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Recensione in anteprima “Howtown: piccola città” – Henry Rios

Titolo: Howtown: piccola città
Autore: Michael Nava
Serie: Henry Rios #4
Genere: Storico, Noir
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 4,99€
Link all’acquisto: Howtown: piccola città

SINOSSI

Un caso controverso riporta l’avvocato Henry Rios nella cittadina in cui è nato, mettendolo nella traiettoria di un implacabile assassino.

Sono passati quasi dieci anni dall’ultima volta che Henry Rios ha visto sua sorella, Elena, dopo che una storia familiare dolorosa ha lasciato entrambi segnati da ricordi infelici. Ma la loro riunione è ben diversa da ciò che aveva immaginato: sua sorella vuole chiedergli di difendere Paul Windsor, un loro vecchio conoscente che ha un passato di pedofilia ed è stato accusato di omicidio dopo che la polizia ha rilevato le sue impronte sulla scena del crimine.
La vittima, che smerciava pedopornografia, è stata torturata e poi massacrata di botte in una stanza di motel. L’indagine riporta Rios nel suo vecchio quartiere e lungo una strada tortuosa di ricatti, gelosie e amore malato. Costretto a guardare in faccia i suoi demoni, dovrà affrontare alcune difficili verità su se stesso… e le macchinazioni di un killer spietato.

Con la consueta attenzione ai chiaroscuri dell’anima, Michael Nava ci riporta nella California di fine anni Ottanta per immergerci nel calore opprimente di una piccola città dell’entroterra e in una storia complessa, che intorbida il confine tra carnefice e vittima.   

Lady Marmelade2

Henry Rios si dimostra ancora una volta un essere umano fuori dal comune in questo quarto volume.
Caso dopo caso, Henry esce sempre di più allo scoperto con il lettore, mostrando le molteplici sfaccettature del suo essere così umano; non è di certo perfetto, visto il suo passato da alcolista ma cerca sempre di fare del suo meglio, nel lavoro come nella vita privata.
Una telefonata inaspettata, lo riporta sul viale dei ricordi, nel suo passato, che non ha mai dimenticato, perché lo ha reso l’uomo e l’avvocato che è oggi.
La telefonata è una richiesta di aiuto da parte della sorella; non la sente da anni, ci sono state molte cose non dette fra loro, si erano allontanati e forse questo è il momento giusto per recuperare il loro rapporto.
Anche la sorella di Henry non ha avuto vita facile; i due si somigliano molto di più di quello che pensava da ragazzo, vittime entrambi di una famiglia machista e disfunzionale.
Ora sono cresciuti, hanno la possibilità di creare finalmente un legame famigliare, anche se manterranno sempre le idee diverse:

“«Questo è il paradiso,» dissi aprendo la portiera. Lei sorrise, e le linee intorno alla sua bocca si fecero più profonde. «Il paradiso non è un posto, è un’aspirazione.»”

Anche il rapporto con Josh sta diventando più intenso; sta evolvendo e cresce sempre di più tanto che Henry non riesce a capacitarsi del fatto di aver trovato qualcuno da amare di nuovo e che lo ami per quello che è. Tra di loro c’è una bella differenza d’età, ci scherzano spesso, ma non possono scherzare col terzo incomodo del loro rapporto:

“Amavo sia il ragazzo che l’uomo, ma non sempre capivo con quale dei due avessi a che fare… ma lui era penetrato nel midollo della mia vita ed ero deciso a stare al suo fianco per quanto più tempo possibile… a prescindere da cosa provassi per lui, da quanto lo amavo, ci trovavamo ai lati opposti della barriera divisoria che separava chi era infetto da chi non lo era. Potevo intravedere qualcosa del suo lato, ma lui ci viveva.”

Nava descrive in maniera vivida il periodo storico in cui ha deciso di far muovere i suoi personaggi, riportandoci nel nostro recente passato, dove la sua comunità è stata falcidiata dalla piaga del secolo. Ora che la piaga ha mietuto vittime in tutti gli strati sociali, le autorità si sono rese conto del pericolo e nuove terapie nascono ogni giorno. Vedere come Josh affronta la sua situazione da speranza ma fa anche stringere il cuore. Nava ha la capacità di descrivere con empatia lo stato emotivo dei suoi personaggi senza essere mai smielato, perché questo è sempre un noir e il cliente di Henry è tutto fuorché una brava persona.
Il caso è complesso, l’omicidio è stato brutale ed efferato, ma quello che ha commesso in passto il suo assistito è abominevole, come le giustificazioni che gli escono dalla bocca!
Eppure Henry non rifiuta il caso, convinto dell’innocenza del suo assistito; crede anche che dietro quel manipolo sconclusionato di prove ci sia molto di più da far venire a galla.
Henry del resto è l’incarnazione del principio base del diritto alla difesa: tutti hanno diritto di essere difesi, anche se colpevoli; nessuno può sostituirsi a un giudice e tutti devono avere un giusto processo. Così dovrebbe essere in qualsiasi sistema giudiziario, ma non è sempre così. Henry davvero l’avvocato che tutti vorrebbero:

“«A volte difendo qualcuno perché penso che meriti un po’ di sollievo, o forse solo perché mi sta simpatico. E a volte lo faccio perché, qualunque cosa abbia fatto il tizio, a lui hanno fatto qualcosa di peggiore.» Sorrisi. «E a volte lo faccio per soldi. E altre ancora perché non lo farebbe nessun altro. Come in questo caso.»”

Non nego di aver provato sentimenti di ripugnanza verso il suo assistito; mi ha fatto venire la pelle d’oca sentire uscire dalla sua bocca certe giustificazioni al suo comportamento. Anche se non ci sono descrizioni fisiche di quello che ha compiuto in passato – anche qui Nava si dimostra un eccellente narratore che non scade mai nel sensazionalismo, senza fornire sordidi dettagli sui crimini compiuti- sentire uscire quelle parole dalla sua bocca è stato come prendere un pugno nello stomaco.
Pensare poi che c’è ancora chi paragona la pedofilia all’essere gay mi fa ribollire in sangue nelle vene! Davvero non ho parole, ma solo insulti.
Nelle ultime pagine Nava ci racconta un altro pezzo del suo vissuto, da dove ha preso lo spunto per scrivere la storia e del perché lo ha fatto: per sensibilizzare, per tenere la luce accesa su una piaga che ancora non è stata sconfitta.
Henry ha percorso davvero tanta strada, da solo ma anche con l’aiuto di chi gli è rimasto accanto, tanto da diventare la persona che ora può fare la differenza:

“Avevo amato così di rado che mi sentivo in debito verso i pochi che erano stati oggetto del mio amore, per il sollievo che avevano offerto alla solitudine. Era il peso di quel debito che sentii mentre lo guardavo svoltare l’angolo.”

Per quel che concerne l’indagine devo dire che anche stavolta l’autore non mi ha delusa; gli elementi per arrivare a capire chi sia davvero l’omicida ci sono tutti, non è stato difficile arrivare alla soluzione.
Devo poi dire che mi piace molto che l’autore descriva bene l’iter giudiziario che si dipana nel libro; ne sono affascinata, essendo da sempre un’amante dei polizieschi made in USA, dove il sistema è del tutto diverso dal nostro, ma sono facili da comprendere o forse sono io che sono di parte avendo studiato la materia in passato!

4.5

La copia ARC è stata fornita dalla Casa Editrice

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