Pubblicato in: recensioni, triskell edizioni

Recensione “Quel maledetto gioco chiamato amore” – Cristina Bruni

Titolo: Quel maledetto gioco chiamato amore
Autore: Cristina Bruni
Serie: Maledetto amore #1
Genere: Contemporaneo, Sportivo
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Prezzo: 5,99€
Link all’acquisto: Quel maledetto gioco chiamato amore

SINOSSI

Se saprai tenere duro quando in te non c’è più nulla, allora sarai un uomo.
Alejandro Santiago, studente senior alla Oak River Tech in Arizona e quarterback della squadra di college football, sogna da sempre un futuro nella NFL. Ma la sua esistenza è oscurata da un’ombra pesante: a sedici anni ha assistito alla morte violenta del padre e ancora si incolpa per non essere riuscito a salvarlo.
Anche Max Mankiewicz, 36 anni, aspira a una carriera nella lega nazionale, come head coach. Si ritrova invece bloccato nel campionato universitario, in una piccola cittadina dell’Arizona, ad allenare una delle peggiori squadre della conference. L’ultima cosa che vorrebbe.
Così come perdere la testa per il suo giovane quarterback.
Ma non può farci nulla: l’attrazione è così forte da spingere l’uno nelle braccia dell’altro.
Solo che Max, abituato da sempre a vivere nascosto, ha alle spalle un passato che vorrebbe dimenticare, fatto di tradimento e umiliazione. Ha perso tutto già una volta per colpa di un ragazzino che giocava a football. Non vuole ripetere l’esperienza.
Quando viene lasciato da Max, Alejandro sente franare tutto il suo mondo: Max è la cosa più bella che gli sia capitata dopo tanti anni di sacrifici. Ma dopotutto è il destino che merita per aver lasciato morire suo padre.
Perciò, quando si ritrova tra le mani la possibilità concreta di poter realizzare il sogno di Max, non ci pensa due volte a rischiare tutto ciò che ha. Il suo futuro, la sua salute.
E la sua vita.

Evelyne2

 «Dovete divertirvi ed essere in ogni minuto fieri di voi stessi. Perché quando uscirete dal campo, quando prima di andare a dormire vi guarderete allo specchio, non dovrete rimpiangere nulla. Dovrete sapere di aver dato tutto per la squadra. Correte, placcate, lottate assieme. Tattica? Sì. Strategia? Certo. Ma sul campo dovete dare il cuore, prima del cervello. Non trattenete le emozioni, perché è di questo che è fatto il football. Di emozioni.»

Ho divorato questo libro in un solo giorno. Appena iniziata la lettura non sono riuscita ad interromperla, dovevo sapere cosa accadeva ad Alejandro e Max. Tempo fa lessi un estratto sulla pagina Facebook dell’autrice e da quel momento mi sono imposta di leggerlo. Nonostante sia abbastanza lunga, la storia conquista il lettore.
La nota dell’autrice, riguardante le accuse rivolte all’NFL nel 2011 mi ha colpita molto. Dopo averla letta sarebbe stato impossibile dimenticare un romanzo simile. Il fatto che la scrittrice abbia non solo basato la sua opera su avvenimenti realmente accaduti, ma che l’abbia dedicato ai giocatori, mi ha davvero commossa. La storia di Jandro e Max è unica nel suo genere, proprio per il messaggio che vuole trasmettere.

«E in tutto ciò sa qual è la cazzo di ironia?»
«No. Qual è, signor Santiago?»
«Che io il football lo amo ancora da impazzire.»
La giornalista scosse la testa. «Non capisco. È stato il football a ridurla così oppure no?» […]
«No. Non è stato il football.» Poi Alejandro si protese verso il registratore e schiacciò il tasto rosso. Le sue parole iniziarono a essere registrate. «È stata tutta colpa di quel maledetto gioco chiamato amore.»

L’NFL, la lega professionistica di football americano, è il sogno di molti giovani. Alejandro Santiago è uno di questi. Quarterback della squadra di college football, desidera da sempre avere la possibilità di vivere per il football. Dopo la morte del padre vede nello sport l’unica opportunità di riscatto per la sua famiglia.
Max Mankieviez diviene il coach dei Rays ed è in questo momento che conosce Jandro. Il suo amore per il football e la sua determinazione lo portano indietro nel tempo e gli fanno sperare di poter davvero conseguire una carriera nella lega nazionale. Nonostante la tragica situazione della squadra e della struttura, Max non si fa scoraggiare. L’ultima cosa che vorrebbe è dover allenare una squadra del college per un campionato universitario, ma conoscere Alek cambia tutte le carte in tavola.

Qualunque fosse stato il motivo, doveva trovare il modo di raddrizzare il ragazzo perché, maledizione, vedeva enormi potenzialità in lui.
Disgraziatamente sarebbe stata tutt’altro che una passeggiata.

Malgrado si sia promesso che non si sarebbe invaghito di un giocatore della sua squadra, è impossibile tenere a bada l’attrazione che sente per Jandro.
Alek non si vergogna della sua omosessualità, la famiglia e i suoi amici sono da sempre a conoscenza del suo orientamento sessuale. Al contrario di Max, lui non ha alcun problema ad ammettere che c’è qualcosa tra loro. Le insicurezze e le paure di Max non sono facili da superare e, nonostante egli abbia accettato in parte i suoi sentimenti, non vuole perdere tutto ancora una volta. Alejandro rispetta la sua decisione, benché non ne sia affatto felice.

«Noi siamo solo il prodotto del nostro vissuto, coach. Non esiste un’età in cui si smette di essere vulnerabili o in cui le ferite non sanguinano più. Hai tutto il diritto di non sentirti capace di fidarti. A vent’anni come a trentacinque o quaranta.»

Già una volta Jandro ha perso la persona a cui era più legato e quando comprende che sta per accadere di nuovo non esita ad agire. La sua salute, la nomina a quarterback in una delle squadre più prestigiose… nulla ha valore se paragonato alla possibilità di rendere felice la persona che ama. Anche a costa della sua stessa vita.
Ad introdurre il prologo del romanzo vi è una parte della celeberrima poesia di Joseph Rudyard Kipling. Perfetta per questa storia. Con poche parole l’autrice ci ha già presentato il lungo e tortuoso percorso che i nostri protagonisti dovranno affrontare. La incontriamo nuovamente più avanti nel corso della storia, in riferimento al padre di Alek ed è qui che vediamo quanto questi versi siano perfetti.

Se saprai confrontarti con Trionfo e Sconfitta
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Ho amato Alejandro sin dal primo momento in cui ho letto di lui. La sua determinazione ed il suo coraggio mi hanno colpita. Nonostante sia il più giovane della coppia, non esita un istante a sacrificarsi per ciò in cui crede. La sua passione, che fino a qualche tempo prima era la sua unica ragione di vita, viene lasciata indietro.
Quando arriverete al punto cruciale della storia, vi sembrerà di conoscerli bene. A quel punto capirete che siete solo all’inizio. La loro relazione assume sfumature così diverse dalla prima metà del libro che vi sembrerà di non averne mai abbastanza. Il dolore, il rimorso e il coraggio guidano i protagonisti e lo stile fluido dell’autrice fa sì che il lettore incameri ogni più piccola emozione.

 Respirava, ma non era cosciente.
«Ho bisogno di aiuto!» urlò, questa volta con tutto il fiato che aveva in corpo. «C’è un ragazzo a terra.»
Tornò a guardare Alejandro, accarezzandogli dolcemente il viso e scostandogli le ciocche scure e sudate dalla fronte.
«È il mio ragazzo…» sussurrò. «Va tutto bene, Jandro. Resta con me, non lasciarmi.»
Lo tenne stretto a sé, cullandolo tra le braccia, fino a quando arrivarono i paramedici e glielo portarono via.

Quando arriverete alla fine della storia, vi renderete conto di aver lasciato un pezzo del vostro cuore con Max e Alejandro. La loro non è solo una storia d’amore e ve ne accorgerete.
Quel maledetto gioco chiamato amore” mi ha segnata nel profondo ed è per questo che ne consiglio assolutamente la lettura.
Sono curiosa di scoprire cosa ha in serbo per noi l’autrice nel secondo volume della serie.

5

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