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Recensione “Nick e Charlie” – Alice Oseman

Titolo: Nick e Charlie
Autore: Alice Oseman
Serie: Solitaire #1.5
Genere: Contemporaneo, Scolastico, Illustrato
Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: 7,99€
Link all’acquisto: Nick e Charlie

SINOSSI

Nick e Charlie sono la coppia perfetta, semplicemente inseparabili. Ma adesso Nick sta per andare all’università mentre Charlie ha ancora un anno di liceo davanti a sé. Tutti si chiedono se continueranno a stare insieme. Che domanda stupida: certo che sì, sono “Nick e Charlie”, santo cielo! Eppure, mano a mano che il giorno della separazione si avvicina, anche loro iniziano a chiedersi se il loro amore sarà abbastanza forte da sopravvivere.

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Con questa breve novella (circa ottanta pagine) veniamo catapultati a due anni dopo le vicende narrate in “Heartstopper”. Nick, infatti, ha appena concluso il liceo e sta per andare all’università, mentre Charlie ha ancora un anno davanti a sé da affrontare, prima di poterlo raggiungere e cominciare così insieme la loro vita da adulti.
Se all’inizio erano tranquilli a riguardo, convinti che una relazione a distanza non fosse un problema per due che si amano come loro, con l’avvicinarsi della data in cui Nick deve partire, le cose cominciano a farsi tutt’altro che idilliache…

Io e Nick Nelson stiamo insieme da quando avevo quattordici anni. Fra le cose che gli piacciono ci sono il rugby e la Formula 1, gli animali (specialmente i cani), l’universo Marvel, il rumore che fa il pennarello sulla carta, la pioggia, disegnare sulle scarpe, Disneyland e il minimalismo. E me.

Charlie, infatti, ha sempre più dubbi e paure. Lì dove Nick è entusiasta di iniziare il percorso universitario con la certezza che con il suo Char andrà tutto bene; Charlie è invece pieno di dubbi e paure, alimentate anche dagli altri che continuano a dirgli che è assurdo che due adolescenti stiano insieme da tanto e che, comunque, tutte le coppie nella loro stessa situazione che ci sono già passate hanno finito per lasciarsi, perciò… che senso ha provarci?
Charlie è influenzabile, impaurito e confuso e questo porterà solo guai tra lui e Nick, finendo per farli litigare pesantemente.
A quel punto, quando tutto sembra perduto, è proprio lì che i due capiranno che, invece, la loro forza sta proprio nella loro normalità. Che il loro amore, seppur provato da due persone così giovani, non ha niente di superficiale né di temporaneo.

«Siete Nick e Charlie.»
Rido. «Ma cosa significa?»
«È…» Ride anche lui, espirando in maniera nervosa. «Siete… È difficile da spiegare. È come se… Se ci venisse chiesto di presentare una prova tangibile dell’esistenza delle anime gemelle, chiunque sceglierebbe voi due.»

Un libro che è un po’ un viaggio, un percorso, una consapevolezza dopo l’altra.
Charlie non ne esce benissimo, sono sincera. Già dalla serie è sempre stato quello che preferivo meno, tra i due, ma in questo caso c’è stato un momento in cui mi ha davvero irritata e ho continuato a pensare che fosse davvero infantile. Capisco la paura e tutto, ma come può escludere così Nick, che invece gli è sempre stato al fianco, anche nei suoi momenti più bui? Ho visto una vera mancanza di fiducia nei suoi confronti e mi è davvero dispiaciuto, perché Nick non se lo merita davvero.
Nick, d’altro canto, è sempre dolce e comprensivo ma sa anche farsi valere. Si comporta sempre in modo accomodante, ma non è lo zerbino di Charlie e in questo romanzo lo fa ben comprendere, finalmente.

Non è mai stato una persona particolarmente creativa, non si è mai interessato alla fotografia o all’arte o cose simili.
Credo che le abbia scattate solo per ricordare quei momenti. Per ricordarsi com’era la nostra vita ora. Cazzeggiare a casa, passeggiare, mangiare insieme, dormire insieme.
Sembra una cosa noiosa, ma è meraviglioso.

Insomma, un altro tassello che si aggiunge alla loro storia e che regala a noi lettori un altro momento di dolcezza e di speranza per un futuro perfetto per questi due giovani ragazzi. Un tassello che li vede crescere e prendere sicurezza, che li vede mettersi in gioco e in discussione. Che li vede, finalmente, consapevoli che il loro è tutt’altro che un amore passeggero o adolescenziale; ma che anzi è destinato a durare per sempre.
Come per l’altra novella, anche stavolta la narrazione è accompagnata dalle illustrazioni dell’autrice, che ci trascinano ancora di più nella storia e che abbelliscono il volume in maniera piacevolissima.

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Recensione “Come anima mai: Edizione Illustrata” – Rossana Soldano

Pubblicato precedentemente in un’edizione classica che trovate qui, quest’anno Rossana Soldano (insieme a Hope Edizioni e Mondadori Oscarvault, che hanno avviato una nuova, entusiasmante collaborazione) ha deciso di farci un bellissimo regalo di Natale in anticipo, pubblicando il medesimo romanzo ma… illustrato! Le abili mani che hanno fatto sì che questo lavoro venisse portato a noi sono quelle di Alessandro Sevà che, con uno stile unico ad acquarello, ha reso reali questi due protagonisti tanto amati da noi lettori!
Per annunciarvi questa uscita, vi lasciamo qui sotto i dati tecnici della nuova edizione e la recensione che aveva fatto la nostra Hikaru (con una piccola aggiunta finale inedita), cosicché possiate farvi un’idea del romanzo.
Specifichiamo che, così come ha affermato l’autrice nel suo profilo Instagram, la storia non ha subito modifiche (a parte un nuovo editing), quindi l’interno del libro è uguale. L’unica novità è l’edizione rigida e le illustrazioni presenti.

Titolo: Come anima mai: Edizione Illustrata
Autore: Rossana Soldano
Genere: Storico, Illustrato
Casa Editrice: Hope Edizioni & Mondadori
Prezzo: 28,00€ (solo cartaceo)
Link all’acquisto: Come anima mai: Edizione Illustrata

SINOSSI

Inghilterra, 1936. Lewis Ellsworth, figlio del Duca di Buccleuch, deve stare molto attento a tenere i suoi incontri intimi celati agli occhi degli ambienti aristocratici da cui proviene. All’inizio del suo secondo anno a Cambridge, però, scopre che il ragazzo con cui si è intrattenuto in un pub è uno studente del suo stesso college. Intelligente, affascinante ed eccentrico, William Chase entra nella sua vita come un tornado, scuotendo certezze e intenzioni.

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Questo romanzo non è una storia semplice, lineare, un romanzo adatto per passare del tempo senza pensieri. Perché di pensieri ne avrete molti, confusi e contrastanti mentre vivrete la storia insieme ai due protagonisti. Questi giovani uomini che conoscerete pagina dopo pagina e che amerete, odierete, amerete ancora; in una continua altalena di emozioni.
Lewis, giovane rampollo della nobiltà inglese, la cui famiglia è in amicizia con Churchill; è abituato alla gabbia dorata della sua vita. Di carattere tuttavia sanguigno – più di quanto sia consentito a un nobile inglese –, è profondamente affamato di vita e libertà. Così tanto da diventare irruento. Sua è la voce narrante, suoi sono gli occhi che ci condurranno in questa storia.
Poi c’è William. Enigmatico, sorprendente, a volte così perfetto da farcelo percepire distante; ma nello stesso tempo così magico e seducente da volerlo accanto a noi ogni istante.
La bellezza di questi personaggi sta nel loro essere veri, con i difetti e i pregi che tutti hanno, gli errori che chiunque può commettere.
E vederli crescere, anno dopo anno ti rende orgogliosa come se fossero un po’ anche tuoi.
Questi due meravigliosi personaggi sono uniti dall’amore nato per caso, o forse non del tutto, in un sordido pub di Cambridge nell’ottobre del 1936 e coltivato nell’importante università e in giro per l’Europa, tra Roma, Parigi e Londra.
Poi la guerra, poi la Germania, poi un mondo che non sembra nemmeno lo stesso eppure così tragicamente familiare…
Questo romanzo è vita, e come la vita è sia bellissima che spietata, così è “Come anima mai“. Leggerete di un amore forte ma anche pieno di paure, sbagli e incomprensioni. Un amore che cerca un posto suo, in un mondo dove quell’amore non è nemmeno concepito. Un amore che lotta e soffre ma che mai è sconfitto.

Tu sei stato Parigi prima che Parigi esistesse, tu sei la vita che voglio vivere e la libertà che non sapevo di desiderare. Non c’è alcuna ambizione in me, senza di te. Tu sei tutto ciò che voglio, perché niente è come te.

Le vicende che si snocciolano in trent’anni di vita, vengono trattate con molta cura. Sin dai primi capitoli mi è sembrato di finire in un romanzo di Jane Austen, con quelle ambientazioni, quei personaggi, quel modo di pensare, di comportarsi. Ma ho visto anche Conan Doyle, nel modo di osservare e dedurre, nella capacità di William di sapere senza chiedere, in quella spiccata intelligenza e spudoratezza che lo contraddistingue.
Il loro rapporto è un continuo inseguirsi e riprendersi, prima della guerra, perché troppo giovani e ancora confusi su quel sentimento che li portava così vicini ogni volta, quella gelosia che bruciava ogni fibra, quell’insicurezza e anche quelle cose non dette. Dopo la guerra, beh… Dopo la guerra, per forza di cose, lontani contro la loro volontà per colpa di eventi che sembrano giocare spesso contro di loro, le cose cambiano di nuovo.

Ci amavamo e rincorrevamo a dispetto degli eventi che ci avevano separati e dei capricci d’amore. Eravamo ancora sabbia in una clessidra. Addii che diventavano ritorni e di nuovo addii e, ancora, promesse di ritorni.

Come detto, non è un romanzo semplice e, vi assicuro, non mancheranno colpi di scena che non vi permetteranno di scoraggiavi davanti alle cinquecento e passa pagine da cui è composto. Ma è un romanzo che, chi nei libri che legge cerca l’amore vero, la vita nel bene e nel male nella sua completezza, sono certa apprezzerà tantissimo.
Una cosa che ho gradito molto, oltre le vicende raccontate, è aver viaggiato con loro, aver vissuto l’Europa, la Roma e la Parigi di allora, con i loro occhi. Nonché l’uso di tante citazioni di libri, che accompagnano la loro vicenda per tutta la storia.
L’unico appunto, che non ne pregiudica per nulla la lettura, è qualche piccola incongruenza sull’anno di pubblicazione di alcuni di quei classici e il momento storico in cui sono stati citati. Ma è proprio per trovare il cosiddetto pelo nell’uovo.
Un bellissimo esordio di una scrittrice italiana da assaporare con calma, cura e la lentezza giusta.
E se una cosa l’ho imparata grazie a questo libro è che Wonderland esiste, ma non è un dove, non è neanche solo un quando ma, soprattutto, è un chi.
Aggiungo una piccola nota sulle illustrazioni, che nel loro stile quasi “classico”, rendono la lettura sicuramente più avvincente, dandoci la possibilità di rendere visivamente reali alcune delle scene che più abbiamo amato.

4.5
Pubblicato in: mondadori, recensioni

Recensione “Questo inverno” – Alice Oseman

Titolo: Questo inverno
Autore: Alice Oseman
Serie: Solitaire #0.5
Genere: Contemporaneo, Festività, Illustrato
Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: 7,99€
Link all’acquisto: Questo inverno

SINOSSI

Il Natale in genere è una festa tranquilla in casa Spring. Ma quest’anno non è proprio un Natale ormale: è stato un inverno difficile per Tori, suo fratello Charlie e anche per il piccolo Oliver. Per cui, questo 25 dicembre, il piano è quello di sopravvivere alla giornata uscendone indenni. E se per Oliver ciò significa giocare a Mario Kart con suo fratello e sua sorella, per Tori e Charlie implica necessariamente lasciarsi alle spalle il passato.

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Questa breve novella di Natale, di circa cinquanta pagine, comincia subito dopo la fine di “Heartstopper #4” e, benché in realtà la serie si chiami “Solitaire” e abbia come protagonista Tori, la sorella maggiore di Charlie, anche in questo piccolo racconto c’è la presenza di Charlie e Nick che esce prepotente dalle pagine e che ha, a tutti gli effetti, un ruolo da protagonista.
La storia è divisa in tre parti, una per ogni fratello Springs: la prima ce la racconta Tori, la seconda Charlie e la terza Oliver, il loro fratellino più piccolo.

Tori si siede sul divano e io con lei, e dico: «È più bello quando siamo tutti e tre insieme.»
Tori mi guarda. «Sai che hai proprio ragione?»

Nella prima parte, Tori ci narra cosa significa essere la sorella maggiore di Charlie, che ha problemi di anoressia e depressione. Cerca di fare del suo meglio per aiutarlo a stare meglio e a non farlo sentire nient’altro che “a posto”, ma sembra che gli adulti della loro famiglia (tutti riuniti per il pranzo di Natale) non siano altrettanto in grado di capire come comportarsi.
In questa storia, infatti, gli adulti sono – fatemelo dire – assolutamente orrendi. E lo sono nella loro verità, perché sfortunatamente ne conosco diversi di adulti in questo modo… Ne escono davvero male e spero che arrivi un punto (da qualche parte tra le vicende di Nick e Charlie) in cui capiscano come comportarsi, perché a volte sono davvero i genitori a rovinare i figli, smettendo di essere “genitori” e cominciando a dire “io, io, io”.
La seconda parte, invece, è narrata dal nostro adorato Charlie, che cerca di affrontare come può tutto questo marasma di emozioni e difficoltà, cercando rifugio dal suo Nick, che è l’unico che non lo giudica e non lo tratta come un malato di mente. Con lui si sente al sicuro, e a ragione, perché Nick è veramente magnifico, con lui. Dolce, comprensivo, di supporto. Anche se sono giovanissimi, sono una coppia adorabile che sa esserci l’uno per l’altro e che, nonostante tutto, si accettano così come sono. Nick lo fa sentire accolto, accudito, amato; e Charlie ha bisogno soprattutto di questo, visto il momento di fragilità che sta vivendo.
La terza e ultima parte è narrata dal piccolo Oliver, il fratello minore di Tori e Charlie, di appena sette anni, che ha come unico obbiettivo quello di stare con la sua sorellona e il suo fratellone e la cui innocenza – dovuta alla giovanissima età – fa sì che, alla fine, il Natale sembri un po’ più vero e caloroso.

«Perché sei andata via? Mi sono annoiato un sacco! Questo Natale è stato una noia.»
«Be’… di sicuro è stato un’esperienza.»

Qua e là, troverete delle tavole di Alice Oseman che aiutano a immergerci ancora di più nel racconto, avendola noi conosciuta e amata proprio per la sua famosa graphic novel da cui è stata tratta anche una serie tv di successo.
Insomma, una storia imperdibile per chi ha amato Nick e Charlie e per chi vuole saperne ancora di più su di loro!

4
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Recensione “Aristotle e Dante si immergono nelle acque del mondo” – Benjamin Alire Sáenz

Titolo: Aristotle e Dante si immergono nelle acque del mondo
Autore: Benjamin Alire Sáenz
Serie: Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’Universo #2
Genere: Storico, Scolastico
Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: 9,99€
Link all’acquisto: Aristotle e Dante si immergono nelle acque del mondo

SINOSSI

Aristotle Mendoza ha passato gli anni del liceo a nascondersi, a restare sempre in silenzio, a rendersi invisibile. E si aspettava che anche l’ultimo anno sarebbe stato come gli altri. Da quando si è innamorato di Dante Quintana, però, dentro di lui qualcosa si è spalancato. All’improvviso, Ari stringe nuove amicizie, si ribella ai bulli, fa sentire la sua voce. Sempre, accanto a lui, c’è Dante – il sognatore, lo spiritoso Dante – che riesce nello stesso tempo a dargli sui nervi e ad accenderlo di desiderio.
I due ragazzi sono ben determinati a trovare la loro strada in un mondo che non li comprende. Fino a quando Ari non si troverà ad affrontare una perdita sconvolgente. E dovrà lottare con tutte le sue forze per creare una vita che sia profondamente, gioiosamente sua.

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Di solito inizio una recensione raccontandovi sommariamente la trama senza fare spoiler, ma stavolta voglio iniziare dicendo che, nonostante “Aristotle e Dante scoprono i segreti dell’Universo” sia uno dei miei libri preferiti a tematica LGBTQ+, “Aristotle e Dante si immergono nelle acque del mondo” non mi ha decisamente fatto lo stesso effetto. Basti pensare che il primo volume l’ho letto in due pomeriggi, mentre questo ci ho messo più di venti giorni.
Certo, ha un numero di pagine maggiore, ma ho letto libri anche di mille pagine in molto meno tempo.
Il problema durante la lettura era che, dopo un capitolo o due (e sono tutti brevissimi, per inciso, di massimo sette o otto pagine), dovevo interrompere la lettura perché non riuscivo a sentirmi coinvolta e la mente vagava verso i problemi quotidiani, facendomi dimenticare cosa era appena successo ad Aristotle Mendoza e Dante Quintana.
Nelle note finali del libro, l’autore Benjamin Alire Sáenz stesso ha detto di aver impiegato cinque anni a scrivere questo libro e che ogni pagina è stata difficile durante tutto il processo creativo. Credo che si veda, sinceramente. Lì dove il primo volume era un’esplosione di innocenza, flussi di coscienza e dolcezza; qui abbiamo molte scene ripetute, troppi personaggi, milioni di questioni e troppi pensieri eccessivamente analizzati.

Ovunque volassi lo sguardo, ovunque andassi, tutti parlavano d’amore. Madri, padri, insegnanti, cantanti, musicisti, poeti, scrittori, amici. Era come l’aria. Come l’oceano. Era come il sole. Era come le foglie sugli alberi d’estate. Era come la pioggia che portava ristoro dopo la siccità. Era il sussurro dell’acqua in un ruscello. Era il suono delle onde che si infrangevano sulla spiaggia durante la tempesta. Combattevamo tutte le nostre battaglie per amore. Vivevamo e morivamo, per amore. Quando dormivamo, i nostri sogni erano sogni d’amore. L’amore era il primo respiro quando ci svegliavamo e salutavamo il nuovo giorno. L’amore era una fiaccola che ci conduceva fuori dall’oscurità. L’amore ci salvava dall’esilio e ci portava in un Paese chiamato “Casa”.

Ho apprezzato il realismo del citare l’AIDS e il clamore che, piano piano, proprio in quegli anni (essendo il libro ambientato negli anni ’80) cominciava ad avere, mietendo vittime a profusione; però ho apprezzato meno che ci fossero tantissime questioni non solo di Ari e Dante, ma anche di tutti gli altri personaggi di contorno che sì, colorano il libro con le loro presenze, ma in questo caso lo fanno in maniera chiassosa e non armonica.
Ci sono momenti di profonda poesia, questo sì, non posso non riconoscerlo. In alcuni capitoli mi sembrava di avere davanti lo stesso smalto del primo volume, ma poi quella stessa luce si offuscava per le questioni che citavo poco fa.

«Cosa posso fare, mamma?»
«Lo sai cos’è un cartografo?»
«Certo. È una parola che mi ha insegnato Dante. È una persona che disegna delle mappe del mondo. Non crea quello che c’è nel mondo, ma ne traccia la mappa e la mostra agli altri.»
«Ed è quello che farete voi due. Tu e Dante disegnerete la mappa di un nuovo mondo.»

A mio avviso, ci sono libri o film che devono rimanere “unici” e “Aristotle e Dante scoprono i segreti dell’Universo” era uno di quelli, così da conservarne la purezza e l’incredibile bellezza di una storia d’amore dolce e profonda, placida come l’oceano durante una giornata di sole splendente, ma non per questo meno ricca di tesori se solo si guardava sotto le superfice dell’acqua.
Aristotle e Dante si immergono nelle acque del mondo” è senza dubbio un buon romanzo, perché Benjamin Alire Sáenz scrive bene e questo è indubbio, ma andava sfoltito e, forse, dedicato a due personaggi del tutto nuovi, lasciando ad Ari e Dante il loro fulgido splendore da “libro unico”.

3.5
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Recensione “I sette mariti di Evelyn Hugo” – Taylor Jenkins Reid

Titolo: I sette mariti di Evelyn Hugo
Autore: Taylor Jenkins Reid
Genere: Contemporaneo, FF, Storico
Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: 9,99€
Link all’acquisto: I sette mariti di Evleyn Hugo

SINOSSI

Dopo anni vissuti lontano dai riflettori, la ex “divina” di Hollywood Evelyn Hugo, autentica icona della storia del cinema, è finalmente pronta a svelare la sua verità. E anche quella sui suoi sette mariti, naturalmente. Per farlo, sceglie Monique Grant, una reporter semisconosciuta. La più stupefatta è proprio Monique: perché proprio lei? E perché proprio adesso?
Si dà il caso che per la giornalista non sia proprio un gran momento: dopo pochi mesi dalle nozze il marito l’ha lasciata, e a trentacinque anni la sua vita professionale sembra già arrivata a un punto morto. L’incarico di scrivere la biografia di Evelyn Hugo potrebbe essere l’occasione che aspettava per dare una svolta alla sua carriera.
E così, nello splendido appartamento di Manhattan dell’attrice, Monique ascolta affascinata le parole di Evelyn: dagli esordi nella Los Angeles degli anni Cinquanta fino alla decisione di ritirarsi dalle scene trent’anni dopo, passando per i numerosi matrimoni, l’attrice rivela una storia di feroce ambizione, amicizia inattesa, e un grande amore proibito. Monique si sente sempre più vicina alla leggendaria star: a mano a mano che il racconto di Evelyn si avvicina alla conclusione, appare chiaro che le loro vite sono legate in modo drammatico e ineludibile.

Immagini un mondo dove tu e lei potete uscire a cena insieme il sabato sera senza che nessuno ci veda niente di male. Vorresti piangere, tanto ti sembra semplice, quasi scontato.
Hai lavorato sodo per una vita di lussi. Invece ora brami le piccole libertà.
La pace quotidiana di un amore alla luce del giorno.”

La reporter emergente Monique Grant viene scelta da Evelyn Hugo, ex icona cinematografica, per scrivere la biografia autorizzata nella quale svelerà tutti i suoi segreti appartenenti al passato. All’età di 79 anni, decide così di raccontarsi senza alcun filtro: non vuole essere ricordata solo come donna di spettacolo e per i suoi sette matrimoni, ma desidera mostrare la vera sé. L’unica condizione imposta dalla diva è di non pubblicare niente prima della sua morte.
La narrazione non è lineare poiché ci sono diversi salti temporali in cui si alternano i colloqui quotidiani delle due donne nel presente, gli articoli di cronaca rosa e dei capitoli dedicati al passato di Evelyn. In quest’ultimi, pagina dopo pagina, si viene catapultati nello spietato mondo di Hollywood che, fin dai suoi albori, ha cercato di imporre dei canoni di vita considerati consoni al buon costume. Evelyn stessa si svela essere un personaggio costruito quasi a tavolino dalla macchina hollywoodiana, una donna che è arrivata a sacrificare se stessa per inseguire il sogno di diventare una diva del cinema americano e per raggiungerlo è stata disposta a tutto. È arrivata a cancellare le sue origini e il suo accento, a modificare il colore dei suoi capelli, a sposarsi più volte con uomini con il solo scopo di raggiungere il successo. Per tutta la sua esistenza Evelyn ha celato un segreto in particolare, ovvero che è bisessuale e che il suo più grande amore è stata una persona del suo stesso sesso. Solo adesso che è anziana si sente pronta a dichiarare chi è sempre stata e il suo orientamento poiché prima essere bisessuale non era tollerato, soprattutto se si era una figura pubblica come lei.
Ho amato Evelyn con tutta la sua psicologia complessa e la mancanza di perfezione. Mi sono commossa in vari passaggi della storia, soprattutto in quelli in cui sono presenti Celia e Harry per i quali la Hugo prova sentimenti estremi. Ottimo anche lo stile di scrittura che è semplice, ma allo stesso tempo incalzante. Infine, ho trovato geniale il colpo di scena del legame tra la diva e la reporter.
Ammetto di aver iniziato la lettura di questo romanzo con il timore di rimanere delusa perché, a primo impatto, sembrava contenere tutti gli elementi che solitamente mi fanno storcere il naso. Infatti, pensavo che fosse l’ennesimo volume con una figura femminile protagonista che racconta i suoi sette matrimoni con uomini per poi aggiungere un piccolo e insoddisfacente accenno ad un rapporto tra due donne. Fortunatamente mi sono dovuta ricredere ed è rientrato tra i miei libri preferiti del 2022.

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Recensione “Ancora una fermata” – Casey McQuiston

Titolo: Ancora una fermata
Autore: Casey McQuiston
Genere: FF, Fantasy
Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: 9,99€
Link all’acquisto: Ancora una fermata

SINOSSI

August Landry ha ventitré anni e ha trascorso gli ultimi cinque spostandosi da una città – e università – a un’altra. Cinica e disincantata, non si fida di nessuno e porta sempre con sé un coltellino svizzero perché, come le ha insegnato sua madre, “è meglio non farsi cogliere impreparate”. Quando decide di trasferirsi a New York, non ha grandi aspettative. Dopotutto è cresciuta pensando che non ci sia alcuna “magia” nella vita, che le storie d’amore tanto celebrate nei film non esistano e, soprattutto, che possiamo contare solo su noi stessi perché, in fondo, siamo soli al mondo. Mai e poi mai potrebbe immaginare che proprio nei suoi eccentrici coinquilini troverà la famiglia che le è sempre mancata e un posto da poter finalmente chiamare casa. E, soprattutto, che i suoi viaggi quotidiani in metropolitana diventeranno qualcosa di eccitante. Chi poteva pensare, infatti, che nella sua vita sarebbe piombata lei, Jane, la ragazza con la giacca di pelle nera che August incontra ogni volta che prende la linea Q. Jane, la parte migliore della sua giornata. Sarebbe davvero tutto perfetto se non fosse che la ragazza sembra incapace di scendere, da quel vagone della metro. Ma August non è una che si arrende facilmente e farà di tutto, compreso ciò che del suo passato aveva cercato di lasciarsi alle spalle, pur di “salvarla”. E forse salvare anche se stessa imparando che, alla fine, vale la pena iniziare a credere in qualcosa. E negli altri.

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“AAA cercasi coinquilino/a per appartamento al 5° piano da condividere con altre tre persone. 700$ al mese. Deve essere queer e trans friendly. Non può avere paura dei cani né del fuoco. Se siete bilancia lasciate perdere, ne abbiamo già una. Chiamare Niko.”

Voi rispondereste mai a un annuncio così? Sappiate che se non lo fareste, vi perdereste l’incontro con delle persone fantastiche.
August, la nostra protagonista, risponde all’annuncio. Non che si aspetti nulla, in realtà… Ha solo bisogno di una casa e di un lavoro. L’inizio delle lezioni è troppo vicino per farsi scrupoli e una volta iniziata l’università, cercare entrambe le cose sarebbe impossibile, quindi in un primo momento decide di accontentarsi per lo meno di un tetto sopra la testa.
Così, fa la conoscenza di Niko, un pessimo barista e veggente part-time; la sua ragazza Myla, artista e commessa in un negozio di vintage; Wes, un tatuatore un po’ artista un po’ pasticcere sbattuto fuori di casa dalla ricca famiglia perché ha abbandonato la via che loro gli avevano tracciato e Barba, il suo barboncino.
La prima sera nella sua nuova stanza viene trascinata da Niko e Myla a “La casa del pancake” e ne esce anche con un lavoro, risolvendo nel giro di pochissimo entrambi i suoi problemi. Sembra che gli astri stiano girando dalla sua parte – se August credesse in quelle cose, chiaro – se non fosse che la prima giornata di corsi si ritrova con la camicia inzuppata di caffè e il cellulare recuperato da un canaletto di scolo (fortunatamente intatto) sulla linea Q della metropolitana. Ciò rende la ragazza un po’ meno gioiosa di quello che vorrebbe. Inoltre, i turni di lavoro sono estenuanti, si sente addosso così tanto odore di fritto che oramai è convinta che non è sui suoi vestiti ma l’ha assorbito la pelle e non riesce a chiudere occhio.
È in queste condizioni disastro che che incontra una misteriosa ragazza, Jane, proprio su un vagone della metro. Ma non è un incontro qualsiasi, no. Quella ragazza, infatti, cambierà per sempre la sua storia.
Ma non è solo Jane a essere importante, come personaggio. Per un breve momento la metterò da parte, perché ci sono molte cose che sono importanti in questo nuovo inizio a New York della nostra August.
La ragazza, infatti, inizia una nuova vita perché comincerà a permettere alle persone che l’hanno accolta di entrare nel suo cuore. Niko, Myla e Wes diventeranno parti importantissime della sua vita; diventeranno una famiglia, che è una cosa che August non ha mai conosciuto. Il rapporto che ha con la madre è sempre stato diverso da quello degli altri hanno con le loro e del resto della sua famiglia non sa quasi nulla, a parte di suo zio, l’uomo che sua madre sta cercando da quarant’anni. August non si è mai permessa di affezionarsi a qualcuno, di avere amici o rapporti, convinta che sopravvivere fosse sufficiente; cosa che ovviamente gli abitanti del 6F non le permetteranno mai.
E così, oltre a loro, ad August inizierà a importare anche di altri: da Isaiah in arte Annie, loro vicino di casa innamorato di Wes; a Lucie, la manager del locale e tutti i suoi colleghi. La ragazza diventerà parte di New York e New York diventerà parte di August.
E poi c’è, ovviamente Jane: la misteriosa, bellissima Jane, da cui si sente attratta dal primo sguardo, che trova sempre nel vagone quando sale sulla linea Q e vi rimane quando lei scende. C’è dell’energia, tra loro, non si può negare, ma allora perché non accetta i suoi (anche se un po’ ingenui) inviti a vedersi da qualche altra parte che non sia un vagone puzzolente? C’è dietro altro? Qualcosa di razionalmente impossibile? Per aiutare Jane, August dovrà fare quello che, dopo aver aiutato sua madre per anni, si era ripromessa di non fare più? E se nel percorso si rendesse conto che l’unico modo per essere felice è accettare che il dolore può essere dietro l’angolo?

“A volte il punto è proprio la tristezza, August. A volte devi sentirla solo perché merita di essere sentita.”

Oltre lo stile di scrittura, che ti tiene incollata alle pagine, ho apprezzato un sacco la rappresentazione che ha fatto di tutti i personaggi: non sono macchiette, hanno storie, paure, ricordi; sono veri e questo è davvero bellissimo da incontrare in un romanzo e, sfortunatamente, non sempre scontato.
È una storia che parla di amore, certo, ma anche di amicizia, famiglia, di paure e del coraggio di affrontarle, di perdono e follia (di quella buona eh: glitter, salti nel buio e baci rubati) tutto condito con un pizzico di magia, che diciamoci la verità, non guasta mai.

4.5
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Recensione “Felix Ever After” – Kacen Callender

Titolo: Felix Ever After
Autore: Kacen Callender
Genere: Contemporaneo, Transgender, Scolastico
Casa Editrice: Mondadori Oscarvault
Prezzo: 9,99€
Link all’acquisto: Felix Ever After

SINOSSI

Felix Love, nonostante il nome, non si è mai innamorato. E si rende dolorosamente conto dell’ironia della cosa. Vorrebbe tanto sapere cosa si prova, e soprattutto perché quello che sembra così facile per tutti, per lui non lo è. Come se non bastasse, anche se è orgoglioso della propria identità, Felix – una persona nera, queer e transgender – teme segretamente che la sua esistenza all’incrocio fra più marginalizzazioni gli impedisca di conquistarsi un lieto fine tutto suo.
Quando un anonimo studente inizia a tormentarlo, dapprima diffondendo il suo vecchio nome e alcune sue foto precedenti alla transizione, poi inviandogli messaggi transfobici, Felix progetta una vendetta. Quello che non immagina è che tutto ciò lo farà finire dritto dritto in un quasi-triangolo amoroso.
E mentre impara a districarsi tra i propri sentimenti incasinati, Felix intraprende un viaggio che lo porterà a ridefinire il rapporto più importante: quello con se stesso.

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Felix Love ha diciassette anni, è di colore ed è trans. In sintesi: la sua vita non è esattamente facilissima. E non perché ci sia qualcosa che non va in lui, ma perché la gente giudica il colore della sua pelle e la sua identità solo perché può dare aria alla bocca.
Per fortuna, ha in Ezra Patel non solo il suo migliore amico, ma anche il suo più grande alleato. Ezra, infatti, lo vede semplicemente per quello che è: Felix. Senza etichette, senza un “prima” e un “dopo”, senza soffermarsi sul colore della sua pelle o sul fatto che la loro situazione economica sia molto diversa. Ezra è ricco, mentre Felix è povero in canna e con un padre che lavora da matti per permettergli di andare alla St. Catherine (una scuola privata di arte) e che con tanti sacrifici ha pagato non solo le sue cure ormonali, ma anche l’operazione per far sì che Felix smettesse di essere una ragazza e potesse finalmente essere quello che sentiva di essere da sempre: un ragazzo.
Felix è, dunque, un adolescente in piena crisi perché deve trovare la sua strada nella vita e vincere una borsa di studio per l’università, perché vuole innamorarsi e perché vuole che suo padre lo accetti e smetta di usare il suo vecchio nome. Vuole essere riconosciuto per quello che è, in barba a tutti gli sforzi che il genitore fa per lui, anche se a volte non sembra.
Felix è, per dirla tutta, un protagonista non proprio amabile.
Ci sono alcuni aspetti di lui che mi sono piaciuti, mentre altre volte l’ho trovato davvero irritante. Continuavo a ripetermi che è un adolescente e che come tutti gli adolescenti pensa di avere ragione e se la prende quando un adulto gli dice che non ce l’ha; ma davvero a volte ho fatto fatica a empatizzare con lui e col modo che ha di comportarsi e di interagire con gli altri. Si piange molto addosso, si commisera, senza rendersi conto di quanto sia molto più fortunato di tanti altri. È vero: è di colore e trans e per questo la gente lo giudica; inoltre, suo padre a volte usa il suo vecchio nome, ma cavolo, ci sta provando! Lo ha supportato in tutte le spese mediche! Potrebbe avere un po’ più di pazienza, no? Dirgli le stesse cose (che sono giuste e che riguardano la sua identità e il riconoscimento della stessa) in un modo meno volubile e arrabbiato, ma più conciliante.
Di sicuro quando la situazione si complica e qualcuno lo prende di mira, ferendolo, allora la sua rabbia e frustrazione diventano più comprensibili, anche se a volte ho davvero faticato a capire perché si comportasse in un determinato modo rispetto al fare un qualcosa che io reputo più logico e maturo.

«È insopportabile vedere come, boh, ci sbatti in faccia di essere trans. Non tutti hanno il lusso di essere così aperti. Non tutti hanno il lusso di poter fare coming out. Io no, per esempio. I miei genitori non mi accetterebbero mai. Eppure tu te ne vai in giro ostentandolo ogni volta che puoi.»
«Non ostento proprio niente, esisto e basta. Io sono così. Non posso nascondermi. Non posso scomparire. E anche se potessi, ‘fanculo, perché dovrei? Ho diritto quanto te di esistere a questo mondo.»

Di questo romanzo ho sicuramente apprezzato il modo semplice eppure efficace con cui comunica argomenti importanti come il rispetto dell’identità di genere, della privacy e dell’outing degli altri e la confusione con cui tante persone devono fare i conti ogni giorno. Ho apprezzato che si specifichi che l’identità di genere e la sessualità sono fluide e che non solo non ci identificano, ma che sono anche del tutto normali e di certo non fonte di giudizio da parte degli altri.
Ho apprezzato che la presenza dei compagni di classe e amici fosse importante e calzante, ricordandomi molto i romanzi e le graphic novel di Alice Oseman, in una storia corale e che rappresenta davvero i ragazzi più giovani.
Ho gradito anche il rapporto con Ezra e la sua evoluzione, il modo in cui si supportano e anche se bisticciano sono capaci di volersi bene oltre la rabbia.
Insomma, un romanzo che è sicuramente un bel prodotto per il messaggio che lascia e per la storia che tratta, ma che non sono riuscita ad apprezzare del tutto perché il protagonista, a volte, ho fatto davvero fatica a comprenderlo e a empatizzare con lui.

4
Pubblicato in: mondadori, recensioni

Recensione “Sotto la porta dei sussurri” – T. J. Klune

Titolo: Sotto la porta dei sussurri
Autore: T. J. Klune
Genere: Paranormal, Fantasmi
Casa Editrice: Mondadori Oscarvault
Prezzo: 9,99€
Link all’acquisto: Sotto la porta dei sussurri

SINOSSI

Quando un mietitore va a prenderlo al suo stesso funerale, Wallace comincia a sospettare di essere morto.
E quando Hugo, il proprietario di una singolare sala da tè, si offre di aiutarlo ad “attraversare”, Wallace capisce che, sì, deve proprio essere morto.
Ma Wallace non si rassegna ad abbandonare una vita che sente di avere a malapena attraversato ed è deciso a vivere fino in fondo anche un piccolo scampolo, anche una breve parentesi di esistenza che, se vissuta pienamente, può farsi intera.

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Alla prima tazza di tè, siamo due estranei.
Alla seconda tazza di tè, sei mio gradito ospite.
Alla terza tazza di tè, siamo una famiglia.

Wallace Price è un avvocato ed è… poco simpatico, se così vogliamo dire. Tratta tutti con freddezza, credendo di avere la verità in tasca e la ragione sempre dalla sua parte. Lo dimostra il modo in cui tratta una dipendente di lunga data del suo studio, che per un singolo errore viene licenziata senza esitazione, suscitando in lui a malapena un fastidio per il contrattempo. Wallace non è un uomo empatico. Non è un uomo amorevole, né disposto a sentire altro che non sia quello che vuole.
Eppure quando, appena due giorni dopo, Wallace muore e un mietitore dall’aspetto insolito viene a prelevarlo al suo stesso funerale, l’integerrimo avvocato si renderà conto che c’è molto di più della sua vita ordinaria e che varcare le porta del Passaggio di Caronte, Sala da Tè e Dolcetti è molto più che proseguire nella sua strada verso l’Aldilà. È una porta. Un viaggio. Un passaggio da una vita a un’altra.

«Ho scelta?»
«Nella vita? Sempre.»
«E nella morte?»
«Qui è un po’ più… regolamentato. Ma per il tuo bene. Te lo assicuro.»

Sì, perché è questo che è questo libro: un viaggio. Si celebra la vita, ma al contempo si celebra anche la morte. Si mostra che la morte non è una fine, ma un nuovo inizio. Una nuova “fase della vita”, come diceva qualcuno di ben più acculturato di me. Un fluttuare da quello che si era e si conosceva a qualcosa di completamente inaspettato ma non per questo per forza di cose spaventoso.

«La morte non è la fine di tutto, Wallace. È una fine, certamente, ma che prepara per un nuovo inizio.»

Il viaggio che compie Wallace mentre è morto è, di fatti, molto più significativo di tutto quello che ha fatto in vita. Triste? Forse. Ma la verità è che solo quando esce dalla sua routine e mette in dubbio le sue convinzioni, che Wallace capisce quanto altro c’è e quanti altri sentimenti si è impedito di provare, convinto com’era ad ancorarsi dietro a convinzioni e atteggiamenti che ormai aveva dato per scontato.

«Non sei vivo, Wallace. Ma esisti ancora.»

Il viaggio di Wallace nella sala da tè di Hugo Freeman, il suo traghettatore, è un qualcosa che rimescolerà completamente le carte in tavola. Un qualcosa che gli farà capire che, se imparerà ad ascoltare se stesso in primis, ma anche tutti gli altri, si renderà conto che nella vita c’è di più e che quel di più magari è proprio a portata di braccio.

Magari lo era stato davvero. Importante. Non certo per il pianeta, e nemmeno per la gente, ma lì, in quel luogo? Per Hugo e Mei e Apollo e Nelson? Sì, pensò, forse lì qualcosa contava; era una bella lezione sull’inaspettato. E non era proprio quello il punto? La grande risposta al mistero della vita? Godersi appieno ciò che si ha finché lo si ha, nel bene e nel male, le cose belle e le cose brutte.
Wallace non si era mai sentito vivo come da morto.

Ovviamente Wallace non è solo, in questa avventura.
C’è Mei, una giovane ragazza asiatica che è un po’ umana e un po’ no, che minaccia chiunque voglia prendersela con la sua famiglia e che è sensibile ma anche forte.
C’è Apollo, un cane-fantasma che ha vissuto con Hugo poco tempo ma quel poco è stato così significativo che non ha più voluto lasciarlo; che ama inseguire scoiattoli che neanche lo vedono e rimanere sdraiato pancia all’aria davanti al fuoco in attesa che qualcuno gli gratti la pancia; che difende la sua famiglia di fronte a tutto e tutti, senza mai tirarsi indietro.
C’è Nelson, il nonno-fantasma di Hugo, che è un vecchietto divertente e astuto, capace di cogliere il buono anche dalle piccole cose. Che è rimasto al fianco del nipote perché non vuole che rimanga solo, a vivere il suo lutto senza nessuno accanto che possa sorreggerlo.
E infine, ovviamente, c’è Hugo, che è molto più di un traghettatore o del proprietario di una sala da tè. Hugo è luce e speranza e silenzi e parole. Hugo è tanto e poco insieme ed è la sua straordinaria umanità a renderlo così profondamente giusto per Wallace e per il lavoro complicato e delicato che ha scelto di fare.

Senza pensarci, Wallace gli si avvicinò di nuovo, voleva dargli conforto. La sua mano passò attraverso la spalla di Hugo.
Si ritrasse, una smorfia addolorata sul volto. «Non sono veramente qui,» sussurrò.
«Invece sì, Wallace.»

L’umanità di questi personaggi, delle pagine stesse di questa storia, è un qualcosa di inaspettato e al contempo sperato, conoscendo da tantissimo tempo la penna di T. J. Klune.
Apprezzo sin da tempo immemore i suoi lavori, che sanno essere così profondamente diversi l’uno dall’altro, e a volte sanno anche essere più seri, come questo, senza perdere quei momenti di ilarità, come lampi di luce nel buio.
Il talento incredibile di questo prolifico autore è che sa spaziare in tantissimi argomenti e generi e riuscire a regalare comunque storie convincenti e ricche di significato.

L’onestà era un’arma. Poteva essere usata per pugnalare e spargere sangue. Wallace lo sapeva, le sue mani erano già insanguinate. Ma adesso le cose stavano diversamente. Aveva rivolto l’arma contro se stesso, trasformandosi in carne viva e terminazioni nervose esposte.
Forse fu per questo che disse: «Avrei voluto incontrarti prima. Non qualcuno simile a te. Avrei voluto incontrare proprio te.»

Questo libro, come dice espressamente Klune nei Ringraziamenti ma anche come si evince dalla Dedica, è profondamente personale. Per chi, come me, conosce questo autore da anni, già dalla Dedica poco fa citata, comprende l’importanza e l’impatto che scrivere questo libro ha avuto sull’autore. Il libro, infatti, è dedicato a Eric, che altri non era che Eric Arvin, a sua volta un autore scomparso troppo presto a causa di una crudele malattia. T. J. Klune lo amava e quell’amore si legge in ogni riga, in ogni pagina, così come il dolore della sua perdita e la volontà di trovare un nuovo modo per vivere.
Quando perdiamo una persona che abbiamo amato non siamo più gli stessi, ma sta a noi stabilire cosa fare di quel dolore e come trasformarlo, magari in qualcosa di positivo, per quanto possibile.

«Non è mai abbastanza, vero? Il tempo. Pensiamo sempre di averne un sacco, ma per quello che conta davvero non è mai abbastanza.»

Questo libro ha come tema centrale la morte, ma al contempo è come se parlasse solo di vita, ed è impossibile non apprezzarlo esattamente per quello che è: un incoraggiamento a viverla al massimo e a rendere ogni nostro giorno degno di essere vissuto.

«Se passiamo tutto il tempo a preoccuparci per le piccole cose, rischiamo di perdere di vista quelle grandi.»

4.5
Pubblicato in: mondadori, recensioni, recensioni in anteprima

Recensione in anteprima “Radio Silence” – Alice Oseman

Titolo: Radio Silence
Autore: Alice Oseman
Genere: Contemporaneo, Scolastico, FF, MM
Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: 7,99€
Link all’acquisto: Radio Silence

SINOSSI

Frances Janvier è sempre stata una “macchina da studio” con un unico obiettivo: entrare in una università d’élite. E nulla la può fermare: né gli amici, né il segreto che nasconde, neppure la sua stessa personalità. Aled Last frequenta l’ultimo anno del liceo ma ricorda a tutti un bambino piccolo che ha perso la mamma al supermercato. È timido e prende sempre voti altissimi. Quando incontra Aled, Frances scopre una nuova libertà. Per la prima volta non ha paura di essere se stessa. Frances è una ragazza, Aled un ragazzo, e, come spesso succede, i due si innamorano e… No, in effetti non va così. Frances e Aled non si innamorano affatto: collaborano a un podcast. E ottengono un inaspettato successo, che potrebbe però rivelarsi fatale per il loro rapporto. In un mondo che sembra determinato a imbrigliare le loro vite su binari già stabiliti, Frances e Aled lottano per superare le proprie paure e trovare la propria voce nel corso di un anno che cambierà le loro vite. Avranno il coraggio di mostrare a tutti chi sono veramente? Radio Silence è un romanzo di formazione indimenticabile che affronta con grazia i temi dell’identità, della diversità, della pressione verso il successo a tutti i costi, mostrando che ci vuole coraggio, sì, ma siamo sempre liberi di scegliere di essere chi siamo.

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Ho avuto il grandissimo piacere di ricevere il nuovo romanzo di Alice Oseman in anteprima e mi sono ritrovata a leggere una storia delicata e attenta ai temi importanti (come ci ha già abituate questa bravissima autrice), ma anche una storia corale con diversi protagonisti che hanno saputo ognuno conquistarmi a modo suo.
Ci sono Frances, Daniel e Adel; ognuno con la sua storia e il suo spazio, e ve ne parlo meglio qui sotto.
Frances è una ragazza intelligente. La migliore del suo corso. Frequenta il liceo, è rappresentante d’istituto e si sta preparando per l’ammissione a Cambridge; ha studiato tutta la vita per raggiungere quell’obiettivo. Anche se non è proprio sicura che sia quello che vuole ma… Ehi! Non si può sprecare tutto quel lavoro per niente, no? Frances non ha dei veri amici, anche perché nasconde una gran parte di sé dentro a vestiti anonimi e grandi libri. La ragazza nasconde un segreto (o forse più di uno, in realtà) e non può parlane con nessuno; perché non la capirebbero e la giudicherebbero. La maschera costruita fino a quel momento che la rende agli occhi di tutti una studentessa perfetta, pronta per una delle università migliori al mondo, non deve essere infranta per nessun motivo. Ha un ottimo rapporto con la madre, sono complici e amiche, e aveva una migliore amica fino a che non è scomparsa nel nulla. Ora non ha davvero nessuno con cui essere se stessa, a parte la donna, e questo la fa sentire isolata ancor più dei segreti che nasconde.
Daniel è l’altro rappresentante d’istituto, anche lui è il migliore del suo corso, anche lui è più solo di ciò che sembra, anche se un amico nella sua vita c’è. Un ragazzo che frequenta il liceo maschile, un anno avanti a loro. Un genio che ha già in tasca l’ammissione all’università. Un ragazzo che sembra più piccolo di loro con quegli occhi grandi e la poca propensione a parlare.
Aled ha una sorella gemella che è scappata di casa. È bravissimo a scuola. Non sopporta la madre. Ha Daniel, ma non riesce ad essere sincero con lui su una cosa molto importante perché ha dannatamente paura di essere lasciato da solo per quello. Aled si veste sempre in maniera noiosa e fa di tutto per non essere visto. Aled ha un segreto che sta per cambiare la sua vita, e non solo la sua.
Se vi ho incuriosito finora, sappiate che è solo l’inizio.
La Oseman ha la capacità di parlare alla mia parte nascosta, a una parte che ho imparato a mettere via per un sacco di tempo. Penso che se avessi avuto i suoi libri quando frequentavo il liceo, mi sarei sentita molto meno sola. Perché, grazie ai suoi personaggi che riflettono il mondo multiculturale in cui viviamo, non è solo brava a parlare con delicatezza di tanti temi importanti cari al mondo LGBTQ+ – e per questo dovrebbero essere cari a tutti noi in quanto esseri umani – come la diversità e l’accettazione di sé, ma nei suoi libri si trova anche la ricerca del proprio posto nel mondo, che forse non è quello che abbiamo creduto dovesse per forza essere.
Quando frequentavo il liceo non ero lontanamente vicina a Frances, Daniel o ad Aled; la mia media scolastica assomigliava molto di più a quella di altri personaggi che conoscerete, però un qualcosa di loro tre l’avevo: quella maschera che indossavo costantemente per non essere riconosciuta per quello che ero, i vestiti da nerd che nascondevo perché erano troppo “da strani” per la mia famiglia. Quelle storie che scrivevo e non facevo leggere a nessuno perché avevo il terrore di quello che avrebbero pensato.
Ho perso tante cose quando ero una ragazzina per paura e ho la certezza che se avessi avuto i suoi libri avrei davvero vissuto in maniera diversa. Forse non con i miei compagni, forse dal di fuori non sarebbe cambiato nulla, ma dentro avrei riconosciuto un’anima affine e non mi sarei sentita tanto sola.
Quindi non posso far altro, ancora una volta, di consigliare questo suo libro e di rallegrarmi del fatto che finalmente i ragazzi possano avere nelle loro librerie libri del genere, che li possono aiutare a capire che “strano” non vuol affatto dire “sbagliato”.

5

La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

Pubblicato in: mondadori, recensioni

Recensione “Parole per noi due” – Tommaso Zorzi

Titolo: Parole per noi due
Autore: Tommaso Zorzi
Genere: Contemporaneo
Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: 9,99€
Link all’acquisto: Parole per noi due

SINOSSI

“La playlist che qualcuno dei miei colleghi stronzi ha messo su è incappata su una canzone degli Abba, One of Us. Gli Abba hanno due effetti: o ti fanno ballare e ridere come uno scemo, oppure ti metti a piangere come uno scemo al quadrato. E io sono sulla buona strada per la seconda opzione. No, non si dimentica in fretta. Alzo lo sguardo. Che cosa ho fatto?!” Stefano è in crisi, ha perso il suo lavoro. È stanco delle serate a Porta Venezia e del sesso occasionale, anche se per il suo miglior amico Filippo c’è un’unica soluzione a tutto: scopare di più. Fosse così facile basterebbe passare la giornata su Grindr. Ma Stefano vuole di più sia dalla sua vita sia dall’amore. Per questo decide di mollare tutto, dai gin tonic al suo piccolo appartamento, per inseguire il suo sogno: trasformare in un bed and breakfast la casa di sua nonna arroccata in un paesino sul Passo della Cisa. Ma si sa, tra il dire e il fare… La vita in montagna non è facile per un milanese doc come Stefano. Anche se a renderla un po’ meno complicata c’è Riccardo, che ha tutto: è bello, intelligente, profondo, produce un formaggio buonissimo. Ma ovviamente c’è un ma: Riccardo ha una ragazza, anche se emana innegabili gay vibes. In Parole per noi due Tommaso Zorzi racconta, con leggerezza e ironia, due giovani vite e un amore apparentemente impossibile. Due esistenze irrisolte che però, proprio grazie a un sentimento vero e irrinunciabile, potranno trovare la strada per diventare finalmente se stesse.

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Avevo già letto il precedente lavoro di Tommaso Zorzi, noto influencer che si è fatto conoscere negli ultimi anni grazie alla sua partecipazione a un noto show televisivo e alla sua ironia e irriverenza. Quel primo lavoro, piuttosto acerbo, aveva avuto sì una trama interessante, ma non aveva approfondito abbastanza alcuni temi importanti e altri li aveva trattati con un po’ troppa leggerezza, lasciandomi un senso di “incompiuto” che non era stato abbastanza per soddisfarmi.
In questo secondo lavoro, seppur ancora credo ci siano margini di miglioramento, di sicuro ho trovato uno stile più preciso, più maturo, che mi ha convinta decisamente di più rispetto al lavoro precedente.
In questo romanzo, infatti, Tommaso Zorzi ci racconta la storia di Stefano e di come dovrà imparare a capire cosa vuole, che strada intraprendere, chi e quando  amare, seppur non sempre lo farà nel tempo giusto.
Questa storia, difatti, è malinconica, formata da frasi brevi e molta analisi interiore. Le azioni sono veloci (forse a volte troppo), ma è sui sentimenti che l’autore tende a concentrarsi, come ci fa capire sin dalle prime pagine, quando Stefano vede il murales di una gigantesca farfalla che gli ricorda sua nonna e che gli porta alla memoria ricordi dolce-amari di quella che sembra una vita prima; la vita di qualcun altro.
Il romanzo è ambientato a Milano, a Parigi, ma anche nella campagna limitrofa alla capitale della moda nostrana; durante il periodo della Pandemia, con mascherine e Green Pass, distanziamento sociale e restrizioni. Questo aiuta sicuramente il lettore a immedesimarsi nei protagonisti, a seguire la loro storia come se fossero degli amici della vita reale a raccontargliela, perché mai come adesso è fresco in noi il ricordo di tutti i decreti e le regole che ci hanno condizionato la vita negli ultimi due anni, seppur per una buona ragione.
Il viaggio di Stefano è complicato, a volte sofferto, pieno di ostacoli e di battute d’arresto.
Se cercate un protagonista senza macchia e senza paura, questo non è il romanzo che fa per voi. Stefano è un personaggio assolutamente fallace, che spesso vi darà sui nervi e di cui non sempre riuscirete a capire le motivazioni fino in fondo.
Il nostro protagonista è un po’ lo specchio della nostra società, dove tutto sembra che: o piova dal cielo, o non vale la fatica di impegnarsi per ottenerla. Un personaggio che alla fine capirà che le cose vanno cercate, seguite, ottenute battendosi con le unghie e con i denti; e che quando si passerà troppo tempo a tirarsi indietro, alla fine la vita andrà avanti senza di noi.
Una storia attuale, in cui molti si ritroveranno per certi aspetti, sicuramente perfezionabile, ma che voglio premiare con mezzo punto in più per il miglioramento netto rispetto al primo romanzo.

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La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice