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Recensione in anteprima “Un vizio innaturale” – K. J. Charles

K J Charles (1)

Titolo: Un vizio innaturale
Autore: K. J. Charles
Serie: Sins of the Cities #2
Genere: Storico
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 4,99€
Link all’acquisto: Un vizio innaturale

SINOSSI

Nelle sordide strade della Londra vittoriana, una passione indesiderata divampa tra due nemici giurati quando un letale segreto li costringe a collaborare.
Il giornalista d’inchiesta Nathaniel Roy è deciso a smascherare gli spiritisti, che sfruttano il dolore delle persone rese vulnerabili dal lutto. Il primo nome sulla sua lista è il cosiddetto Veggente di Londra, Justin Lazarus. Nathaniel si aspetta uno spietato truffatore da quattro soldi. Ciò che non si aspetta è di incontrare un uomo dal sorriso peccaminoso e con gli occhi di un angelo caduto, né che quello sfacciato imbroglione riesca a riaccendere il suo desiderio per la prima volta dopo anni.
Justin non prova alcun rimorso per le bugie che racconta durante le proprie sedute. I suoi sprovveduti clienti lo annoiano. Mentre l’ostile, scettico e assolutamente irresistibile Nathaniel è per lui una seducente sfida. E mentre lo scontro di volontà e di menti si surriscalda, Justin scopre di non riuscire a smettere di pensare all’uomo che è tanto determinato a rovinarlo.
Ma tra Justin e Nathaniel c’è ben di più della crescente ossessione che nutrono l’uno per l’altro. Si trovano entrambi coinvolti nei segreti di una famiglia aristocratica, e Justin è in possesso di informazioni che potrebbero rivelarsi fatali. Assediato da assassini e fanatici nella nebbia londinese, Justin si rende conto che Nathaniel è l’unico uomo di cui possa fidarsi. E forse anche l’unico che possa amare.

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Sapevo che questo libro sarebbe stata una splendida lettura, dato che ho letteralmente divorato il primo, ma non mi aspettavo che fosse un viaggio così intenso nella grottesca Londra vittoriana, con la sua povertà che si contrappone alla ricchezza ostentata fino all’eccesso, le sue fabbriche che producono una nebbia nauseabonda e la sua sfavillante propensione alla volgarità.
Ritroviamo tutti i personaggi del primo volume, riprendendo la narrazione esattamente dove l’avevamo lasciata. Questo è un grande punto a favore, perché non ci sono momenti bui che vengono raccontati quando sono già accaduti. C’è solo la realtà, una realtà fatta di omicidi, eredità contesa e passione, tanta passione. Quella tra Nathaniel Roy e Justin Lazarus è una relazione fatta di amore e odio, menzogne, sotterfugi, ma anche un desiderio così potente che i due uomini, per quanto cerchino di contrastarlo in ogni modo perché l’uno non vuole accettare il mondo dell’altro, vedono assottigliarsi sempre di più la loro forza di volontà.
Il personaggio di Lazarus è perfetto, così dettagliato che ogni sua azione, sia positiva che negativa, mi ha fatta tifare per lui… e invidiare il suo senso dell’orientamento. Ho seguito con il sorriso ogni suo gesto, la sua intelligenza, il modo in cui sopravvive e vive, la sua abilità, perfino il suo tormento interiore ogni volta che riflette su quanto gli appaia sia giusto che sbagliato ciò che fa per guadagnarsi da vivere. Nat, d’altro canto, è più stoico, tutto d’un pezzo, un uomo fatto e finito segnato da un passato doloroso i cui fantasmi ancora lo perseguitano.
Li ho amati in modo diverso ma in egual misura, e ho amato ancora di più il rapporto che pian piano si instaura tra di loro.

Nathaniel avvertì nel petto una sensazione da tempo dimenticata: una tensione fremente che gli premeva contro le costole. «Esiste un noi due?»
Lazarus scrollò le spalle; un movimento disinvolto, ma i suoi occhi grigi rimasero fissi su quelli di Nathaniel. «Beh, siamo qui, in questa stanza insieme, adesso. Credo che questo mi permetta di utilizzare l’espressione “noi due”. Ameno che non abbia un altro appuntamento.»

Lo stile è semplice ed essenziale, tuttavia molto elegante, in grado di descrivere oggetti, ambienti e personaggi con una precisione incredibile, forse anche meglio del primo libro. Mi è sembrato quasi di perdermi tra le vie di Londra coperte dalla nebbia fitta e maleodorante, di assistere in prima persona al ritrovamento dei cadaveri che un assassino spietato e senza volto lascia sulla propria strada per delle motivazioni che appaiono inizialmente incerte, di analizzare a fondo la situazione per capire chi possa essere il mandante dei delitti.
Se il primo volume, “Un’inattesa attrazione”, aveva, a mio parere, qualche punto debole che rendeva la lettura un po’ lenta, questo secondo volume è una corsa continua sulle montagne russe. Ci sono pochi attimi dove riprendere fiato, pochissime occasioni per rallentare la lettura e ancora meno momenti di stallo.

Cristo, quell’uomo gli aveva fatto dei complimenti la notte precedente. Abile, sicuro di sé, intelligente. Perché non li aveva accettati con un “grazie” invece di difendersi, come se Nathaniel non avesse alcun diritto di sapere qualcosa sul suo conto?
«Stronzo,» disse rivolto al proprio riflesso.

Il finale, soddisfacente e per alcuni versi inaspettato, lascia comunque alcuni interrogativi che necessitano di una risposta e fanno intuire che la vicenda dei nostri personaggi londinesi non si è affatto conclusa. Sinceramente, sono felice che la storia non sia ancora arrivata all’epilogo e non mi resta che aspettare che esca il prossimo volume di questa serie magnifica per scoprire chi saranno i prossimi protagonisti.

5


La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

Pubblicato in: recensioni, sonzogno

Recensione “La canzone di Achille” – Madeline Miller

Madeline Miller (1)

Titolo: La canzone di Achille
Autore: Madeline Miller
Genere: Storico
Casa Editrice: Sonzogno
Prezzo: 7,99€
Link all’acquisto: La canzone di Achille

SINOSSI

Dimenticate Troia, gli scenari di guerra, i duelli, il sangue, la morte. Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, prima amici, poi amanti e infine anche compagni d’armi – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna.
Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo.
Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride.

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Perché leggere un libro di cui già si conosce il finale? Per lo stesso motivo per cui guardo un film già visto una volta: perché mi piace!
Sapevo benissimo di cosa parlava questo libro; conoscevo ambientazione e i personaggi, i comprimari e i secondari. Persino le comparse!
Ho sempre amato la storia e la mitologia greca, romana ed egizia. Stavo solo attendendo l’occasione per leggere questo libro, il tempo giusto, perché erano anni che volevo leggerlo.
Le recensioni che avevo letto al riguardo erano tutte entusiastiche, quindi mi sono detta che era arrivato il momento, complice anche il lockdown!
Inutile che vi stia a raccontare la storia, dovreste conoscerla tutti, visto che dovreste averla studiata a scuola!
Io purtroppo a scuola questa storia non ebbi l’occasione di studiarla a fondo, non avendo frequentano un liceo. Avevo avuto solo un’infarinatura, quindi mi ero poi documentata da me, andando alla ricerca in biblioteca di libri che ne parlassero e scovando anche delle piccole perle, come un bellissimo libro di Luciano De Crescenzo intitolato “Elena, Elena, amore mio”, di cui mi innamorai! Un libro che parlava sì della Guerra di Troia, ma dal punto di vista di un giovane ragazzo rapito dal racconto della bellezza di Elena e chi si innamorerà di una sua sosia…
Non è la prima volta quindi che leggo un libro che parla di Troia e della sua guerra, scatenata con il pretesto di riprendersi una moglie fuggitiva, ma dettata dalla conquista del potere e ricchezze di quella città.
Le donne nell’antica Grecia erano considerate una proprietà, una merce di scambio, soprattutto se principesse bellissime, la cui mano era ambita per stringere alleanze proficue:

Eroi e re in competizione tra loro per un unico trofeo, ma tutti noi sapevamo come fingerci civili.

Chi ci narra la storia stavolta non è un poeta, un narratore onnisciente che guarda lo svolgersi dei fatti, ma un ragazzo che ha vissuto sulla sua pelle l’intera vicenda. Questo giovane è Patroclo, un principe  ripudiato dal padre, mandato in esilio perpetuo sull’isola di Ftia, la patria dell’eroe per eccellenza: l’invincibile Pelide Achille.
Achille è destinato ad essere l’eroe designato della sua epoca; figlio di una dea e di un mortale; ha doti atletiche sovrumane, bellissimo e irraggiungibile, ma è anche riservato, pacato, calmo e gentile:

Era fresco e perfetto. Lui era primavera, dorato e splendente. La Morte invidiosa avrebbe bevuto il suo sangue, e sarebbe diventata giovane di nuovo.

Ho sempre avuto un’idea di Achille molto diversa da quella descritta dalla Miller; se devo essere sincera mi è sempre stato anche un po’ antipatico! Vederlo descritto invece dagli occhi di Patroclo mi ha fatto cambiare idea su di lui; vive sì per la gloria, è stato cresciuto per raggiungerla, davvero non pensa ad altro, finché nella sua vita arriva Patrolo, tanto da farlo diventare il suo Therapon:

Therapon fu il termine che usò. Un compagno d’armi legato a un principe da un giuramento di sangue e amore. In guerra, questi uomini erano le guardie d’onore; in pace, i consiglieri più vicini.

Patroclo è intimidito dalla figura splendente di Achille, ma da subito si sente legato: è attratto da quel ragazzo bello come un Dio, ma mortale come lui…
Un’amicizia nata dalla curiosità di Achille per il nuovo acquisto, sembra quasi che Achille si sia accorto subito del valore di quel ragazzino magro, solitario e taciturno, sempre in disparte da tutti. Patroclo non è soldato, la bellezza della sua anima e la purezza del suo cuore lo rendono un ancora per Achille, lo rendono più umano.
Un’amicizia tra due ragazzini che sfocia in qualcosa d più intimo e a quel tempo non era considerato un abominio intrattenere una relazione fisica tra ragazzi anzi, era uso comune, che però doveva interrompersi da adulti, per non arrecare disonore alla propria famiglia e portare avanti la stirpe, generando più figli possibili per assicurarsi una discendenza forte!
Ad Achille invece non importa di cosa diranno gli altri, si rifiuta di lasciare il suo Patroclo, perché senza di lui probabilmente sarebbe solo un involucro di muscoli allenati per andare in guerra e scolpire la sua memoria nei secoli dei secoli.

Il nostro era un mondo di sangue e d’onore – onore che si conquistava con il sangue; solo i codardi non combattevano. Un principe non aveva scelta. Poteva fare la guerra e vincere, oppure poteva fare la guerra e morire.

Nell’epoca in cui vivono si diventa uomini alla svelta e presto arriverà la chiamata alle armi da parte di Odisseo, con l’incubo che spaventa da sempre Patroclo: perdere il suo amato Achille.
Achille è sì destinato a grandi imprese, alla fama, alla gloria, ma anche a una morte prematura in battaglia: l’uccisione di Ettore da parte di Achille decreterà anche la sua morte.

«Non credo che potrei mai sopportarlo»
Sapevo che non stava parlando della sua morte, ma dell’incubo che Odisseo aveva tessuto per lui, la sua luce perduta per sempre, la sua grazia appassita…Cos’era lui, se non prodigioso e radioso? Cos’era lui, se non predestinato alla gloria?

Ho apprezzato molto questo libro dal punto di vista di Patroclo, che ritengo poi essere quello dell’autrice; è scritto molto bene, molto accessibile a chi non ha avuto la fortuna di studiare a scuola la storia di Achille e della Guerra di Troia, riesce bene a trasmettere le emozioni di Patroclo, ma mi rimane un po’ freddo se lo guardo dal punto di vista di Achille.
Il Canto di Achille” è una dichiarazione d’amore scritta per questo personaggio, quindi non so se per colpa il mio rapporto di amore/odio nei suoi confronti che non riesco ad andare oltre un quattro e mezzo come valutazione.
L’ho apprezzato, mi è piaciuto, mi ha fatto ricordare altri libri che avevo letto in passato, e mi ha fatto venire voglia di rileggere gli autori neoclassici come Ugo Foscolo, che di gloria ha parlato tanto nelle opere, soprattutto ne “I sepolcri”.

4.5


La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

Pubblicato in: harmony, recensioni

Recensione “Angeli all’Inferno” – Josh Lanyon

Josh Lanyon (1)

Titolo: Angeli all’Inferno
Autore: Josh Lanyon
Serie: Doyle and Spain #1
Genere: Storico, Festività, Suspance, Poliziesco
Casa Editrice: Harmony eLit
Prezzo: 3,99€
Link all’acquisto: Angeli all’Inferno

SINOSSI

Los Angeles, Natale 1943 – Quando la polizia scopre un cadavere in un sobborgo di Los Angeles, si ritrova facilmente tra le mani anche il sospettato numero uno: Nathan Doyle, un giornalista che la sera del delitto era in compagnia della vittima e che sembra non raccontare tutto ciò che sa. In più sta svolgendo delle indagini in maniera privata e questo ingigantisce i sospetti che già pendono sulla sua testa. Il tenente Matthew Spain ha però un motivo in più per tenere sotto stretto controllo Nathan, un motivo che, se scoperto, potrebbe distruggere la sua carriera… Perché l’amore tra due uomini potrebbe rivelarsi un peccato maggiore di un omicidio!

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È il Natale 1943, siamo a Los Angeles e il Detective della Omicidi Matthew Spain e il giornalista Nathan Doyle si incontrano per la prima volta di fronte al cadavere di Robert Arlen, che nella notte precedente è stato brutalmente assassinato.
Matthew è un vedovo che sta ancora cercando di riprendersi dalla scomparsa dell’amata moglie Rachel, mentre Nathan è un veterano di guerra che sta cercando di fare i conti con gli strascichi che quegli orrori hanno lasciato nel suo animo.
La connessione tra i due è flebile ma immediata, peccato che Nathan – come si scoprirà presto – sarà uno dei primi indiziati per l’omicidio di Arlen. In più, il detective non ha mai avuto quel tipo di relazione con un uomo, e se qualcuno dovesse scoprirli potrebbero essere rinchiusi o uccisi… Vale la pena rischiare tutto per un desiderio che potrebbe essere labile e veloce a scoppiare come un fuoco d’artificio?

Dal momento in cui aveva guardato al di là dell’erba bagnata e aveva visto Nathan Doyle all’ombra di una tigre di pietra dai denti a sciabola, qualcosa dentro di lui era cambiato. Qualcosa che era rimasto rinchiuso era stato liberato, come una vela spiegata per la prima volta nel vento del mare.

Ammetto che il primo trenta per cento ho faticato ad andare avanti. C’ho messo più tempo a leggere quello che tutto il resto del libro. È un peccato, perché poi la storia decolla e diventa decisamente più interessante.
La trama investigativa è piuttosto interessante, anche se meno avvincente di quanto ci abbia abituate la Lanyon, e ho capito abbastanza in fretta chi era l’assassino, ma è stato piacevole vedere come Matt e Nathan si avvicinano l’un l’altro.
Certo, è solo l’inizio, ma ahimè è uscito anche in lingua originale solo il primo volume nel lontano 2007, pertanto spero che Mrs. Lanyon abbia voglia di regalarci un seguito, prima o poi, per capire dove sono andati a finire Matthew e Nathan, in quanto il finale lascia il tutto abbastanza nebuloso.
Concludendo, una storia carina ma forse non ai livelli di altri libri di quest’autrice che ho trovato più apprezzabili e avvincenti.

3.5

Pubblicato in: recensioni, tunué

Recensione “La vita che desideri” – Francesco Memo & Barbara Borlini

Francesco Memo & Barbara Borlini (1)

Titolo: La vita che desideri
Autore: Francesco Memo & Barbara Borlini
Genere: Graphic Novel, Storico
Casa Editrice: Tunuè
Prezzo: 29,00€ (solo cartaceo)
Link all’acquisto: La vita che desideri

SINOSSI

La forza eversiva del desiderio può cambiare la tua vita, quando il mondo cade a pezzi. La tempesta della Prima guerra mondiale, l’anatomia del fascismo, la natura lacerante della guerra civile in un racconto che ci fa rivivere la storia che abbiamo alle spalle, e ci riporta nel cuore di tenebra del Novecento. Perché i fantasmi del passato ci guardano con quel loro “modesto, tremendo sguardo” che chiede pietà non per il proprio destino, ma per il nostro.

Postfazione di Massimo Zamboni.

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Questa graphic novel storica è divisa in tre parti e in tre momenti molto importanti del passato della nostra Italia (che riguardano le due Guerre Mondiali, sostanzialmente, e il periodo che intercorre tra le due con i suoi tumulti e la nascita dei vari movimenti che poi hanno contraddistinto le lotte interne della Seconda Guerra Mondiale); nonché narra la vita del protagonista e dei suoi co-protagonisti che ci accompagnano per tutto il percorso, o magari solo per un po’.

Chi disdegna gli amori consueti deve imparare il silenzio…

Come dicevamo, la storia si divide in tre momenti, ma il filo conduttore di tutte queste storie è Giulio, che da ragazzo giovane alla scoperta della propria sessualità, lo accompagniamo poi nella sua età adulta, in un insieme di tumulti intimi e altri dovuti alla società in cui vive che sconvolgeranno per sempre la sua esistenza, gettando luci e ombre sulla sua vita.
Non voglio svelarvi troppo di quello che succede perché questa graphic novel è piuttosto complessa. Non solo per il numero di pagine (che sono oltre trecento), ma per come è impostata e per il fatto che non racconta solo le rose e i fiori, ma tutto viene saldamente intrecciato alla realtà storica e agli intrighi che la contraddistinguono, alle relazioni tra famigliari e con gli individui che compongono la comunità. Il silenzio in cui dovevano vivere gli uomini che amavano altri uomini.

Se c’è un dopo oltre la soglia… Io sarò là ad aspettarti.

La trama è ovviamente sofferta, e il finale è dolce-amaro, ma davvero è un bellissimo racconto soprattutto per chi, come me, ama la storia e in particolare questo specifico periodo.
L’unica nota sono i disegni, che per quanto mi sia piaciuto il gioco che fanno grazie ai colori, suddividendo in maniera chiara i tre momenti, non rientrano esattamente nei miei gusti e non hanno dato quello “smalto” alla storia che secondo me avrebbe meritato.
Nell’insieme, comunque, una lettura davvero piacevolissima e ben realizzata che consiglio a chiunque per capire un po’ meglio le luci e le ombre della vita omosessuale durante la guerra e un passato neanche troppo lontano.

4


La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

Pubblicato in: recensioni, recensioni in anteprima, self publishing

Recensione in anteprima “Shinigami, il Dio della Morte” – Xia Xia Lake

Xia Xia Lake (1)

Titolo: Shinigami, il Dio della Morte
Autore: Xia Xia Lake
Serie: Takamagahara Monogatari #2
Genere: Storico, Fantasy
Casa Editrice: Self Publisher
Prezzo: 3,49€
Link all’acquisto: Shinigami, Il Dio della Morte

SINOSSI

Una storia d’amore e formazione fra un orfano e l’erede della più ricca famiglia della Terra di Yamato. Il mondo degli uomini incontra quello degli yōkai in una lotta di potere per il destino di Fujiwara no Hirotsugu.
Mentre si batte per trovare la propria strada, Hirotsugu trova conforto in un ragazzo che diventerà il suo amico segreto, poi la sua salvezza e, mentre diventano adulti insieme, l’amore della sua vita.

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Le leggende giapponesi mi hanno sempre affascinato, ve l’avevo già detto dopo la lettura del primo breve capitolo di questa serie, che serviva da introduzione ai lettori al mondo magico, ricco di spiriti della natura e  degli Idei figli del folklore e religione giapponese.
I giapponesi oggi sono nella maggioranza buddisti, ma nell’epoca in cui è ambientato questo romanzo è lo shintoismo la religione che viene seguita dalla popolazione, anzi si fa riferimento anche a una furiosa guerra che si sta combattendo con chi vorrebbe far diventare il buddismo la nuova religione di stato.
“Lo shintoismo è una religione di natura politeista e animista nativa del Giappone.” cit. da Wikipedia, quindi per farvela breve, e in minimi termini, è l’adorazione degli spiriti della natura che permea tutto il nostro mondo, che possono palesarsi agli esseri umani in forma di spirito, di oggetto, di animale, il quale può anche assumere sembianze umane.
Do per scontato che almeno una volta nella vostra vita avrete sicuramente visto qualche anime giapponese a tema fantasy derivante dalla loro tradizione popolare, oppure letto qualche manga. Se penso a qualche titolo molto famoso, per darvi un’idea, penso a Inuyasha, dove c’è una piccola volpe pestifera accanto al protagonista, che può assumere forma animale ma anche umana.
Il primo libro era davvero un antipasto, messo a disposizione gratuitamente dall’autrice proprio per farci scoprire il mondo fantastico che lei ha creato partendo dalle leggende giapponesi. Vi consiglio quindi di recuperare il primo libro, perché è FONDAMENTALE per la lettura; non voglio davvero farvi spoiler, quindi leggetelo e fidatevi di me!
Pochissime pagine che mi avevano conquistata, tanto che non vedevo l’ora di leggere di più.
Non fatevi scoraggiare nemmeno dai termini giapponesi, perché troverete un bellissimo glossario che vi spiegherà il significato di tali termini e che vi darà anche una piccola infarinatura del pantheon degli idei giapponesi, che nulla ha da invidiare a quelli greci per quanto riguarda tradimenti, incesti, vendette!
Sto pensando seriamente di prendere qualche libro sulle leggende giapponesi appena avrò l’occasione di andare in qualche libreria in città, perché contengono una poesia mistica che ti fa venire voglia di saperne di più.
La storia che l’autrice ci presenta è antecedente al primo libro; si svolge tanti anni prima e ha come protagonisti il giovane Hirotsugu, l’erede designato del sanguinario clan dei Fujiwara, e il giovane mendicante Ryū.
I due ragazzi sono coetanei ma provengono da due mondi molto diversi: Hiro è ricco, non sa cosa vuol dire avere fame e i suoi vestiti sono di seta; Ryū è coperto di stracci, alla perenne ricerca di un pugno di riso da portare al padre malato.
Il breve incontro che i due avranno in mezzo alla neve cambierà per sempre la loro vita, soprattutto quella di Hiro, che comincia a mettere in dubbio tutta la sua esistenza.
Hiro è destinato a succedere al padre, probabilmente si sposerà con la cugina destinata a diventare imperatrice, ma l’incontro sulla montagna con Inari Sama e i suoi Yōkai, oltre che a quello con Ryū, cambierà le carte in tavola.
Hiro è sia coscienzioso che scavezzacollo; spesso e volentieri fugge dal palazzo e vaga per la foresta; il momento più bello della sua giornata è quello in cui viene a trovarlo un piccolo usignolo che mangia dalle sue mani, una creatura leggiadra dal canto melodioso, che si fida ciecamente di lui, ma che qualcuno gli porterà via:

«Ti senti in colpa per quello che è accaduto?»
«Sì.»
«Non devi. È nella natura dell’uomo essere violento ed è nella natura degli spiriti essere pronti a perdonare, poiché gli spiriti sono superiori.» L’attenzione di Hiro era ancora rivolta al bocciolo, ma le parole di Inari si disposero nel profondo della sua anima, come dei piccoli semi.

Inari è una presenza che veglia su Hiro sin dalla sua nascita, ma c’è anche qualcun altro che ha atteso la sua venuta al mondo, da circa tremila anni, che non vede l’ora di palesarsi al ragazzo, ma che è paziente e che sta tessendo la sua tela giorno dopo giorno. Cosa vorrà da Hiro? Chi è che prima lo spinge ad essere incosciente e poi corre a salvarlo?

«Hai gli occhi di un dio,» osservò Hiro, «tutti gli shinigami hanno gli occhi d’oro?»
«No.»… «Sei tu lo shinigami che ha fatto il patto con Kamatari?»
«È questo quello che vuoi sapere? gli chiesi, «non sei più curioso di conoscere il destino del ragazzo che ami?»

A questo punto vi stasere chiedendo chi sono gli Shinigami, giusto? Beh, gli Shinigami sono gli dei della morte, non La Morte; raccolgono le anime dei morti perché vengano giudicate per come si sono comportate in natura e Hiro è legato a loro da un doppio filo:

«Shinigami… lasciami andare dove vanno le anime dei morti. Lasciami riposare. Permettimi di chiudere per sempre gli occhi. Voglio raggiungere il posto in cui non esiste più nulla. Sono esausto. Voglio dire il mio sayōnara.

Hiro e  Ryū vivono un’appassionata storia d’amore che avrà delle conseguenze sulla vita di chi gli sta intorno; sono destinati ad amarsi tra mille difficoltà, immersi nella natura più pura e selvaggia che non farà mancare mai loro i suo sostegno. Rivedremo il piccolo Biko, conosceremo la sua origine e si capiranno molte cose…
Un romanzo appassionante e poetico, molto evocativo, tanto che mi sembrava di essere sclaza come Ryū in mezzo alla neve, coperta solo di vecchi stracci che rifiuta l’aiuto del suo giovane signore perché rischierebbe la morte se lo trovassero con addosso i vestiti preziosi.  Ryū: puro e innocente come la neve, delicato e bellissimo come il fiore di nadeshiko, l’emblema dell’ideale bellezza femminile, il fiore più bello per Hiro, e che aspetterà il suo Hiro per sempre.
Hiro: combattuto da quello che il padre vorrebbe da lui, ovvero portare avanti il loro clan alle spese dei poveri contadini sfruttati nei campi, lasciati a morire di stenti; un giovane ragazzo che messo di fronte a una scelta crudele decide di rinunciare a tutto, alle ricchezze, alla fama, alla gloria per restare accanto alla persona che ama.
Un romanzo struggente, che ti spezza il cuore nel finale, che ti lascia in un mare di lacrime, ma che subito dopo si trasformano in un sorriso dolce, perché tu ha già letto cosa accadrà e sai tutto andrà come doveva essere, perché:

«Sono il ponte degli incontri e degli addii e delle strade che si separano. Sono il gradino fra conoscenza e oscurità e il vento che strappa l’erba e le foglie dell’autunno…

5


La copia ARC è stata fornita dall’Autrice

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Recensione “Alle corde” – Leandro Conti Celestini

Leandro Conti Celestini (1)

Titolo: Alle corde
Autore: Leandro Conti Celestini
Genere: Storico, Sportivo, Erotico
Casa Editrice: Eros Cultura
Prezzo: 3,99€
Link all’acquisto: Alle corde

SINOSSI

Anno 1979, da qualche parte al confine tra Nevada e Oregon, fatto di strade deserte, montagne in lontananza, cieli sconfinati e il silenzio di un pomeriggio inquieto. Tristan è un giovane uomo con un sogno: entrare nel circuito del Professional Wrestling, ed è in viaggio per affrontare il primo incontro che potrebbe aprirgli le porte della nuova carriera. Inizierà così il suo percorso in locali da pochi soldi e match senza regole nelle periferie selvagge del nord America, nella speranza di venire notato dalle federazioni ufficiali ed entrare nel grande giro. Lontano dalla famiglia e dal mondo sicuro della sua piccola città dove mai niente accade, il viaggio lo farà crescere e mutare: dalla scoperta e accettazione della sua omosessualità, alle prime esperienze erotiche con altri uomini fino a rinsaldare il profondo rapporto con il suo Coach, da sempre figura paterna e fraterna al suo fianco. Incontrerà soddisfazioni e vittorie, piacere e godimento, ma anche dolore, incertezze e sconfitte, fino a incrociare la strada con un bellissimo ma pericoloso avversario, e un patto che lo lascerà ferito e solo. Sarà il match finale nella sfavillante città di Las Vegas che gli permetterà di riscattare la sua dignità e la direzione che sembrava aver smarrito?

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Ho finalmente trovato un libro che valga la pena leggere dalla prima all’ultima parola, senza saltare neanche una frase, una riflessione o un momento di apparente calma, per arrivare subito alle scene succose. Ogni singolo concetto, infatti, collabora per creare una storia semplice e al tempo stesso complessa, così com’è semplice e complessa la vita di Tristan, giovane e bellissimo ragazzo con una passione che riempie tutta la sua vita: il wrestling. Lontano dalla famiglia e dalla cittadina dov’è cresciuto, comincia così il percorso del nostro protagonista, un percorso inizialmente fatto di incontri senza regole, match violenti in luoghi discutibili e vittorie sudate, che si trasforma lentamente in un viaggio non solo fisico ma anche mentale, perché le vicende che vivrà lo porteranno a diventare un uomo molto diverso dal ragazzo innocente che era quando ha accettato di partire.

Ti chiedi come il Coach possa avere tanta fiducia in te, solo il pensiero di salire sul ring contro quell’animale ti fa rabbrividire, ma sei anche troppo orgoglioso per rinunciare, soprattutto adesso che avete affrontato il viaggio, e siete a un passo dall’inizio. Preferiresti finire con un braccio rotto piuttosto che subire l’umiliazione di tirarti indietro davanti a loro.
«Sì, ho davvero paura, lo ammetto.»

La scelta della seconda persona mi ha stupita, ma anche intrigata. Il fatto che l’autore si rivolga direttamente al lettore rende la vicenda personale, intima, come se fossimo sul ring, poi negli spogliatoi, poi in auto, nel ristorante, nei vari bar, nell’ufficio di O’Sullivan. Siamo noi che viviamo la storia, noi che combattiamo, noi che esploriamo i nostri più profondi e intimi desideri.
Ben curati anche gli altri personaggi: il Coach, misterioso e pacato, calmo e riflessivo, un uomo che appare tutto d’un pezzo ma che si scopre pian piano, rivelando un animo buono e un sentimento profondo per quell’adolescente che ha preso sotto la propria ala protettiva come fosse un figlio e che sta vedendo crescere davanti ai suoi occhi; Johnny, uomo fatto e finito, col suo sorriso, i modi eleganti, la parola sempre pronta e la capacità di essere a proprio agio in ogni situazione. Perfino gli avversari che incontriamo sul ring sono ben strutturati, sia che compaiano e scompaiano nel giro di poche pagine, sia che tornino regolarmente nella storia.
L’erotismo sottile da cui è pervaso il romanzo è curato così bene che ogni gesto, ogni sfioramento e ogni carezza risulta gradevole, sensuale, eccitante. Le scene erotiche, obiettivamente poche considerata l’ampiezza del libro, sono dettagliate in modo accurato ma non per questo volgare: l’autore non sfocia mai nell’osceno, rendendo ogni azione delicata e al tempo stesso sorprendente.

Continui a tenere gli occhi chiusi, cercando di analizzare ogni singola sensazione che ti passa per la mente, ma sono troppe e troppo belle, ti perdi in un girotondo che ti fa girare tutta la testa, e ti lasci completamente andare in lui, contro il suo corpo caldo, cerchi di nuovo l’abbraccio, come il primo che non hai mai dimenticato, e lo ritrovi, gioia e piacere, tirandogli i capelli, cercando la sua carne nei tuoi palmi sotto la camicia.

Uno stile pulito, una scrittura scorrevole e a tratti nostalgica, un protagonista che non si svela mai del tutto. “Alle corde” è un diamante tra pezzi di vetro, un libro che si lascia leggere in maniera sublime.

5


La copia ARC è stata fornita dall’Autore

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Recensione in anteprima “Victorian Solstice 2” – Federica Soprani & Vittoria Corella

Federica Soprani & Vittoria Corella (1)

Titolo: Victorian Solstice 2
Autore: Federica Soprani & Vittoria Corella
Serie: Victorian Solstice #2
Genere: Storico, Mistery, Noir
Casa Editrice: Dark Zone
Prezzo: 2,99€
Link all’acquisto: Victorian Solstice 2

SINOSSI

Londra 1891: Jericho Shelmardine, il medium più chiacchierato di Londra, e Jonas Marlowe, ex ispettore di Scotland Yard, sono soci nell’agenzia investigativa J&J Investigations.
Quando il Visconte di Chelsea e la sua innamorata Boudicca Lovelace si presentano da loro chiedendo aiuto per fuggire da Londra e coronare il proprio sogno d’amore, i due investigatori non possono sapere che si ritroveranno invischiati in una guerra senza quartiere tra la più potente organizzazione criminale dell’East End e la cellula più oscura e subdola dei servizi segreti britannici. Ma loro sono abituati alle sfide impossibili.
Come quando Mary Kelly, prostituta di Whitechapel, offre loro tutti i suoi risparmi per ritrovare il mostro di cui è innamorata, l’Orco. Dal passato di Jonas riemerge una vecchia conoscenza, Harper McLeay, e la trama s’infittisce, fino a un epilogo degno di un romanzo gotico. Ma chi sceglierà alla fine la bella tra il mostro e l’eroe?
Jonas e Jericho, paladini dei perduti, custodi dei dimenticati, sono rassegnati a dover fronteggiare solo casi insoliti. Ma forse è l’unico modo che hanno per pareggiare i conti col passato e costruire un nuovo futuro, insieme.

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Siamo a Londra nel maggio del 1891 e ritroviamo Jericho Marmaduke Sherlmardine e Jonas Marlowe all’incirca dove li avevamo lasciati. Jericho continua a fare il Medium in concomitanza con l’attività investigativa avviata con Jonas, che è un ex poliziotto. Vivono insieme in una casa che chiamano “la Fine Del Mondo” e non passa molto prima che casi complicati e situazioni oscure si presentino alla loro porta, costringendoli a intervenire sperando di uscirne vivi.
Non voglio svelarvi troppo della trama, perché è davvero molto articolata e per capire tutto bisogna solo leggere e seguire attentamente ogni passaggio. Ci sono anche tanti personaggi e, lo ammetto, a volte ho fatto fatica a ricordare tutti i nomi e ad associarli a un determinato evento. Ho avuto difficoltà soprattutto all’inizio, perché davvero vengono nominati tantissimi personaggi, dando tanti titoli che probabilmente nell’intento delle autrici serviva a semplificare la vita al lettore, ma a me hanno solo confuso ancora di più le idee.
Una volta che però sono riuscita di nuovo a entrare in sintonia col modo accurato di scrivere di queste due autrici, che risulta essere sempre estremamente evocativo e accattivante, la storia è proseguita in maniera molto più scorrevole e sono stata risucchiata dalle varie situazioni e dalle vicende che si svolgono, sia di suspance che tra Jericho e Jonas.
I due, infatti, hanno ancora tante cose da risolvere e soprattutto Jonas ha difficoltà a lasciarsi andare. Questo aspetto, se da una parte mi ha spinto a voler entrare nel libro a dirgli di darsi una mossa, dall’altro l’ho trovato molto coerente, soprattutto col periodo storico in cui si svolgono le vicende e col passato dell’uomo, che vede la defunta moglie come protagonista. D’altro canto, Jericho può sembrare più noncurante e a suo agio nella sua stessa pelle, ma in realtà anche il Medium ha tantissime cose da risolvere e fantasmi da scacciare.
Non sono due personaggi semplici, ma è proprio questo a rendere tanto affascinanti questi due uomini.
Plauso allo stile delle autrici, che se nel primo volume, “Victorian Solstice”, mi era parso migliorare di storia in storia, qui si mantiene costante e sempre bilanciato, regalando una narrazione fluida ma a tratti ridondante.
Un romanzo, anche in questo caso, estremamente affascinante e pieno di situazioni accattivanti. Due personaggi che è difficile dimenticare e una storia che tiene incollati alle pagine.
Se avete amato il primo volume, non potete di certo farvi scappare il seguito!

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Recensione in anteprima “Maelstrom” – Jordan L. Hawk

Jorda L. Hawk (1)

Titolo: Maelstrom
Autore: Jordan L. Hawk
Serie: Whyborne & Griffin #7
Genere: Horror, Distopico, Storico
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 4,99€
Link all’acquisto: Maelstrom

SINOSSI

Tra l’improvvisa ma sospetta generosità del padre e l’incauta promessa fatta a Christine di aiutarla a organizzare il suo matrimonio, Percival Endicott Whyborne ha abbastanza di cui preoccuparsi. Ma quando la donazione di un codice misterioso al museo Ladysmith attira l’attenzione di un culto omicida, Whyborne si trova a dover fare una corsa contro il tempo per decifrarne subito i segreti.
Anche Griffin ha un caso: la scomparsa di una mappa storica, che conduce rapidamente a vari omicidi. Qualcuno compie sacrifici umani durante rituali oscuri, e tutti gli indizi conducono proprio al museo.
Con gli amici Christine e Iskander, Whyborne e Griffin devono scoprire il vero scopo del culto prima che sia troppo tardi. Forze oscure sono all’opera proprio nel cuore del museo, e vogliono qualcosa di più del codice di Whyborne.
Vogliono la sua vita.

Lady Marmelade2

I misteri che cela la cittadina di Widdershins sono davvero infiniti; il suo sottosuolo nasconde un grande potere che piano piano sta svelando i suoi segreti a Whyborne: un potere antico e pericoloso concentrato in antichi monoliti sparsi su tutto il suo territorio.
C’è molta azione in questo nuovo volume della serie, quasi più della parte romantica riservata alla coppia, ma devo dire che non mi dispiace affatto: sono un’amante dell’azione e del mistero quindi per me è una pacchia!
C’è anche una parte glamour stavolta nella sottotrama, perché finalmente è giunta l’ora per la Dottoressa Putnam di convolare a nozze con il suo bellissimo mezzo egiziano Iskander, l’affascinate archeologo conosciuto nei volumi precedenti, innamorato pazzo della volitiva dottoressa.
Iskander ha il terrore che la ragazza scappi il giorno delle nozze, e conoscendola bene, potrebbe essere un’eventualità che potrebbe davvero avverarsi!
Ce la vedete a scegliere il menù, i fiori, il vestito? Io no!
Ecco perché la Signorina Parkhurst, la segretaria di Whyborne, e Persefone saranno molto felici di aiutarla!
Non scommettevo un euro sul gusto di Persefone e devo davvero ricredermi.
Il padre di Whyborne si è reso disponibile ad ospitare il matrimonio e ricevimento e il povero Ival si sta scervellando sul vero motivo che avrebbe mosso il genitore a fare tale proposta.
Whyborne è ancora molto scettico nei confronti del padre, ma purtroppo è quello che accade quando ci si sente rifiutati per tutta la vita dalla propria famiglia. Niles sta solo raccogliendo quello che ha seminato, ma dalla sua parte ha inaspettatamente Griffin, che cerca di far riavvicinare padre e figlio:

«Se le cose fossero andate in modo diverso, anche io avrei potuto innamorarmi di una donna e sposarla. E le sarei stato fedele. Ma la natura di Percival non è questa, e non avrebbe potuto cambiarla per lei… «Ma non lo sottostimi per quello. Io ho pregato di cambiare, quando ero più giovane. Se fosse stato possibile, l’avrei fatto all’istante.»… «Whyborne… Percival, non l’avrebbe mai fatto. Neppure per compiacere l’intera società, indipendentemente dal costo. E Dio solo sa quanto sia caparbio alle volte, ma non scambi il suo coraggio per ostinazione.»

Padre e figlio avevano davvero bisogno di chiarirsi e questa aggiunta alla trama rende più realistici i personaggi.
Griffin è sempre più innamorato del suo Ival; ora che anche lui è stato “toccato” dal potere della magia lo vede in tutto il suo splendore e lo riconoscerebbe sempre tra tutti grazie alla sua luce interiore. Il loro rapporto è consolidato, fa tenerezza sentire che entrambi si chiamino marito, anche se Griffin avrebbe voluto un matrimonio in chiesa con relativi grandi festeggiamenti, mentre Ival è più come Christine!
Ormai Whyborne non ha più bisogno di rassicurazioni sul suo legame affettivo con Griffin, ma qualche volta è bello sentirsi dire dal proprio innamorato come si è visti attraverso i suoi occhi:

«Il dottor Percival Endicott Whyborne… così distante. Così inavvicinabile.» Il mio cuore batté più in fretta e la pelle prese a bruciare più di prima. «Non lo sono.» … Silenzioso e lontano, come una statua. Nessuno di loro vede quello che c’è sotto al guscio di marmo. Il fuoco che aspetta il momento giusto per esplodere in una vampata.

Stavolta la posta in gioco è davvero alta; si scopriranno traditori e alleati inaspettati all’interno del museo e anche tra gli abitanti di Widdershins, perché la città sa chi le appartiene e nel momento del bisogno chiama a sé i suoi figli…
Creature spaventose, un gatto da tenere sott’occhio, malefici, esplosioni, rocambolesche fughe nelle prime auto a motore tra le polverose strade della città e tanti, tanti incantesimi che metteranno come sempre Whyborne nei guai!
Erano davvero anni che non leggevo una serie che mantiene alta la media delle mie valutazioni, per come è impostata, il doppio POV ci voleva proprio per dare voce anche a Griffin, e per la ricchezza di trama.
Non ho ancora capito fino a che punto l’autrice vorrà portare Whyborne,  perché il rischio di farlo diventare troppo potente e inarrivabile potrebbe essere l’unico elemento che forse mi lascerebbe perplessa: non vorrei lo facesse diventare davvero troppo in tutto, perché a me il timido, impacciato, insicuro e logorroico, tra sé e sé, Whyborne, a me piace proprio così, in perenne attesa di essere salvato dal suo Griffin:

«Mi importa di te.» Si sollevò per baciarmi. «Ti amo. Amo tutto di te.» Si tirò indietro e sorrise. «Non c’è un’altra persona con cui vorrei affrontare un’invasione di creature mostruose provenienti da un’altra dimensione.»

Poi certo l’autrice non sono io e mi armerò di pazienza e li amerò lo stesso!

4.5


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Recensione “Queer City” – Peter Ackroyd

Peter Ackroyd (1)

Titolo: Queer City
Autore: Peter Ackroyd
Genere: Storico, Saggio
Casa Editrice: SEM
Prezzo: 4,99€
Link all’acquisto: Queer City

SINOSSI

Nella Londra romana l’omosessualità era più che accettata. La città era ricca di lupanari e piscine pubbliche deputate al piacere, terme e bordelli. Poi arrivò l’imperatore Costantino con vescovi e missionari; il suo regolamento conteneva le prime leggi contro le pratiche queer.
Seguì un’alternanza infinita di permissività e censura, dal travestitismo femminile alla moda nel 1620 alle frenetiche esecuzioni per sodomia dei primi dell’Ottocento, fino alla ‘peste’ gay negli anni Ottanta.
Ackroyd ci porta in una città nascosta, celebrandone la diversità e l’energia; nel contempo ci ricorda i suoi terrori e i rischi. In una città di superlativi, forse sono questa fluidità sessuale e l’infinita resilienza che incarnano il vero trionfo della City.
Dopo la monumentale opera Londra. Una biografia, l’autore offre un’altra esperienza di lettura unica. Con questo libro Ackroyd lancia un avviso sull’accettazione dell’omosessualità. Trasportandoci in tutti i periodi oscuri della storia gay, Queer City è un preoccupante promemoria di una peculiarità della storia: ciò che è oggi non significa che sarà sempre.

Lady Marmelade2

Spulciando tra i titoli a tema LGBTQ+ sugli store, una ragazza dello staff ha trovato questo titolo; attenzione perché non è un romanzo, ma una specie di excursus storico sulla storia del popolo Queer di Londra, che parte dall’epoca della conquista romana di quelle terre fino ai giorni nostri.
Mi ha subito incuriosita e mi ci sono buttata.
È stata davvero una lettura diversa dal solito ma molto, molto interessante, che mi ha ribadito il concetto che il popolo queer è sempre esistito, è sempre stato oggetto di critica, violenza e soppressione da chi viveva diversamente da esso.
Mi piacerebbe davvero farlo leggere a chi ancora oggi si scaglia contro i queer definendoli contro natura, un prodotto della decadenza della società, del boom economico e delle libertà sessuali tra la fine degli anni ’60 del 1900, e della deriva dell’individualismo per fargli capire che nessuno ha il diritto di perseguire, insultare, deridere e sottomettere chi ama una persona del suo stesso sesso.
Negli ultimi duemila anni della nostra storia la popolazione queer è sempre stata presente, accanto alle persone “normali”; in alcune epoche è stata più o meno tollerata, in altre perseguitata fino alla morte. Ecco alcune tappe della sua storia che vi riporto per incuriosirvi un po’:

Londra Romana:
La sessualità non è un elemento libero nella società. È la società a definire e dominare la sessualità… «Anche i barbari imparano a perdonare i vizi più allettanti». L’autore spiega che gli angloromani cominciarono presto a imitare i vizi e le follie dei loro dominatori: nella loro ignoranza la definivano “civiltà”, ma in realtà era solo un altro modo di essere schiavi. La nuova Londra divenne lo specchio della vecchia Roma.

Fine 1800:
La vera natura del reato non era nemmeno nominata. Un sorriso, un cenno con la testa, un ammiccamento, un fischio: tutto poteva fornire il pretesto per un’azione legale.

Anni ’70 del 1900:
La cultura eterosessuale era la cultura dei politici, degli uomini d’affari, dei giornalisti, della polizia, della magistratura e delle “autorità”, ossia di tutti quelli che, secondo i loro oppositori, pensavano di essere migliori degli altri.

Da donna sono sempre stata più sensibile alla tematica queer, forse per le difficoltà che la donna ha avuto nei secoli per farsi accettare come essere senziente, capace di provare pulsioni sessuali sane e non un’indemoniata che voleva copulare con tutti per sua natura intrinseca! Vi giuro che non sono parole mie, le troverete nel libro; la donna era considerata solo un contenitore per il proseguo della specie, perché non portatrice di vita come siamo abituati a sentirla definire oggi, ma portatrice del divino sperma che la fecondava!
Era infatti più tollerato che una donna provasse affetto per un’altra donna piuttosto che un uomo lo provasse per un altro uomo, appunto perché se avessero copulato tra loro, il prezioso elisir di vita sarebbe andato sprecato.
La donna è sempre stata vista come un oggetto da sfoggiare, una che teneva in ordine la casa, un corpo da riempire; se penso al fatto che in Italia solo nel 1946 alle donne fu “concesso” di votare, mi sale la carogna!
Da sempre quindi mi sento di scendere in prima linea perché vengano garantiti gli stessi diritti al popolo queer; il connubio donna- queer per me è indissolubile.
Anche perché vogliono la stessa cosa che vogliono tutti, come amare, essere amati, potersi costruire una famiglia senza essere oggetto di persecuzione:

Recenti sondaggi indicano che le coppie queer adesso ricercano l’unione permanente del matrimonio per le medesime ragioni dei loro genitori o dei loro nonni. Vogliono amore e impegno. Vogliono vite ordinarie basate su lealtà e intimità. Siamo ben lontani dalla rivolta di Stonewall. Non si parla più di separarsi dalla maggioranza della società, né di reinventare l’identità sessuale e culturale.

Non so se al giorno d’oggi la parità di trattamento sia stata raggiunta, in alcune parti del mondo sì, in altre no, per nulla, in alcune si fa finta di essere tolleranti; che poi cos’è che bisogna tollerare? Non mi è mai piaciuto questo termine, perché si tollera un cane che abbia, non una persona che non fa del male a nessuno e che semplicemente ama un persona del suo stesso sesso…
Il punto rimane sempre questo:

La domanda più duratura è anche la più antica. I queer nascono così o sono un prodotto della società? Gli “essenzialisti” teorizzano che l’omosessualità sia una componente fissa e universale della condizione umana. I “costruttivisti” credono che sia una invenzione culturale che risponde a una molteplicità di stimoli, politici e sociali. Non siamo ancora giunti a una risposta definitiva.

Ma si aggiunge anche che:

Nessun corpo istituzionale, né lo stato né la Chiesa, “possiede” il matrimonio.

La strada da fare è ancora lunga? Davvero non vi so dare la risposta, ma consiglio a tutti nel loro piccolo di lottare sempre per quello in cui credono, di non farsi scoraggiare dall’idea che gli altri credono di avere di noi, e se necessario manifestate per il diritto assoluto di essere voi stessi, sempre:

Se sessanta anni fa il crimine era l’omosessualità, adesso il crimine è l’omofobia, e la necessità di fare “coming out” è una prova di come i pregiudizi sociali ancora resistano.

Un viaggio che è partito da Londra, ma che poteva accadere anche in altre parti del mondo.
Una lettura diversa dal genere romance male to male con cui vi tedio nelle mie recensioni, ma che gli amanti della letteratura di genere LGBTQ+ dovrebbero fare almeno una volta nella loro vita.
Uno scritto molto discorsivo,  fluido, con la possibilità di effettuare da soli approfondimenti grazie alla vastità di materiale che potrete consultare grazie ai riferimenti finali.

4.5


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Recensione “Eppure li ho visti danzare” – Laura Costantini

Laura Costantini (1)

Titolo: Eppure li ho visti danzare
Autore: Laura Costantini
Serie: Diario Vittoriano #2.8
Genere: Storico
Casa Editrice: Self Publisher
Prezzo: 0.99€
Link all’acquisto: Eppure li ho visti danzare

SINOSSI

Un invito per una serata danzante può essere un problema per uno come lord Lennox. Protagonista di pettegolezzi e, al tempo stesso, ambitissimo partito per le fanciulle di buona famiglia e scarsi patrimoni, da chi si farà accompagnare? Oppure si presenterà solo al ballo in onore del suo fin troppo intimo amico Robert Stuart Moncliff? La sorpresa testimonierà che l’amore è un diamante dalle mille sfaccettature, purché si lasci libero il cuore di seguire le proprie strade.

Lady Marmelade2

Un altro piccolo racconto, una piccola perla, che ci trasporta ancora una volta nella vita del giovane Kiran, futuro Lord Lennozx.
Una novella che ci svela ancora una volta la bontà del suo animo, la grandezza del suo cuore e l’amore che nutre verso chi come lui ha dovuto subire violenza gratuita, sin dalla più tenera età.
In un mondo ad appannaggio assoluto dei ricchi, Kiran sta cercando di fare la differenza e cerca di salvare più persone possibili.
Questo suo modo di fare non è visto di buon occhio: fare il filantropo va bene, ma mischiarsi con la servitù è un disonore per la società in cui vive.
Eppure lui se ne infischia: ora che è stato riconosciuto come l’erede al titolo, con tutti i mezzi economici che ne derivano; ha tutta intenzione di portare a termine la sua vendetta e di vivere la sua vita in piena libertà.
Accanto a Kiran c’è sempre il suo Robert, appena convolato a nozze per salvare le apparenze; Kiran ha già deciso che non compierà mai quel passo, non vivrà mai in quella menzogna, nemmeno per salvarsi la vita.
Eppure c’è qualcuno per cui nutre un amore profondo, anche se non come quello carnale, struggente, passione e totale che prova per Robert.
La persona per cui Kiran prova questi sentimenti non è altro che la giovane Flossie, che insieme a tutta la sua famiglia si prende cura di lui dal giorno in cui l’ha salvata dalla strada.
Dopo nove anni in sua compagnia, Flossie è diventata un’amica, una confidente, una complice per la futura missione di Miss Adele tra le strade di Londra.
Flossie possiede una bellezza semplice e pura, molto diversa da quella appariscente e artefatta delle signorine della società per bene, tra cui Kiran dovrebbe scegliere la sua futura sposa:

Lineamenti delicati, occhi scuri, vivaci, grandi, ciglia lunghe, una spruzzata di lentiggini su guance e zigomi. Slanciata nonostante fosse piccola di statura. E un sorriso che accendeva il sole.

Flossie da sempre ama Kiran, ma sa benissimo che il cuore del ragazzo non le apparterrà mai. Flossie sa benissimo a chi ha promesso il suo cuore il giovane Lord, ma non lo giudica; resta in silenzio a vegliare su di lui, lo copre, lo ama incondizionatamente, da sempre e per sempre:

Gli volò tra le braccia e lo strinse, nascondendo il viso contro il tessuto prezioso del gilet, beandosi del suo profumo. Non era suo. Non lo sarebbe mai stato.

L’unica ragazza che Kiran potrebbe mai sposare è proprio Flossie, ma non lo farebbe mai, e non per il timore dello scandalo che porterebbe nell’aristocratica società londinese, ma per non ferire il cuore della giovane.
Una bellissima e profonda amicizia tra due anime molto simili, che si danno conforto, che sanno che saranno sempre presenti l’uno per l’altra, perché l’amicizia non conosce sesso, né  estrazione sociale.
Questo racconto è dedicato a Flossie, una giovane donna nel fiore degli anni, intelligente, umile e coraggiosa, che se fosse nata in altri tempi avrebbe sicuramente cambiato il mondo, come ha cercato di fare con Kiran.
Ancora una volta devo fare i complimenti alla Costantini per aver creato una saga davvero credibile e accurata.
Un complimento va anche a chi ha realizzato le cover di questa serie in stile Grafic Novel: Dany&Dany, sono davvero spettacolari e perfette!

4.5


La copia ARC è stata fornita dall’Autrice