Pubblicato in: recensioni, triskell edizioni

Recensione “Widdershins” – Jordan L. Hawk

51xtwh3nnalTitolo: Widdershins
Autore: Jordan L. Hawk
Editore: Triskell Edizioni
Genere: MM Horror Fantasy
Prezzo: €4,49
Link all’acquisto: Widdershins

SINOSSI

Uno studioso solitario. Un detective privato. E un libro d’incantesimi che potrebbe distruggere il mondo intero.
L’amore è pericoloso. Fin dalla tragica morte dell’adorato amico, Percival Endicott Whyborne ha spietatamente soppresso qualunque sentimento per altri uomini. Preferisce trascorrere le sue giornate a studiare lingue morte nel museo dove lavora. Così, quando l’affascinante ex-Pinkerton Griffin Flaherty lo contatta per tradurre un libro misterioso, Whyborne vuole solo finire il lavoro e sbarazzarsi del detective il più in fretta possibile.
Griffin ha lasciato la Pinkerton dopo la morte del suo partner. Si è messo in proprio, e ora deve investigare sull’assassinio di un giovane benestante. Unico indizio: un libro in codice un tempo appartenuto alla vittima.
Il progredire delle indagini fa avvicinare i due uomini, e il fascino dissoluto di Griffin rischia di far crollare il ferreo autocontrollo di Whyborne. Ma quando la coppia scopre le prove dell’esistenza di un potente culto determinato a dominare il mondo, Whyborne è costretto a scegliere: rimanere da solo e al sicuro, oppure rischiare tutto per l’uomo che ama.

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Un altro bel centro per Triskell Edizioni! Sono rimasti pochi gli editori che puntano sull’urban fantasy e in questo caso siamo di fronte a un libro ancora più particolare visto che il contenuto è un mix di fantasy, horror, poliziesco e storico!
Una nuova serie che mi ha affascinata subito: uno stile accattivante e mai pesante, un libro ricco di misteri esoterici da decifrare che provengono da antiche civiltà ormai perdute.
La serie conta già nove volumi al suo attivo: inutile dire che me li leggerò tutti!
I personaggi sono davvero affascinanti nella loro diversità: un topo da bibliotecha, Whyborne, che sa parlare ben tredici lingue, ma leggerene ancora di più, e Griffin un affascinante ex-Pinkerton ora riciclatosi investigatore privato.
Due uomini che non potrebbero essere più diversi tra loro, ma entrambi straordinari, con un passato doloroso alle spalle dal quale sono fuggiti per potersi realizzare.
Whyborne proviene da una famiglia molto facoltosa, di cui non ha seguito le orme: ha preferito andare contro il volere del padre rinunciando a tutti i benefici della sua famiglia e vivere con il magro stipendio di ricercatore presso il museo Ladysmith. È timido, riservato, molto intelligente e tanto solo.
Griffin al contrario è di umili origini, coraggioso, affasciante, misterioso e non meno intelligente di Whyborne, visto che si sa mimetizzare in qualsiasi contesto sociale, arrivando a farsi passare per un distinto gentiluomo di nobili natali e sembrare un tipico damerino d’epoca!
Una coppia che mi ha ricordato un po’ Sherlok Holmes e il Dottor Watson come stereotipo e ambientazione, ma che poi si discosta totalemente, visto la particolare relazione che si instaurerà tra loro…
Il mondo in cui si muovono Griffin e Whyborne è davvero molto simile alla fine dell’800: ci sono carrozze trainate da cavalli, illuminazione a gas, caminetti a carbone, e in quest’epoca è decisamente sconsigliato vivere alla luce del sole una relazione omosessuale, pena la prigione o l’istituto di correzione.
Whyborne ha sempre cercato di non dare a vedere che il suo interesse era rivolto più ai gentiluomini che alle belle donzelle, ma l’arrivo di Griffin ha scoperchiato il classico vaso di Pandora:

“ Anche se Flaherty non avrebbe potuto scoprire niente di deplorevole, per quanto a fondo potesse esaminare le mie attività, non riuscivo a togliermi dalla mente l’impressione che quegli occhi verdi avessero visto più di quanto intendessi mostrare, quella mattina. Non volevo che gli altri mi guardassero. Volevo essere lasciato solo, nel mio piccolo appartamento e nel mio letto vuoto, che rimase freddo anche quando mi infilai sotto le coperte… Cosa c’era, in Griffin, in grado di mettere alla prova il mio autocontrollo come mai nessuno prima di lui? I suoi occhi brillanti, senza dubbio, oltre ai capelli spettinati e al sorriso malizioso.”

Come potete notare la narrazione è tutta in prima persona da parte d Whyborne, scelta più che naurale visto che è proprio lui la chiave di tutto il mistero che si dipana tra le pagine…
Whyborne è davvero un personaggio particolare, l’ho amato subito, così tenero, non ingenuo ma genuino; ispira tenerezza e protezione, ma che, come da buona tradizione fantasy, sarà lui a salvare il mondo.
Griffin è il classico eroe sfortunato ma che ha saputo rinascere dalle proprie ceneri, che vive in una casa troppo grande per lui, solo e in compagnia di un certo gattone rosso tutto fusa e miagolii insistenti quando è ora di cena!
Un uomo bello che potrebbe avere chiunque lui voglia, che attira sguardi di apprezzamento da parte di entrambi i sessi, ma che ha occhi solo per il timido Whyborne:

“«Sono davvero il primo a guardare oltre l’apparenza fredda e a vedere la passione che brucia dentro di te?»… «Non lo sai? Mi accechi, mio caro, con il tuo fuoco. Lo controlli con tanta attenzione, liberandolo solo quando sei tu a deciderlo, lasciandolo altrimenti a ribollire sotto la superficie. Sei come una bottiglia di ottimo champagne, che brama di essere aperta. Anno dopo anno, la pressione continua lentamente a salire senza potersi liberare. E fin dal giorno in cui ti ho conosciuto, sono riuscito a pensare solo a cosa sarebbe servito per farti… esplodere.» “

La storia d’amore tra i due è ben amalgamata con il resto della vicenda, corrono sullo stesso binario, senza accavallarsi l’un l’altra, un altro motivo che mi ha fatto apprezzare il libro.
La macchina della seduzione messa in moto da Griffin per conquistare Whyborse è molto delicata e accattivante. In Whyborne arde il fuoco della passione che troppo alungo è rimasto sotto la cenere:

“«Ho trascorso più di dieci anni a piangere Leander. Mi sentivo in colpa perché io vivevo mentre lui era morto, così non ho vissuto, non davvero. Mi aggrappavo al passato e al dolore, e non ho mai corso un rischio né colto un’opportunità. Mi sono chiuso in una prigione e ho finto di non avere la chiave.» Eravamo arrivati al cancello di Griffin. Mi fermai, appoggiando leggermente la mano sulle sbarre di ferro. «Poi ho conosciuto un detective impertinente che si è rifiutato di farmi rimanere nella mia comoda cella.»”

Da ultimo voglio dirvi che c’è un personaggio secondario che ho letteralemente adorato, la migliore, nonché unica amica di Whyborne, la signorina, pardon, la Dottoressa Putnam!
Una donna anticonformista per l’epoca, un’egittologa con la carabina sempre carica! Una donna che ha avuto mille porte sbattute in faccia nella società appunto perchè nata donna, che ha voluto un’istruzione e realizzarsi come persona e non come portatrice di gonna! Spero di ritrovarla nei prossimi libri della serie per vedere di scoprire se l’autrice ha modellato la Dottoressa Putnam proprio su sé  stessa!
DANONPERDERE

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