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Recensione “La vita nonostante tutto” – Tim Federle

Tim Federle

Titolo: La vita nonostante tutto
Autore: Tim Federle
Genere: Contemporaneo, Scolastico
Casa Editrice: Il Castoro
Prezzo: 13,17€ (solo cartaceo)
Link all’acquisto: La vita nonostante tutto

SINOSSI

Quinn avrebbe tutte le carte in regola per un’estate esplosiva: sedici anni, una bella faccia, tante idee e un grande talento per il cinema. Il suo sogno: scrivere sceneggiature di successo per Hollywood. Sono anni che si prepara insieme a sua sorella Annabeth: lui scrive e lei dirige. Peccato che, qualche mese prima, il tempo si sia fermato. Un brutto incidente gli ha portato via Annabeth e il futuro che aveva immaginato. Ma non si può toccare il fondo per sempre, e a volte basta un primo passo per ricominciare: andando controvoglia a una festa, per esempio, può capitare di conoscere il ragazzo più figo del mondo. Può capitare anche di innamorarsi. E se il ragazzo è più grande di te, va già al college e presto se ne tornerà a casa, be’… il grande casino della vita è dietro l’angolo, pronto a riconquistarti. Nonostante tutto.

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Quinn Roberts è sempre stato un grande amante del creare sceneggiature e con la sorella Annabeth erano un’ottima squadra. Peccato che Annabeth rimanga coinvolta in un incidente e muoia, e la vita di Quinn a quel punto viene completamente stravolta.
Perde la voglia e l’interesse di fare qualsiasi cosa e vedere sua madre che ha rinunciato a vivere per la scomparsa della figlia, di certo non lo aiuta a risollevarsi il morale.
L’unica nota positiva è il suo migliore amico, Geoff, che non l’ha abbandonato neanche per un secondo e che anzi, le prova tutte per trascinarlo fuori dal suo guscio. Come invitarlo a una festa dove il giovane Quinn incontra Amir, un ragazzo che colpisce subito il suo interesse.
Quinn è impacciato e goffo e non sa ancora se valga la pena vivere senza sua sorella Annabeht, ma la vicinanza di Geoff che lo supporta nonostante il suo coming out e l’interesse nascente sempre più intenso nei confronti di Amir, aiuteranno il ragazzo a venire fuori da quel turbine di negatività e a scrivere la sceneggiatura della sua vita?
Questo è, sommariamente, l’inizio del romanzo che ci accompagnerà passo passo con Quinn nelle sue prime esperienze di vita. Anche cose banali già fatte in precedenza, ma che affrontate senza sua sorella assumono tutto un altro sapore.
Quinn è un sedicenne pieno di insicurezze e con un dolore grande, ma anche con un grandissimo sogno: quello di fare lo sceneggiatore, e infatti molte parti del romanzo sono narrate sottoforma di copione.
Quello che però mi ha davvero colpito in questo romanzo è il profondo senso di amicizia che si respira, il rapporto tra Quinn e Geoff che è di supporto incondizionato. Anche se Quinn si innamora di Amir, ama comunque Geoff, seppur in modo diverso, e sa che in lui ci sarà sempre un alleato instancabile.
Un romanzo per ragazzi, adatto anche ai più giovani, che spinge a credere nei propri sogni e a rialzarsi sempre.

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La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

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Must Read 2019: le migliori letture del blog

Per concludere l’anno in bellezza, abbiamo pensato di chiamare a raccolta tutto lo staff e creare per ognuna delle nostre ragazze, una top 3 dei migliori libri letti (e recensiti per il blog) quest’anno. Quelli che ci sono rimasti nel cuore in modo speciale e che ci hanno emozionato profondamente, a volte fino alle lacrime.
Queste sono le nostre classifiche! Enjoy!
(cliccando sulle cover, entrerete nelle recensioni)

FRANCESCA

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LADY MARMELADE

Laura Costantini (2) 59833561_2184441638291956_6124077851709800448_n 57407246_2150946111641509_1242931263078137856_n

EVELYNE

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SLANIF

54268513_2092710937465027_6342758658501246976_n Ultima-notte-SVC-corr Benjamin Alire Sáenz

ADELESH

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HIKARU

Rosalie Hawks 41ReNke+52L Sara Santinato

TFPEEEL

Jane Seville Enys L Z Daniela Barisone & Juls S K Vernet

All’anno prossimo con le nuove letture e le nostre recensioni.
Vi ricordiamo che potete trovarci anche sulla nostra Pagina FacebookInstagramTwitter e ovviamente Goodreads!

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Recensione “L’arte di essere normale” – Lisa Williamson

Titolo: L’arte di essere normale
Autore: Lisa Williamson
Genere: Contemporaneo, Scolastico, Transgender
Casa Editrice: Il Castoro
Prezzo: 11,99€
Link all’acquisto: L’arte di essere normale

SINOSSI

David Piper ha quattordici anni, e il tempo gli rema contro. I suoi genitori credono sia omosessuale, a scuola è vittima dei bulli. I suoi due migliori amici sono gli unici a sapere la verità. Leo Denton, al suo primo giorno alla prestigiosa scuola di Eden Park, ha un solo obiettivo: passare inosservato. Ma ben presto cominciano a circolare voci sulla sua espulsione dalla scuola precedente. E il fatto che la bella e popolarissima Alicia si innamori di lui non aiuta a tenerlo lontano dai riflettori e dai guai… Quando Leo prende le parti di David in un diverbio, tra i due nasce un’inaspettata amicizia. Ma le cose stanno per diventare ancora più complicate perché alla Eden Park i segreti non rimangono tali a lungo…

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David Piper è un quattordicenne che sin dalla più tenera età ha un unico desiderio: vuole essere una femmina.
Peccato che nessuno lo prenda sul serio, o creda che questo desiderio sia così tanto radicato in lui, a tal punto da essere perseguibile e un vero e proprio sogno da realizzare.
Il fatto che lui si sente una donna dentro, unito ai suoi atteggiamenti, spinge alcuni suoi compagni di scuola a pensare di avere il diritto di infastidirlo e tormentarlo, rendendolo in tutto e per tutto vittima di bullismo.
Leo Denton è appena arrivato alla Eden Park e ha un grosso segreto da nascondere. Infatti, il suo unico desiderio è di passare inosservato e di finire l’anno nell’anonimato. Peccato che la popolarissima Alicia, una delle Reginette della scuola, punti il suo sguardo ammaliante proprio su di lui, mandando letteralmente a monte il piano del povero Leo.
Sarà durante una scaramuccia con altri compagnia che Leo difenderà David e i due si conosceranno, diventando inaspettatamente grandi amici.
David riuscirà a realizzare il suo sogno? E Leo riuscirà a mantenere il suo segreto?

Io non volevo essere nessuna di quelle cose. Ecco ciò che ho scritto: Io voglio essere una femmina.

Avevo messo gli occhi su questo romanzo da molto tempo, ed ero davvero curiosa di sapere come l’autrice, Lisa Williamson, avrebbe affrontato il tema della transessualità.
Mi sono ritrovata di fronte a una lettura incentrata sul tema, ma secondo me non approfondita come avrebbe dovuto. Avendo già letto libri in tema, “L’arte di essere normale” l’ho trovato meno completo ed esaustivo rispetto ad appunto altri libri che trattano lo stesso tema. Forse un fattore a sfavore è stata la giovanissima età dei protagonisti, che non possono prendere decisioni autonome o comunque metterle davvero in pratica, visto che non ne hanno i mezzi. Essendo così piccoli, non c’è effettivamente nulla di concreto che David possa fare, a parte sognare e annotare sul suo taccuino i cambiamenti che non vorrebbe vedere e che invece interessano il suo corpo di adolescente maschio in pieno sviluppo.
Tuttavia, un punto che è a grandissimo favore del romanzo, è proprio il fatto che parli di questo tema.
Nonostante siamo nel 2019, c’è ancora moltissimo pregiudizio verso le persone transgender, così come pochissima conoscenza in materia. Trovare libri del genere è importante, soprattutto se letti da ragazzi giovani.
Infatti, grazie ai toni sono semplici, alla scrittura lineare e mai pesante, questa lettura è particolarmente adatta a uno studente delle superiori, e magari pure delle medie. È un libro apprezzabile soprattutto per le persone più giovani, che probabilmente riconoscono le dinamiche della vita scolastica e si sentono più coinvolte anche con i dubbi e i patemi tipici dell’adolescenza di David e Leo.

Ci metto una vita ad addormentarmi. E anche se Leo non dice più niente, so che è sveglio. Non mi lascia mai la mano.

Lo stile dell’autrice è fresco e questo è in tutto e per tutto un romanzo di formazione. Un racconto dolce, tenero, a tratti innocente, pieno del dolore di David di essere in un corpo sbagliato e di Leo a causa del suo passato e di una famiglia anaffettiva che lo ha lasciato con molti strascichi e sofferenze.
Una storia sull’accettazione – personale e da parte degli altri – e sulla crescita di due giovanissimi ragazzi che muovono i primi passi nel mondo.

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La copia Cartacea è stata fornita dalla Casa Editrice

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Recensione “L’ultima notte della nostra vita” – Adam Silvera

Titolo: L’ultima notte della nostra vita
Autore: Adam Silvera
Genere: Contemporaneo
Casa Editrice: Il Castoro
Prezzo: 16,00€ (solo cartaceo)
Link all’acquisto: L’ultima notte della nostra vita

SINOSSI

Che cosa faresti se scoprissi che oggi è l’ultimo giorno della tua vita? Il 5 settembre, poco dopo mezzanotte, il servizio Death-Cast contatta Mateo Torrez e Rufus Emeterio per dargli una cattiva notizia: moriranno nel corso della giornata. Mateo e Rufus non si conoscono ma, per diverse ragioni, entrambi cercano un amico per passare l’ultimo giorno della loro vita. Esiste un’app per questo: si chiama Last Friend ed è così che Rufus e Mateo si incontrano. Entrambi sanno che il tempo a loro disposizione è già segnato. Ma non hanno nulla da perdere e resta solo da vivere tutta una vita in un giorno. Questo romanzo ci ricorda che non esisterebbe la vita senza la morte, né l’amore senza il sentimento di perdita. E che è possibile cambiare tutto il nostro mondo in un solo giorno. Per chi ha bisogno di ricordare che ogni giorno è importante. Un’intensa storia d’amore definita dal destino fin dall’inizio.

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Avere la possibilità di dire addio prima di morire è un’opportunità incredibile, ma non è meglio passare quel lasso di tempo a vivere e basta?

È appena passata la mezzanotte quando Mateo Torrez riceve La Chiamata da Death-Cast. Un’impiegata annoiata di nome Andrea, dopo aver sbagliato il suo nome e averlo chiamato Timothy, gli comunica che nel corso delle prossime ventiquattro ore, lui morirà.
Mateo ha solo diciotto anni. Sua madre è morta dandolo alla luce e suo padre è in coma da tempo dopo un incidente sul lavoro. È da solo, e spaventato, e quando il messaggero della Death-Cast gli dice ciò, si pente di non essere mai uscito dai suoi schermi, di non aver osato. Ha vissuto davvero? Ha fatto davvero qualcosa per cui valesse la pena dire di aver vissuto?
Mateo vorrebbe uscire e vivere il suo Ultimo Giorno da ragazzo coraggioso, ma non è sicuro di poterlo fare da solo. Perciò, scarica la App che permette di trovare un Ultimo Amico: LastFriends. Questa App aiuta i Decker come lui (cioè quelle persone a cui è stato annunciato che moriranno nel corso del giorno successivo) –  ma anche le persone che non sono Decker e vogliono semplicemente regalare il proprio tempo a uno di essi – a entrare in contatto e a passare insieme il Giorno Finale, aiutandosi e proteggendosi a vicenda, per rimanere vivi il più a lungo possibile; così come vivere esperienze mai provate prima in quella che si spera sia una buona compagnia.
È lì che, dopo chat poco incoraggianti, Mateo entra in contatto con Rufus, quello che diventerà il suo Ultimo Amico.
Rufus “Roof” Emeterio ha ricevuto la chiamata qualche minuto dopo Mateo, mentre era impegnato in una rissa.
È un diciassettenne in affido dopo che, quattro mesi prima, tutta la sua famiglia – madre, padre e sorella – hanno ricevuto La Chiamata e sono morti annegando nella loro auto nel fiume Hudson. La cosa peggiore, per Rufus, è che lui era lì con loro, ma è riuscito a uscire dalla macchina pressappoco illeso.
L’unica cosa bella ricavata da tutto quel dolore, sono gli amici che ha trovato nella Casa Famiglia (che loro chiamano Plutone): Malcolm, Tagoe e Aimee. Di Aimee si è anche invaghito, ma tra loro è finita, ed è proprio il nuovo fidanzato di lei che sta picchiando, Peck, perché questi si è permesso di spargere sciocchezze su di lui alle sue spalle.
Rufus non è cattivo. Non è una persona violenta. Ma è arrabbiato con il mondo.
Quando riceve La Chiamata, una remota parte di lui ne è terrorizzata, ma l’altra la accoglie come una Benedizione, perché senza la sua famiglia che senso ha vivere? Certo, non voleva morire così giovane, ma al contempo non ne è spaventato come si aspettava che sarebbe stato. Non come quando la sua famiglia è stata chiamata da un altro messaggero del Death-Cast e ha metaforicamente messo fine alla loro vita.
Però, a causa del pestaggio, Peck chiama la polizia e Rufus non riesce ad abbracciare i suoi amici e a dire loro addio come avrebbe voluto. I poliziotti arrivano proprio mentre si sta svolgendo il suo Funerale, e così è costretto a scappare con la sua fidata bicicletta e a nascondersi tra le strade buie della città.
Sarà proprio quando si fermerà a riprendere fiato che noterà un murales dedicato alla App LastFriends e deciderà di scaricarla entrando in contatto con Mateo.
I due sono diversissimi, ma stanno per morire e vogliono passare le ore – o forse i minuti? – che gli restano in compagnia di qualcuno, perciò quanta importanza potrà mai avere?
Mentre le ore scorrono lentamente e al contempo velocissime, accompagniamo Mateo e Rifus in giro per la città, osserviamo New York attraverso i loro occhi, conosciamo la loro vita tramite i loro racconti e siamo lì, passo passo, a trascorrere il loro Giorno Finale come Ultimi Amici invisibili.
Riuscirà Mateo a trovare un po’ di coraggio dentro di sé e a buttarsi, senza timore di cosa gli altri potranno pensare? E riuscirà Rufus a dimenticare la rabbia e a essere grato di aver avuto quegli altri quattro mesi e, soprattutto, quell’Ultimo Giorno con una persona così speciale?

Mi preoccupa un po’ l’idea di passare il mio Giorno Finale con qualcuno che ha accettato la morte, qualcuno che ha fatto degli errori. Non lo conosco, ovviamente, e potrebbe essere un folle autodistruttivo – in fondo è là fuori nel cuore della notte nel giorno in cui deve morire. Ma al di là delle scelte che facciamo, insieme o da soli, per noi due il traguardo è lo stesso. Non importa quante volte guardiamo da entrambi i lati per attraversare la strada. Non importa se non ci buttiamo col paracadute per non correre rischi, anche se così non avremo mai l’occasione di volare come i miei supereroi preferiti. Non importa se teniamo la testa bassa quando passimo accanto a una gang in un quartiere malfamato.
Non importa come scegliamo di vivere, alla fine moriamo entrambi.

Da dove comincio a parlare di questo libro?
Ammetto di averlo puntato da prima che uscisse. Non conoscevo l’autore, non avevo mai letto niente di suo, eppure la sinossi mi ha subito intrigata. Ho procrastinato un po’, e alla fine mi sono detta che tanto valeva contattare la Casa Editrice per vedere se fornivano la copia ARC. Non c’è niente di male a chiedere, giusto? Beh, Il Castoro, e soprattutto Paola, sono stati così carini con me da inviarmi addirittura la copia cartacea. Di solito tendo a comprare solo ebook, in quanto lo spazio in casa scarseggia, ma la consapevolezza di avere in cartaceo questo libro meraviglioso mi consola il cuore dopo il dolore patito durante la lettura. Come un balsamo lenitivo, cura le ferite che la bellissima e al contempo struggente storia di Mateo e Rufus mi ha lasciato.
Non so davvero cosa dire. Ed è strano, perché sono una delle persone più logorroiche che esistano.
Se mi conosceste un po’, sapreste che quello che sto per dire sarebbe scioccante: non volevo che finisse. C’ho messo quasi più tempo a leggere le ultime dieci pagine che tutto il romanzo. L’ho divorato in un pomeriggio, e la mattina seguente ho proceduto una riga alla volta, fermandomi ogni poche parole.
Non avevo mai capito le persone che dicono di non voler finire un libro, perché pensavo sempre: “Ma come? Ti sta piacendo! Non hai voglia di sapere come andrà a finire?”. Per me è sempre stato così. Più mi piace un libro, più ho voglia di sapere che fine faranno i protagonisti. Ma non stavolta. Forse perché sin dall’inizio si sa quale Destino li attende, ma non volevo davvero dire addio a Rufus e Mateo. Non volevo salutarli. Non volevo smettere di parlare con loro, vivere le loro avventure, come se fossi un’altra Plutone e gravitassi nella loro Galassia. Come se fossi un’amica che gli sta dicendo addio e non vuole, perché dire addio è sempre una schifezza. Ma non averne la possibilità? È meglio? Preferireste sapere di stare per morire, così da dire addio a tutti quelli a cui volete bene, chiudere tutti i conti, vivere l’ultimo giorno facendo cose che amate o magari pazzie; o preferireste non saperlo e ritrovarvi a vivere una giornata come le altre?
Io onestamente non lo so. Però so che Rufus e Mateo mi hanno insegnato una cosa: bisogna vivere. Non importa quando scade il tempo. Bisogna vivere ogni giorno come se ce ne fossero altri cento e al contempo come se fosse l’ultimo. Bisogna uscire dalla propria zona di confort e buttarsi in qualcosa di inaspettato. Bisogna circondarsi delle persone che amiamo e che ci amano e ricordare ogni giorno che non siamo soli. Bisogna abbracciare stretto il tempo e rendere ogni singolo secondo indimenticabile.

Detesto chiederglielo, ma forse ci sta pensando anche lui. «Moriremo perché ci siamo trovati?»
«Dovevamo morire già prima di conoscerci», dice Mateo.
«Lo so. Ma forse era scritto così sulla pietra o nelle stelle o che ne so. Due ragazzi si incontrano. Si innamorano. Muoiono.»
«Questa non è la nostra storia.» Mateo mi stringe le mani. «Non stiamo morendo perché ci amiamo. Saremmo morti oggi in ogni caso. Non solo mi hai tenuto in vita, mi hai fatto vivere. […] Due ragazzi si incontrano. Si innamorano. Vivono. Questa è la nostra storia.»

L’ultima notte della nostra vita” non è un romanzo che parla di seconde occasioni, ma di consapevolezze e priorità. Di felicità nel momento peggiore della vita. Del fatto che, anche uno sconosciuto, anche azioni individuali che paiono senza conseguenze, in realtà potrebbero averne di enormi.
È un romanzo che parla di lasciarsi andare, di perdonare, di perdonarsi, di abbandonare il passato e il dolore che ne deriva e di lanciarsi verso il futuro, anche se questi durerà solo ventiquattro ore ancora.

Ci sono domande a cui non posso rispondere. Non posso dirti come sopravvivere senza di me. Non posso dirti come piangermi. Non posso convincerti a non sentirti in colpa se ti dimentichi l’anniversario della mia morte, o se ti rendi conto che sono passati giorni o settimane o mesi senza che mi pensassi.
Voglio solo che tu viva.

In una New York che sembra quella di adesso, ma che al contempo non lo è, il Mondo si è evoluto a tal punto da rispondere a una delle domande che fanno più paura. Ad anticipare il momento e a prepararti, a darti la possibilità di dire addio e di trovare un Ultimo Amico nel tuo Ultimo Giorno.
Un mondo come quello che conosciamo, fatto di brava e cattiva gente, di persone con un cuore buono e altre con uno arrabbiato, che gestisce la vita e la morte come un mercato, inventando App, luoghi d’incontri e diavolerie come se i Decker fossero carne da macello. Un mondo corrotto e spesso crudele, che però regala a Mateo e Rufus un Ultimo Amico – e un Giorno Finale – speciale. Un momento di pura felicità, perché è quello che regala l’amore, che si viva per meno di ventiquattro ore o per molto di più.

«Ti avrei amato se avessimo avuto più tempo. […] La gente perde un sacco di tempo ad aspettare il momento giusto, ma a noi non è concesso questo lusso. Se avessimo tutta la vita davanti scommetto che ti stancheresti di sentirmi dire quanto ti amo perché sono convinto che quella è la strada che avremmo preso. Ma visto che stiamo per morire voglio dirlo tutte le volte che voglio: ti amo, ti amo, ti amo, ti amo.»

Un romanzo meraviglioso che andrebbe letto da chiunque.
Un romanzo che regala emozioni e profondità. Due personaggi che si fanno amare nel giro di una riga e che fino all’ultimo speriamo non muoiano, perché sono due stelle speciali a cui non vogliamo dire addio.
Un romanzo che mi ha commosso fino alle lacrime, e che custodirò nella mia libreria come il gioiello prezioso che è.

«Anche se non fossi mai riuscito a baciarti, mi hai dato la vita che ho sempre voluto.»

Voto dieci anche per la cover, che racchiude in una singola illustrazione tutto lo spirito del libro: la città di New York che fa da sfondo alle loro avventure, la notte che scorre inesorabile, la morte che li insegue e due improbabili amici che procedono fianco a fianco nel loro Giorno Finale.

Prendo la mano di Mateo e annuisco. «Finirà pure con un game over, ma intanto abbiamo vinto.»

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La copia cartacea è stata fornita dalla Casa Editrice