo fedele cavaliere, Lancillotto. Ebbene, in queste poche pagine, l’autrice ci presenta una sua versione, del tutto nuova e differente da quella originale, che ottiene sfumature mm per stupire il lettore.

“Dodici cavalieri e uno stregone al servizio del re. Così avrebbe dovuto essere, ma quel giorno una sedia era vuota.”

Ho da un lato apprezzato questo suo tentativo. Mi ha sempre ispirata molto il forte legame tra il re ed il cavaliere, ma non mi sarei aspettata un’evoluzione di questo tipo. Il finale è senz’altro inaspettato, ma gli eventi che portano a questo non mi hanno soddisfatta pienamente. Prima tra tutti la confusione iniziale, dovuta alla presenza di una storia del tutto diversa. Il lettore non ha idea di cosa stia accadendo davvero, il che è un aspetto positivo, ma mi sono chiesta spesso se fosse davvero una storia mm oppure no. Il tradimento, al centro degli eventi, mi ha lasciata con l’amaro in bocca, principalmente per la scelta di colpevolizzare Lancillotto ma non Ginevra.
Successivamente si comprendono meglio le loro ragioni che li hanno spinti a compierlo, anche se le ho trovate un po’ banali, non abbastanza per giustificare più di un anno di sofferenza del re, al quale nessuno dà delle vere spiegazioni, e che forse, in qualche modo, tendono a ridurre una delle storie più belle di sempre ad uno sketch moderno.

“Perché hai continuato a combattere, allora?”

Mi è piaciuto però l’inserimento dei cavalieri della tavola rotonda. Ho fatto fatica a distinguerli inizialmente, ma leggendo sono riuscita ad apprezzare davvero molto i loro scambi, specialmente quelli inseriti nei flashback.
Mi sarebbe piaciuto leggere di più di loro, conoscerli, scoprire alcune delle loro storie, specialmente Kay, per il quale ho simpatizzato più di una volta.
Sarei felice se l’autrice volesse scrivere ancora dei cavalieri e delle loro imprese.
Nel complesso ho apprezzato la storia e, nonostante qualche pecca nella trama, non ho avuto alcun dubbio sul voler continuare la lettura fino alla fine. Sapevo che, malgrado tutto, Paola Velo mi avrebbe dato una storia di cui avrei apprezzato il finale.

3.5

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Recensione in anteprima “Il desiderio di un soldato” – N. R. Walker

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Titolo: Il desiderio di un soldato
Autore: N. R. Walker
Serie: The Christmas Angel #5
Genere: Storico, Festività, Militare
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 3,99€
Link all’acquisto: Il desiderio di un soldato

SINOSSI

L’anno è il 1969…
Gary Fairchild è orgoglioso di essere uno studente universitario hippie, e protesta contro la Guerra del Vietnam perché crede nell’amore e nella pace. Per lui non si tratta soltanto di un movimento controculturale: per lui è uno stile di vita. Quando vengono messi in vendita i biglietti per “l’Aquarium Exposition, 3 giorni di Pace & Musica”, meglio conosciuto come Woodstock, vuole andarci assolutamente.
Richard Ronsman è un ragazzo di campagna fuori dal mondo che vive nell’ombra del padre autoritario. Ha nascosto il suo segreto più oscuro per guadagnarsi l’amore dell’uomo, ma nulla è mai abbastanza, neanche offrirsi volontario per la Guerra del Vietnam. E pochi giorni prima della sua partenza, viene invitato da un hippie seducente a unirsi a lui per andare a un festival di musica.
Tre giorni di musica, droghe, pioggia, fango e amore forgiano, tra questi due uomini molto diversi, un legame che influenzerà il resto delle loro vite. Condividono sogni e paure, e quando Richard viene mandato in guerra, si scambiano lettere e amore. Per il suo primo Natale a casa, a Richard viene regalata una decorazione speciale a forma di angelo che potrebbe fare avverare il desiderio di un soldato.

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È il 1969 quando Gary Fairchild è in viaggio con i suoi amici, diretti a Woodstock per il famosissimo concerto hippie ormai entrato nella storia. Il tragitto è lungo, ma i suoi compagni di viaggio hanno fame, così decidono di fermarsi in una tavola calda in mezzo al nulla e di mangiare qualcosa.
Sono lì a parlare e a finire di consumare il loro pasto, quando Gary scorge seduto da solo a un tavolo, con i capelli tagliati cortissimi e una sacca militare ai piedi, un giovane ragazzo dallo sguardo tormentato e malinconico.
Spinto non sa bene nemmeno lui da cosa, si avvicina a quel ragazzo – che scopre chiamarsi Richard Ronsman, soldato in partenza per il Vietnam, dove imperversa una guerra sanguinosa e terrorizzante – e cominciano a parlare, finendo poi per invitarlo a unirsi al suo gruppo in quei tre giorni di dissolutezza prima di dover volare a New York per prendere poi un volo per Los Angeles e da lì uno per il Vietnam.
All’inizio Richard non è convinto, ma i pensieri che lo affliggono lo stanno uccidendo, e ha paura di non tornare vivo da quell’inferno, così alla fine accetta e sale in macchina con il gruppo di hippie, concedendosi non solo tre giorni di musica, alcool e droghe, ma anche la possibilità di scavare in quella parte di sé che da sempre cerca di tenere nascosta.
Tuttavia, i tre giorni passano in fretta, e i due ragazzi devono salutarsi. Ma è davvero un addio? Quello che sentono è troppo grande per chiuderla così velocemente, quindi che fare?
Tra una corrispondenza epistolare e momenti difficili, i due ragazzi coltiveranno il loro amore e progetteranno il loro futuro. Almeno fino a quando la guerra non si metterà in mezzo scombinando tutti i piani e gettandoli nel terrore più assoluto…

Ho tanta voglia di vederti. Voglio sentire le tue braccia attorno a me, e voglio sentire il battito del tuo cuore quando mi stringi contro il tuo petto. Ma più di tutto, voglio sentirmi al sicuro. E il posto più sicuro in cui sono stato è accanto a te.

Non vi svelo altro della trama de “Il desiderio di un soldato”, perché è davvero una storia che si dipana in circa otto anni e va assaporata pagina dopo pagina.
Gary e Richard sono due degni personaggi di N. R. Walker: forti ma teneri, capaci di grandi dolcezza e fragilità, ma anche di una straordinaria forza d’animo. Due ragazzi in grado di provare forti sentimenti, di amare intensamente, e di rincorrere con le unghie e con i denti i sogni che piano piano diventano sempre più importanti.
Anche la storia è molto bella, con scene più tese che aumentano l’aspettativa e altre ricche di dolcezza e quotidianità.
Al contrario dei volumi che l’hanno preceduta, questa storia non ha la presenza dell’Angelo di Natale sin dall’inizio, già in possesso di uno dei due protagonisti. L’Angelo arriva successivamente, e anche se ci sono alcune caratteristiche comuni con gli altri libri, qui la sua presenza è più marginale. Mi è dispiaciuto non respirarne la magia che ha caratterizzato soprattutto i primi due volumi (“L’Angelo di Natale” di Eli Easton e “L’Angelo di Summerfield” di Kim Fielding), ma che comunque avevo già trovato carente in “L’Angelo del prestigiatore” di Jordan L. Hawks.
Una cosa che mi ha convinta poco è il finale, gli ultimi due capitoli, dove mi sembra ci fosse un “troppo” circa le vicende, e dove avrei preferito leggere altro, magari in un futuro in cui quella promessa di Natale potesse avverarsi.
Nel complesso, comunque, una storia piacevolissima, molto dolce, e parecchio più lunga e corposa delle altre. Consigliato!

4.5


La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

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Recensione in anteprima “L’Angelo del prestigiatore” – Jordan L. Hawks

Jordan L Hawks

Titolo: L’Angelo del prestigiatore
Autore: Jordan L. Hawks
Serie: The Christmas Angel #3
Genere: Storico, Festività, Suspance
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 2,99€
Link all’acquisto: L’Angelo del prestigiatore

SINOSSI

Il prestigiatore d’avanspettacolo Christopher Fiend vive per i riflettori. La sua grande chance per diventare finalmente famoso lo attende a Chicago, la prossima tappa nel circuito dopo la cittadina di Twelfth Junction.
Edward Smith non vuole avere niente a che fare con il teatro di proprietà della sua famiglia, almeno finché Christopher non attira la sua attenzione durante la serata di apertura, regalandogli un’esibizione molto “speciale” durante l’intervallo.
Quando viene rinvenuto un cadavere durante il numero di Christopher, i sospetti cadono subito su di lui. Christopher ed Edward dovranno indagare assieme per riabilitare il suo nome e permettergli di arrivare a Chicago in tempo. Edward sa che non deve affezionarsi a un uomo che uscirà dalla sua vita dopo due giorni, ma il suo cuore e un angelo molto speciale hanno altri piani in mente.

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Siamo nel Dicembre 1910 quando Christopher Fiend approda a Twelfth Junction, in Iowa, per esibirsi a teatro con i suoi numeri di prestigio durante le feste di Natale.
La città è minuscola, piuttosto triste nell’aspetto, e anche se questo dovrebbe deprimerlo, la prospettiva che di lì a pochi giorni avrà la sua grande occasione a Chicago, lo mantiene alto di spirito e fiducioso.
Diventa ancor più allegro quando scopre che il proprietario del teatro, Tobias Smith, ha un fratello maggiore davvero affascinante: Edward.
L’uomo è un contabile, serio e morigerato, e decisamente poco avvezzo al teatro e alle sue illusioni. Tuttavia, è impossibile per Edward resistere al fascino di Christopher, così i due finiscono per avere un incontro privato con la consapevolezza che di lì a pochi giorni si diranno addio.
Un cadavere, tuttavia, si mette in mezzo e dà la possibilità a questi due giovani uomini di avvicinarsi per scoprire chi è l’assassino e rivalutare tutto quello che credevano di sapere delle loro vite e dei loro desideri verso il futuro…

Christopher iniziò a intrattenerlo con divertenti aneddoti sul circuito e i suoi interpreti, incluso se stesso: scherzi, oggetti di scena mal funzionanti e incomprensioni comiche. Quando i piatti furono puliti, Edward stava ridendo così forte da doversi asciugare le lacrime dagli occhi.
Per quanto Christopher si divertisse a esibirsi per le folle, la reazione di Edward in qualche modo era più gratificante di tutti gli applausi del mondo.

Terzo volume della serie dedicata all’Angelo del Natale, questa storia ha la figura della statuetta meno presente rispetto ai primi due (“L’Angelo di Natale” di Eli Easton e “L’Angelo di Summerfield” di Kim Fielding), dando più spazio alla risoluzione del caso che vede avvinti i due protagonisti. Un po’, sinceramente, mi è dispiaciuto, ma al contempo ho ritrovato in questo breve racconto tutte le dinamiche che mi fanno apprezzare quest’autrice sin da quando l’ho letta la prima volta (Whyborn e Griffin vi dicono niente?) e pertanto ho trovato “L’Angelo del prestigiatore” un racconto molto apprezzabile.
Christopher ed Edward mi sono piaciuti molto, in quanto all’apparenza così diversi, eppure complementari. Christopher è un prestigiatore, un mago, quindi vive e si ciba degli applausi del pubblico, dei trucchi che creano illusioni sorprendenti, delle luci della ribalta. Edward al contrario è un contabile serio e rigoroso, che non vuole avere niente a che fare con tutto quello. Due personaggi, come dicevamo, agli antipodi, ma che si incastrano insieme perfettamente come le tessere di un puzzle.
Una storia davvero carina seppur nella sua brevità, che si discosta come tematiche dalle prime due che l’hanno preceduta, ma con lo stesso pizzico di magia che fa parte di questa serie e che ci fa respirare a pieno la magia del Natale, il periodo dell’anno dove tutti i Miracoli sono possibili.

4.5


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Recensione in anteprima “L’Angelo di Summerfield” – Kim Fielding

Kim Fielding (1)

Titolo: L’Angelo di Summerfield
Autore: Kim Fielding
Serie: The Christmas Angel #2
Genere: Storico, Festività
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 2,99€
Link all’acquisto: L’Angelo di Summerfield

SINOSSI

Dopo il duro inverno del 1888, che ha posto fine al suo lavoro come cowboy in Nebraska, Alby Boyle torna a New York alla ricerca della famiglia da tempo perduta. Ma non riesce a trovare sua madre e i suoi fratelli da nessuna parte e, dopo tutti quegli anni passati lontano, non si sente più a casa a Five Corners. Le sue prospettive sembrano oscure come i vicoli di notte.
Quando si ferma ad ammirare la statuina di un angelo nella vetrina natalizia di un grande magazzino, Alby incontra Xeno Varnham-Summerfield. Ricco, bello ed entusiasta, Xeno regala ad Alby un po’ di allegria temporanea. Ma realizzare i suoi sogni d’amore e di una vera casa… beh, per lui potrebbe richiedere qualche magia natalizia.

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È il Dicembre del 1888 quando Alby Boyle torna a New York, la città in cui è nato, dopo più di quindici anni passati a vivere e lavorare nel Nebraska.
È stato strappato alla sua casa e alla sua famiglia quando era solo un tredicenne, e da quel momento non ha più saputo niente di sua madre e dei suoi due fratelli, pertanto è intenzionato a cercarli e, si spera, a riabbracciarli. Non ha idea di come fare, e non possiede molti mezzi essendo abbastanza povero, ma dalla sua ha la tenacia e nemmeno la neve e la pioggia della città potranno fermarlo.
L’unica cosa che ci riesce è una vetrina imbandita su cui, in cima a un grande abete riccamente addobbato, spicca un Angelo dai riccioli rossi e una veste d’oro. La figura, infatti, sembra quasi chiamarlo e lo distrae a tal punto che finisce quasi sotto le ruote di una carrozza. Per fortuna, a salvarlo c’è un gentiluomo chiaramente ben più abbiente di lui che si presenta con l’altisonante nome di Xenocrate “Xeno” Varnham-Summerfield.
I due non potrebbero essere più diversi, eppure sentono subito una connessione l’un l’altro, come se l’Angelo sorridesse loro dandogli la Benedizione, e complici le loro strade che continuano a intrecciarsi in maniera inesorabile, i due finiranno per diventare amici. E magari qualcosa di più…

Nessuno confondeva Alby come Xeno, eppure gli era impossibile stare alla sua presenza senza condividere il suo buonumore. Era una forza della natura, un tornado d’uomo che faceva girare la testa di Alby e battere forte il cuore.

Con la penna dolce e malinconica di Kim Fielding, di cui mi ritrovo sempre ad apprezzare tutti i lavori, vediamo narrata la storia di Alby e Xeno.
Entrambi gli uomini sono ben caratterizzati, e decisamente agli antipodi! Dove Alby è pacato e impacciato, Xeno è energico e ciarliero. Non solo le loro classi sociali li differenziano, ma anche i loro caratteri, eppure entrambi non riescono a fare a meno della compagnia reciproca. In modo dolce e tuttavia sfacciato, Xeno farò in modo di abbattere le difese di Alby e di conquistarlo, così come di aiutarlo nella ricerca della sua famiglia perduta, per dare all’uomo quelle risposte alle domande che per così tanti anni l’hanno tormentato.
Una coppia dolce che mi ha ricordato Jimmy e Shane di “Rattlesnake – Serpente a sonagli”, altro grandissimo libro di ques’autrice che è da sempre tra i miei preferiti, in un’ambientazione accurata ma non prevaricante.
Una novella Natalizia breve ma amabile che spiana le porte al prossimo viaggio che compirà l’Angelo e che non vedo l’ora di scoprire dove mi porterà! Consigliato!

4.5


La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

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Recensione “Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’Universo” – Benjamin Alire Sáenz

Benjamin Alire Sáenz

Titolo: Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’Universo
Autore: Benjamin Alire Sáenz
Serie: Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’Universo #1
Genere: Storico, Scolastico
Casa Editrice: Loescher Editore
Prezzo: 13,30€ (solo cartaceo)
Link all’acquisto: Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’Universo

SINOSSI

Aristotele e Dante. Dall’estate del 1987, nella città di El Paso, in Texas, seguiremo la più sensazionale delle scoperte umane: la crescita. Dal microcosmo della famiglia – con le sue regole, i suoi silenzi e le sue rigidità – al ring della scuola, fino allo sconfinato orizzonte della “vita di fuori”, quella che attende tutti tra aspettative e paure. Aristotele e Dante scopriranno i segreti dell’universo dentro se stessi, e finalmente accetteranno di amarsi.

Slanif2

Siamo a El Paso, Texas, nell’estate del 1987.
Aristotele  “Ari” Mendoza ha quindici anni e nessun amico. Non che ne senta la mancanza, in realtà. È sempre stato bravo a stare da solo, e comunque vede sempre le altre persone come individui troppo differenti da lui, perciò perché perdere tempo a parlarci?
Alle spalle ha una famiglia solida ma al contempo incasinata: ci sono sua madre, che fa l’insegnante; c’è suo padre, che fa il postino ma è un reduce del Vietnam; ha due sorelle sposate e con prole; e un fratello in prigione di cui nessuno parla mai. Ari non sa perché Bernardo è finito dentro. Nessuno in famiglia ne fa parola dall’epoca. Sembra quasi che suo fratello non abbia mai fatto parte della famiglia, e l’adolescente invece vorrebbe risposte.
È affamato di risposte.
Su quello che è stato, su quello che è.
Così, non essendo bravo a parlare, è solo.
Almeno finché non arriva Dante Quintana, anche lui quindici anni, che vedendolo seduto da solo a bordo piscina, propone ad Ari di insegnargli a nuotare.
Sarà questo piccolo seppur significativo pretesto che farà avvicinare due ragazzini dai nomi insoliti e che, nonostante appaiano così differenti all’apparenza, in realtà sono così tanto simili nelle cose che contano.
Ari è chiuso e melanconico, Dante è allegro e spigliato. Eppure, sotto sotto, sono fragili allo stesso modo.
Solo che avranno due modi e due tempi completamente differenti per capirlo…

Rimasi tutto il pomeriggio comodamente sprofondato nell’enorme poltrona, mentre Dante, allungato sul letto appena rifatto, leggeva poesie ad alta voce.
Non m’importava di capirle. Il loro significato non m’interessava più di tanto. Ciò che contava era la voce di Dante, che suonava vera. E anch’io mi sentivo vero. prima di conoscere Dante, stare con gli altri per me era la cosa più difficile. Invece a guardare lui, parlare, sentire, vivere parevano le cose più naturali del mondo.

Questo romanzo non è semplicemente un racconto.
Questo romanzo è un viaggio.
Alla scoperta dell’Universo. Dell’adolescenza. Della coscienza di sé. Del capirsi e del crescere. Del comprendere le differenze, le mancanze, e rendersi conto che va bene così. Che noi andiamo bene così, esattamente come siamo. Pieni di pregi e difetti.
Un viaggio fatto di crescita e accettazione.
Un viaggio che non fa scoprire ad Aristotele e Dante i segreti dell’Universo inteso in senso letterale, ma i segreti di quell’Universo fatto di incertezze e paure che è l’adolescenza. Quella dimensione in cui ci sentiamo inadeguati. Non più bambini ma neanche adulti. In quel mondo di mezzo dove il “prima”, ma anche il “dopo”, paiono così lontani.

Parcheggiammo e ci sistemammo tutti e tre nel cassone. Bevevo bitta guardando le stelle. «Secondo voi riusciremo mai a scoprire tutti i segreti dell’universo?» bisbigliai, quasi senza accorgermene.
«Sarebbe bello, vero, Ari?» Era la voce di Gina.
«Sì… Proprio bello» sussurrai.
«Ari, secondo te l’amore c’entra qualcosa con i segreti dell’universo?»
«Non saprei. Può darsi.» 

Con uno stile assolutamente semplice eppure ricco di significato, l’autore ci regala un romanzo di formazione che dovrebbe essere letto da tutti gli adolescenti – etero o gay che siano – per far capire non solo che le diversità vanne benissimo, ma che tutto quel dolore e quell’incertezza che sentono dentro, è normale. E che non sparirà mai del tutto. E che bisogna imparare a conviverci e andare avanti. E che non si smette mai – mai – di crescere.
Perché non ci sono solo Dante e Aristotele a dover fare i conti con loro stessi, ma anche i loro genitori, che sono parte integrante dell’Universo dei due adolescenti e che non rimangono mai marginali, tutt’altro. Sono inseriti nel ciclone a piena potenza senza mai sovrastare il protagonismo dei due, ma anzi guidandoli verso la Galassia più giusta per loro.
Personaggi che definiremmo “secondari”, ma che in realtà non lo sono affatto.

Non so come, ma in qualche modo ci ritrovammo nel mio angolo preferito di deserto. Come avessi avuto una bussola dentro che mi indicava la strada. Uno dei segreti dell’universo è proprio questo: l’istinto spesso è più potente della ragione.

Un romanzo meraviglioso, che entra di diritto nella lista dei più belli letti quest’anno.
Perciò grazie alla Loescher Editore che mi ha spedito la copia. Sono così grata di averlo potuto leggere! Anche se ormai l’adolescenza l’ho passata da un pezzo, assaporare le parole di Aristotele mi ha fatto ricordare tanto della me di quando avevo quindici, sedici e diciassette anni; e ho pensato che se l’avessi letto all’epoca, forse molte cose sarebbero state diverse. Forse non mi sarei sentita un Marziano catapultato in un Mondo che non gli appartiene, ma avrei compreso quanto in realtà tutti si sentano un po’ così, a volte.
Perché in fondo, quel viaggio alla scoperta del nostro Universo, non finisce mai.

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Recensione in anteprima “L’Angelo di Natale” – Eli Easton

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Titolo: L’Angelo di Natale
Autore: Eli Easton
Serie: The Christmas Angel #1
Genere: Storico, Festività
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 2,99€
Link all’acquisto: L’Angelo di Natale

SINOSSI

Quando John Trent, membro del corpo di polizia Bow Street Runners, trova la splendida statuina di un angelo che galleggia nel Tamigi, non può smettere di pensarci. Ne rintraccia l’artista, un giovane scultore malinconico e tranquillo. Ma né l’angelo né il suo scultore sono pronti a uscire dalla vita di John. Quel maledetto angelo si rifiuta di lasciarlo in pace e non si comporta come dovrebbe fare un oggetto inanimato.
Alec Allston è rassegnato a dover vivere senza amore. Tutto ciò che desiderava era creare un dono speciale affinché una piccola parte di sé potesse rimanere per sempre con il suo amato, nobile e irraggiungibile. Tuttavia, quando quel dono continua a ripresentarsi nella sua bottega tra le mani di un cacciatore di taglie scarmigliato e muscoloso, Alec è costretto a rivedere la sua attitudine a considerare l’amore solo come un ideale etereo.

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È il Dicembre del 1750, siamo a Londra, più precisamente sul London Bridge, e Alec Allston sta seriamente meditando l’idea di lanciarsi di sotto e farsi risucchiare dalle acque torbide del Tamigi, mettendo fine alle sue sofferenze. Il suo cuore infatti è spezzato. L’uomo che ama, William, lo ha lasciato per sposarsi con una donna, e il giovane non trova nessun motivo per vivere, dopo tale evento.
È quasi convinto a scavalcare la ringhiera di legno, quando alle sue spalle la voce di una giovane donna lo chiama per nome e lo ferma, ricordandogli che ci sono ancora tante cose che deve fare nella sua giovane vita e che ha ancora moltissime opere da realizzare.
Alec, infatti, è uno scultore e dopo essere quasi scampato alla morte, come segno di ringraziamento verso quella sconosciuta sparita nel nulla subito dopo, scolpisce un Angelo di legno con le sue eteree sembianze: riccioli biondo-ramati, occhi marroni pieni di luce e una veste tutta d’oro.
Quella donna ricordava un Angelo, ed è stata il suo Angelo Custode nel momento del bisogno, perciò scolpirla risulta spontaneo. La regalerà a una persona speciale, decide, come se donasse il suo cuore.
Dobbiamo ritrovarci nel Dicembre del 1752 per sapere che fine ha fatto quella statuetta. È infatti il Bow Street Runner (che sta a indicare il primo dipartimento di polizia della storia, per amor di cronaca) John Trent a trovarla nel Tamigi, rilucente in quelle acque piene di sporcizia. Tuffarsi per recuperarla è un istinto immediato e quando la fa riemergere e la pulisce dalla melma, capisce di doverla riconsegnare al proprietario, perché è chiaro che sia un oggetto di grande valore se non emotivo, per lo meno monetario.
È così che finisce alla bottega di Alec, e quando lo scultore scopre che il suo dono è stato gettato via, ci rimane così male che per un momento abbandona la sua timidezza e fa trapelare il dolore. Tuttavia, ringrazia il signor Trent e rimette la statua in vetrina, vendendola poche ore dopo.
Peccato che tale statuetta il giorno seguente venga di nuovo ritrovata da John in un bidone dell’immondizia pieno di scarti di pesce… Possibile che quell’Angelo voglia per forza tornare da Alec? O, forse, vuole rimanere con John?
I due uomini non hanno le risposte a queste domande, fatto sta che è stata quella statuetta a farli incontrare e sarà proprio da questo incontro che potrebbe nascere qualcosa… Se Alec si convincerà ad amare ancora, si intende.

Alec gli allungò l’angelo.
Trent lo prese, guardandolo. «Non posso pagarvi quello che vale.»
«Non mi dovete proprio nulla. È stata lei a scegliere voi.»

Sono così felice di poter leggere tutta la serie “The Christmas Angel”! Avendo amato moltissimo l’anno scorso “A casa per Natale” di L. A. Witt, uscito in Self Publisher e quarto volume di questa serie, speravo davvero di poter vedere da dove nasce l’Angelo d’oro e come passa di mano in mano e di epoca in epoca.
È stato emozionante vedere come questo piccolo Angelo condizioni la vita di Alec e John e di quanto significhi per loro, portando gioia e amore in un’atmosfera degna di una novella di Natale.
Alec e John stessi si difendono bene, risultando due personaggi interessanti e ben caratterizzati, anche se alcune loro uscite o gesti mi sono sembrati poco coerenti con il periodo storico georgiano in cui è ambientata la narrazione. Ma a parte questi piccoli dettagli, la storia è davvero adorabile e anche nella sua semplicità, presenta dei momenti di tensione che movimentano la storia e un variegato specchio di personaggi più o meno amabili che arricchiscono il quadro e danno un senso di vivacità al tutto.
Davvero un ottimo primo libro per una serie che si prospetta meravigliosa, essendo stata vergata da pressoché tutti i miei autori preferiti! Non vedo l’ora di leggere tutti gli altri!

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Recensione in anteprima “Conquista” – Joanna Chambers

Joanna Chambers

Titolo: Conquista
Autore: Joanna Chambers
Serie: Enlightenment #3
Genere: Storico
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 4,99€
Link all’acquisto: Conquista

SINOSSI

Sono cinque mesi che David Lauriston è ospite a Laverock House, la tenuta di campagna di Lord Murdo Balfour, e in questo lasso di tempo ha recuperato la salute fisica e la fiducia in se stesso, conoscendo anche, grazie alle attenzioni del padrone di casa, una felicità e un appagamento mai immaginati prima.
David è però consapevole che presto dovrà rinunciare a tutto ciò e riprendere la propria professione di avvocato a Edimburgo, così come Murdo dovrà tornare alla sua vita di Londra. Ma quando Patrick Chalmers, vecchio amico e mentore ormai sul letto di morte, convoca David al proprio capezzale, entrambi gli uomini non possono fare a meno di pensare che il giorno del distacco sia giunto prima di quanto avrebbero voluto.
Chalmers chiede a David di occuparsi in sua vece di un’ultima faccenda: assicurarsi che Elizabeth, sua figlia, possa contare su un vitalizio. Per esaudire quel desiderio, David è costretto a recarsi nella capitale inglese, ovviamente accompagnato dal suo titolato angelo custode.
Non appena i due uomini arrivano nella residenza cittadina dei Balfour, vengono raggiunti dal padre di Murdo, il quale, fedele alla propria fama di spietato manipolatore, rivela a David un segreto che scuote il giovane fin nel profondo. A peggiorare la situazione sopraggiunge la scoperta che Elizabeth corre un rischio molto più grande di quanto Chalmers avesse immaginato e, ancora una volta, David non si tira indietro, anche a costo di mettere a repentaglio la propria incolumità.
Via via che la posta in gioco cresce, è però Murdo a trovarsi nella condizione di dover decidere quanto sia disposto a sacrificare per continuare ad avere David al proprio fianco, e a chiedersi se uomini come loro possano aspirare a una felicità durevole.

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Avrebbe voluto chiedergli di stringerlo, ma non sapeva come. Abbracciami era una richiesta impossibile.

Questo terzo volume è decisamente più introspettivo dei primi due (“Provocazione” e “Incanto”), più psicologico, scava a fondo nella mente dei personaggi senza alcuna pietà, restituendoceli privi di difese. Ed è proprio senza difese che si ritrova David, dopo aver passato interi mesi insieme a Lord Murdo. Senza difese e ormai consapevole che l’attrazione che prova per il gentiluomo si è, col passare del tempo, trasformata in altro, ben più profondo di qualcosa che può essere soddisfatto con una semplice relazione fisica. Murdo, da parte sua, risulta un personaggio più criptico e chiuso per quanto riguarda i propri sentimenti; come succede nei primi due volumi, anche qui è difficile leggerlo, analizzarlo e capirlo, eppure è impossibile non vedere l’affetto che prova per David e il modo in cui desidera in ogni modo stargli accanto, aiutandolo e sostenendolo prima con la convalescenza e poi con gli avvenimenti che li travolgono pagina dopo pagina.

Fu solo fiato, all’inizio; le loro labbra che si sfioravano, i respiri che si univano. Un’intimità inimmaginabile. Una tenerezza impossibile.

Tuttavia, per quanto profondo sia diventato il loro legame, c’è sempre l’ombra di quanto la loro relazione sia sbagliata ad aleggiare sopra di loro. Vogliono stare insieme, ne hanno bisogno e non lo nascondono, perlomeno con loro stessi, ma nel contempo si rendono conto che desiderare così tanto la vicinanza l’uno dell’altro li porterà inevitabilmente a soffrire. Perché Murdo deve sposarsi, avere dei figli e portare avanti il nome della famiglia, lo ha messo in chiaro fin dall’inizio e ripetuto più di una volta. Mentre David… David ha la propria carriera di avvocato da proteggere, e non può permettersi di distruggere il duro lavoro e i sacrifici di anni per qualcosa che potrebbe sbriciolarsi tra le sue mani da un momento all’altro.

Così insopportabilmente dolce da conficcarsi nel suo cuore come filo spinato. Come dolore fisico, come gioia fisica.

Tra le pagine incontriamo tanti dei personaggi che abbiamo conosciuti e amato nei libri precedenti, scoprendo come la loro vita è andata avanti mentre David si riprendeva dal brutto infortunio subito al termine del secondo volume e Murdo cercava di beffare un destino che tentava di incatenarlo, e questo mi è piaciuto molto, poiché ha dato veridicità e spessore a una vicenda già di per sé descritta alla perfezione: il mondo va avanti, anche se vorremmo solo che si fermasse nel momento in cui siamo più felici.

«Ma io sono felice,» protestò.
«Sicuro? Siete un ottimo avvocato, ragazzo, ma temo che non ci sia altro nella vostra vita. Solo il lavoro.»
Si sentì arrossire. «Il lavoro è importante per me. Mi dà molte soddisfazioni.»
«Lo so. Ma non può essere tutta la vostra vita. Lo capite?»

Sono arrivata in fondo al libro col cuore in gola, sperando nel lieto fine ma sapendo al tempo stesso che non era poi così scontato. Ho sospirato, imprecato, urlato e gioito, e non necessariamente in quest’ordine, fino a quando non ho letto l’ultima parola.
Nel complesso, una storia avvincente, che ti tiene incollato al kindle dall’inizio alla fine, una vicenda che vorresti non finisse mai per non essere costretto a lasciar andare dei personaggi che ormai sono entrati sotto la tua pelle.

5


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Recensione in anteprima “Il Cammino del Sapiente” – Federica Soprani

Federica Soprani

Titolo: Il Cammino del Sapiente
Autore: Federica Soprani
Serie: Cronache di Daederian #1
Genere: Storico, Fantasy
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 4,99€
Link all’acquisto: Il Cammino del Sapiente

SINOSSI

Briden Lanser vive già da sette anni alla Torre dei Sapienti. Il Cammino che ha intrapreso lo soddisfa e lì, nel bel mezzo delle montagne, ha tutto ciò di cui ha bisogno: amici, affetti, lavoro. Il passato che ha cercato di lasciarsi alle spalle torna prepotentemente a reclamarlo quando i suoi genitori lo costringono a tornare a Roccabruna. Lo attende un incarico diplomatico di estrema delicatezza: Re Uther, sovrano di Daederian, ha ripudiato la sorella di Briden, Miriana, e ha cacciato Blane, il suo gemello, afflitto ora da un male tanto oscuro quanto privo di soluzioni.
Nella corte splendida e corrotta di Llyle, Briden scoprirà che il Cammino che la sorte gli ha destinato nasconde più insidie del previsto, e che portarlo a termine e diventare un Sapiente significa abbracciare quelle pulsioni che ha a lungo soffocato, rischiando di smarrire prima di tutto se stesso.
Ma mentre lui si dibatte tra i suoi desideri e le sue paure, nubi di tempesta si affacciano sull’orizzonte di Daederian.
Non solo Briden il Sapiente, ma anche Uther e Maddox il Bastardo, uniti da sempre da un legame apparentemente indissolubile, dovranno presto fare i conti con un nemico ben più grande e terribile delle loro passioni.

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Da dove parto per scrivere questa recensione? Onestamente non lo so proprio!
Ho appena concluso la lettura di questo sorprendente romanzo e non ho idea di come esprimere a parole tutte le cose che mi frullano per la testa, rendendo giustizia a una lettura tra le più belle fatte quest’anno.
Perciò, andiamo con le cose semplici. Parto col dire che non ho mai letto la serie “Captive Prince” perché non ho mai amato i romanzi storici, né quelli ricchi di intrighi e centomila personaggi che poi mi si confondono e mi rendono ingarbugliata la lettura. Pertanto, quando ho letto che questa serie ne è una sua degna erede, ero un po’ restia a leggerla senza prima avere tutti i volumi della serie, cosicché da poterla assaporare in maniera continuativa, ma l’altra ragazza che doveva leggere il libro ha avuto un problema e, visto che ho tanto amato il vittoriano “Victorian Solstice” dell’autrice, scritto a quattro mani con Vittoria Corella, mi sono detta che valeva il rischio.
Beh, come nel precedente caso, la scrittura di Federica mi ha irretita e trascinata in un mondo soffuso, fatto di immagini impalpabili e momenti fuggenti, di respiri lenti e gesti riverenti. Con la sua scrittura evocativa è stata in grado anche stavolta di farmi apprezzare alcune tematiche che di solito non mi sono congeniali e che evito come la peste. Non che me le faccia amare e capire il senso, beninteso, ma me le rende sopportabili e godibili nell’insieme del testo, cosa che in molti altri hanno fallito.
Con lentezza, Federica ci presenta il Regno di Daederian e i suoi abitanti del Nord, così come quelli del Sud. Ci fa conoscere gli abitanti della capitale Lliyle e la famiglia Lanser di Roccabruna. Con essa, l’ex Regina Miriana, bandita da Re Uther Aramor con disonore, e con essa il fratello di lei, Blaine, che aveva un rapporto stretto e controverso col Sovrano.
Quindi conosciamo il fratello gemello di Blaine, Briden, la voce narrante (per la maggior parte del testo) di questo romanzo, esiliato nella Torre Dei Sapienti dalla sua famiglia a causa delle pulsioni verso gli uomini che questi considerano deviate, e che il ragazzo stesso fatica a riconoscere come proprie della sua natura.
Briden è felice lassù, immerso nella solitudine e nello studio, con i suoi Fratelli e soprattutto grazie all’amicizia con Fratello Nathan. Ma quando la sua famiglia lo richiama in città, come può esimersi dal farsi avanti, visto che il suo amato gemello sembra così ammalato? Non ha compassione per la sua famiglia, ma Blaine è il suo punto debole, e per questo cede e si presenta di nuovo a Roccabruna sperando di portare sollievo al malessere senza nome del gemello.
Qui scopre l’errore di Miriana e capisce di doversi recare alla Fortezza, dove dimora il Re, per implorare il suo perdono e capire cosa è successo al suo amato fratello per renderlo un guscio vuoto, cancellando l’animo vivace e ciarliero che l’ha sempre caratterizzato.
Nella sua improbabile missione, conosce il secondo personaggio fondamentale di questa storia: Maddox il Bastardo, fratellastro del Re, malvisto a corte ma temuto da tutti proprio perché capace di farsi benvolere dal Re come nessun altro e senza apparente sforzo alcuno.
Maddox è sopra le righe sia per carattere che per aspetto, e nasconde molti segreti e fragilità dietro la sua spavalderia e la sua bocca irriverente. Un uomo con un passato oscuro che ci viene solo accennato e che non vedo l’ora di conoscere in maniera più approfondita.
Maddox è un personaggio affascinante, vicino al Re in modi che potrebbero senza dubbio essere definiti discutibili, e che nasconde qualcosa in sé che ancora non ci è stato svelato. L’unica cosa che conosciamo di lui è la simpatia che sente immediata per quel giovane Lanser così diverso dai suoi fratelli e così chiaramente poco avvezzo alla vita di corte; e che ama Uther Aramor in un modo ambiguo e al contempo chiarissimo.
Uther, che con forza e predisposizione al comando, è il terzo personaggio fondamentale del libro e suo terzo protagonista. Un uomo enigmatico, di cui è difficile capirne gli intenti, con una forte passione dentro che tende a sfogare in molti modi diversi. Un uomo che ama poco la vita di corte, ma che banchetta nell’euforia del comando e che, col suo cuore forte e indomito, è capace di amare in molti modi differenti.
Tre personaggi diversissimi, con tre storie agli antipodi, ma che hanno un filo conduttore comune che ci è accennato e che non vedo l’ora di vedere approfondito, soprattutto a causa del finale aperto che preannuncia un secondo volume ricco di azione, al contrario di questo che pare più riflessivo e studiato per presentarci, come detto, personaggi e ambiente in cui si muovono.
Per concludere: quando arriva il secondo volume? Non vedo l’ora di leggerlo!

4.5


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